ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

Gravel: come non avere paura delle strade bianche

Chi ha paura delle strade bianche? Quelle strade che, in bicicletta, celano insidie che l’asfalto ha quasi cancellato. Quelle dove le ruote, scrive Marco Pastonesi nel suo ultimo La leggenda delle strade bianche, Ediciclo 2017, “guizzano e svirgolano, slittano e scivolano, sfuggono e scappano”. Quei percorsi “di terra, ghiaia, ghiaino, sassi, sassetti, sassolini, sassacci, argilla e fango” dove le biciclette ritrovano il primigenio rapporto con il cavallo: s’imbizzarriscono e disarcionano dalla sella.

Le strade del ciclismo nascono bianche

“In Francia e Svizzera”, leggo dal bel libro di Pastonesi, “si comincia ad asfaltare nella prima metà dell’Ottocento; in Italia nella seconda”. Le prime a rivestirsi di bitume furono le vie ad interesse commerciale e tra i grandi valichi. Lo conferma La storia dell’asfalto di Gian Luca Lapini. All’inizio, non solo per le biciclette, erano i sentieri sterrati: in Puglia, i tratturi delimitati o meno da muretti a secco dove si “traevano” le pecore nelle due settimane di transumanza da e per l’Abruzzo; in Sardegna c’erano i sentieri dei carbonai: dal Supramonte al mare, dalle foreste del Sulcis alla costa. I sentieri interpoderali separavano i possedimenti agricoli. C’erano mulattiere e carrarecce; sentieri per il contrabbando; antichi cammini di pellegrinaggio che raccordavano santuari e reliquari; strade forestali tagliate nel bosco o nella macchia; piste tagliafuoco, sterrati sugli argini dei fiumi e strade di accesso agli alpeggi. Percorsi di sabbia, argilla, roccia, schegge di calcare: la materia ceduta dalla natura, che uomini e animali calpestavano.

Strade bianche
Strada bianca in provincia di Siena

La rete dei sentieri in Italia

Le strade nascono bianche come sa bene chi ha ideato L’Eroica e come ci ricorda il Tour de France la cui 10° tappa, nel 2018, passerà dal Plateau des Glières, l’altopiano calcareo nel Massiccio dei Bornes, nelle Alpi, su strade di pietrisco. Il CAI, Club Alpino Italiano, rivela che la rete nostra sentieristica è dotata di circa 60 mila chilometri di sentieri mappati, sui 100 mila chilometri totali, tra isole, Alpi e Appennino. “Un patrimonio plasmato dalla fatica”, fruito soprattutto da trekker, chiamato altrove anche greenway o via verde. In Italia, solo la provincia di Siena, con un protocollo d’intesa che prevedeva inizialmente la tutela del percorso permanente dell’Eroica, 205 chilometri di cui 113 su strade sterrate, ha avviato il progetto di censimento delle strade bianche e dei manufatti d’arredo quali fonti, croci, chiese e tabernacoli. La Sardegna, ricchissima di strade forestali spesso sbarrate, ha di recente pubblicato un bando di 20 milioni di euro per il miglioramento e la tutela delle strade vicinali rurali.

Strade bianche polvere
La polvere delle strade bianche in Toscana

La bici gravel

Sui percorsi misti o sulle strade bianche, la bicicletta più duttile è la gravel che, come ha detto Paolo Tagliacarne di Turbolento in una recente serata a tema, da Rossignoli, a Milano, “ha ruote che non impallidiscono davanti allo sterrato”. Mutuato dall’inglese ghiaia, il termine indica le biciclette nate negli Stati Uniti, gravel grinder o gravel bike, dall’incrocio tra una bici da corsa e una bicicletta da ciclocross, pensata per le lunghe distanze delle touring bike. La gravel è la ibrida per eccellenza: con ruote a 32-36 raggi, profilo medio-basso, copertoncini tassellati o stradali con sezioni che variano da 28 a 38 mm, geometrie più rilassate, le pieghe del manubrio leggermente allargate, l’angolo di sterzo più aperto e i freni a disco, pensata per galleggiare sui sassi, attaccare un portapacchi, la borraccia e le luci. In acciaio, alluminio o fibra di carbonio. Lanciata in chiave di marketing per rispondere alla domanda “voglio una bici che possa fare tutto”, è la bici più versatile che ci sia per viaggiare. La rete ciclabile italiana, non tutta d’ispirazione altoatesina o trentina, province in cui le ciclabili sono prevalentemente asfaltate, è decisamente mista. Lo sterrato è spesso in agguato e non bisogna averne paura.

I prossimi raduni sulle strade bianche

Per invitare i ciclisti a mettersi alla prova, Paolo Tagliacarne propone il 28 ottobre la Gravel dei Navigli, l’edizione zero del Cinelli Gravel Day, il primo raduno internazionale Cinelli: 148 km, in partenza da Milano, attraverso il Parco Agricolo Milano Sud e il Parco del Ticino, con lunghi tratti sterrati. L’appuntamento, per chi ha una bici Cinelli o con un componente Cinelli o è invitato da un amico che risponda a questi requisiti, è alle 8 alla Chiesetta di San Cristoforo sull’Alzaia del Naviglio Grande. Gli sterrati saranno “in agguato” tra Turbigo e il Parco del Ticino fino al Ponte delle Barche di Bereguardo e Morimondo. Il 4 e 5 novembre, a Bagno Vignoni, è la volta dell’ultima tappa del Gravel Road Series, il primo circuito nazionale di gare gravel, settore da solo un anno regolamentato dalla Federazione Ciclistica. Si tratterrà di un percorso non competitivo di 80 km di cui il 75% su strade bianche, con bike test il giorno prima e Specialized come sponsor principale. Il 12 novembre, la gravel sarà protagonista della Ciclo Colli a Tolentino, nelle Marche. Tre buone occasioni per imparare a galleggiare sullo sterrato senza averne paura.

strade bianche
Ciclisti Turbolento sugli sterrati del Parco Agricolo Milano Sud
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