ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

Langhe in bicicletta: borghi, colli e bike hotel che profumano di vino

Che profumo si vorrebbe sentire viaggiando nelle Langhe in bicicletta? Erba, castagne, legna o rose secche? L’odore di un weekend d’autunno in bici è di vinaccia, mosto, nocciole e tartufo. Ma non da sempre. Un tempo era l’odore della riva incolta, scriveva Pavese in La luna e i falò: mele marce, erba secca e rosmarino. Nelle Langhe è una faccenda di odori, ma anche di colori e geometrie. Di colline sospese su un vassoio di nebbie. Di trapezi, losanghe e triangoli di vigne: un reticolo irregolare che riveste creste, bricchi e dorsali come una coperta di patchwork. Coloratissima fino a qualche giorno fa. Adesso asservita alla legge della caducità delle foglie. L’eterno dubbio tra noccioleto e vigneto – rende più l’uno o l’altro? – è il leit motiv del paesaggio, come delle conversazioni. Un tempo c’erano più boschi che vigne. Un rapporto adesso invertito. Il successo del Barolo e del Barbaresco, poi della Barbera, ha modificato il territorio in un paesaggio di desideri dove, grazie a ciclisti e cicloturisti, si è quasi del tutto azzerata la differenza tra numero di visitatori estivi e invernali.

Le Langhe in bicicletta vigneti d'autunno mariateresa montaruli
Foliage autunnale nei vigneti prima di Roddino

Langhe in bicicletta: colline, tartufi e una certa Rita

Si viene per la bicicletta, ma anche per il vino, i funghi, i tartufi. Quel tartufo chiamato bianco d’Alba che Giacomo Morra dell’Hotel Savona di Alba consegnò una sera alle mani di Rita Hayworth. Era il 1949 e si trattava di uno dei più grandi tuberi mai raccolti. La ciclabilità è favorita dal buono stato delle strade e dalla presenza delle tante strutture di ospitalità. La morfologia del territorio, filari di colline ravvicinate e non troppo irte, fa sì che in bicicletta si affronti un continuo saliscendi, ma mai impossibile, mediamente con salite di 2-3 chilometri massimo.

I bike hotel nelle Langhe

Gli alberghi bike-friendly della zona sono racchiusi sotto il marchio-ombrello Cuneo Bike Experience, un progetto finanziato da 2 milioni di euro che ha consentito di attrezzare hotel e agriturismi nella provincia di Cuneo, dotandoli non solo di lavanderia e bike room, ma anche di biciclette proprie. Su questa pagina del sito dell’Ente del Turismo Alba, Bra, Langhe e Roero, appaiono gli altri alberghi che accettano volentieri i ciclisti. Molto attivo sul fronte del cicloturismo è Cicli Becchis di Mauro Macciò, negozio e bike centre di Mondovì e Boves, punto di noleggio e di partenza di tour accompagnati anche in ebike. Tra le altre associazioni che promuovono il turismo in bici: Colpo di Pedale di Bra, Dynamic Centre di Santo Stefano Belbo e Bici in Langa di Alba.

Langhe in bicicletta cascina
Cascina agricola tra Barolo e Monforte

Austere cascine e buona vita

Tra le cantine con alloggio predisposte per l’accoglienza dei cicloturisti, vi segnalo Pecchenino a Dogliani. Minimale e ben recuperata, racconta bene la trasformazione dei vecchi casolari in pietra di Langa in case per ospiti di nuova generazione. Di rado scenografiche, ben inserite nel gran puzzle dei vigneti, con l’infernot, il cunicolo scavato nella nuda pietra che continua, come un tempo, a fare da cantina, le cascine di Langa hanno normalmente i tetti in coppi o in lose; gli archi, le volte e gli angolari in mattoni. Basse e storte, avrebbe scritto Beppe Fenoglio nel racconto La pioggia e la sposa: hanno “i tetti di lavagna, caricata di sassi perché non li strappi il vento,… con un’unica finestra e da quella spioveva foraggio”.

Langhe in bicicletta Bottega del Dogliani ladradibicilette.it
Bottiglie nella Bottega del Dogliani

Le tappe da non mancare

Austera e contadina all’origine, la Langa è adesso associata alla buona vita: ai bolliti, ai formaggi, ai tajarin al burro e tartufi, al semifreddo alla nocciola. Il suo paesaggio è curatissimo e quasi tutto vitato intorno a Barolo, borgo di negozietti e tante enotech dove qualche anno fa è stato aperto un Museo del Vino nel Castello dei marchesi Faletti, l’allestimento firmato da François Confino, già mente creativa del Museo del Cinema di Torino. In bicicletta, sappiate che il terreno che calpestate sul ciglio delle strade qui vale oro. Si è quasi tentati, come per la sabbia nel deserto, di riempire una boccetta e portarsela a casa… Paesino di grazia anche La Morra, pieno di osterie e wine bar, con una ripida rampa che, in centro, porta a un bel balcone belvedere. Fuori porta, nel vigneto Brunate, si trova la coloratissima Cappella del Barolo reinterpretata dagli artisti Sol Lewitt e David Tremlett. A Dogliani, si fa un salto alla Bottega del Vino, sotto le antiche volte dell’ex Convento dei Carmelitani del XVI secolo: alle pareti e su appositi scaffali, in degustazione e in vendita, i vini della Docg Dogliani. Nella cittadina dove il “nonno” Luigi Einaudi (sì, l’Einaudi governatore della Banca d’Italia che fu per 7 anni, dal 1948, Presidente della Repubblica), acquistò, con il ricavo della pubblicazione della tesi di laurea, una tenuta con vigne in posizione spettacolare, un progetto di installazione di colonnine per la ricarica di ebike è sul tavolo del sindaco.

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La guida Mauro Macciò e l’amica Simonetta Cagnazzo tra i ciliegi e i noccioleti dopo Roddino

Verso il mare e la lavanda

Con Mauro Macciò e l’amica Simonetta siamo partiti da Dogliani in direzione di Novello, per un percorso di circa 58 km ad anello, su strada, con 1.135 metri di dislivello, che ho condiviso su Strava. Consiglio anche, opportunamente guidati, di affrontare in mtb o gravel un percorso misto: strade asfaltate a bassa percorrenza e tratti di strade bianche, tra le losanghe dei vigneti. Includendo la strada tra Barolo e Monforte, fattibile anche tra i boschi: uno scorcio di puro godimento paesaggistico, con ciuffi di querceti e castagneti sulla sommità delle colline, i cosiddetti bricchi. Un assaggio della più selvaggia Alta Langa aspetta chi si avventura verso il mare, più a sud. In programma per un prossimo articolo è la traversata Langhe – Mar Ligure via Murazzano e Sale San Giovanni, dove pare fiorisca, d’estate, la lavanda. Non vedo l’ora. Su quella dorsale appenninica tra Piemonte e Liguria pare che Umberto Eco abbia collocato l’abbazia di Il nome della rosa.

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Tra Barolo e Monforte
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