ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Lofoten: in bicicletta con il Sole di Mezzanotte, tra monti alpini e spiagge che ricordano le Seychelles

Ho un sogno: andare a pedalare alle Lofoten. Andarci in bicicletta d’estate, quando l’aurora boreale, per la troppa luce, non è più visibile, e il Sole di Mezzanotte, una biglia incandescente che rotola lenta sull’orizzonte, ti tiene sveglia cambiando le ore del corpo. In queste 5 isole della Norvegia 383 km a nord del Circolo Polare Artico, con le strade asfaltate e per lo più in piano, si ha l’impressione di pedalare al cospetto di montagne che paiono Alpi, affacciate a fiordi e spiagge che sembrano appartenere alle Seychelles. Pur così a Nord, quest’arcipelago sa di Tropico. Non perché si suoni la salsa o si beva il mojito. Le pennellate verde-turchese-cristallo sull’oceano, la sabbia impalpabile e gli scogli di granito altro non sono che il lascito dello sgretolamento, a 200 km a ovest, della più intatta barriera corallina del mondo: un mondo sommerso di 40 km di lunghezza, sconosciuto ai più perché a 300-400 m di profondità, scoperto solo una quindicina di anni fa.

Lofoten in bicicletta: qui si pedala a mezzanotte

In bicicletta bisogna tener conto dell’incognita meteo, dell’eventuale presenza delle nuvole basse, del traffico sulle strade strette che s’impenna a giugno e luglio dopo il Solstizio d’estate. Bisogna prenotare hotel e guesthouse con grande anticipo, anche a marzo. Eppure, non esistono posti altrettanto magici dove puoi andare in bicicletta a mezzanotte. Con il Sole. Catturati come da un incantesimo: l’energia trasmessa dalla luce. Un viaggio in bici che non si può dimenticare.

Rorbu, case di pescatori, alle Lofoten
Infilata di rorbu, le case di pescatori trasformate in case vacanze

Il museo dello stoccafisso

Il Sole è ancora alto sull’isola di Austvågøy, la prima a nordest e la più grande delle Lofoten, dove il porticciolo medievale di Storvågan, il primo costruito a nord del Circolo Polare, custodisce nel Lofot Museet le tracce dell’epopea dello stoccafisso. Una baracca di legno affacciata alla baia, un focolare, due reti e quattro assi per riposare, racconta che qui vivevano, dormendo nello stesso letto, falegnami e pescatori. La strada termina nel Nyavågar Rorbuhotel, un hotel diffuso di casette di pescatori (rorbu) affacciate al fiordo, la vasca esterna con l’acqua sempre calda per l’idromassaggio artico.

Kaviar Factory, spazio di arte contemporanea alle Lofoten
La Kaviar Factory trasformata in spazio d’arte contemporanea, ph. Susy Mezzanotte

Spiagge che sanno di Tropico

Sull’isola, si ha un primo assaggio di spiaggia artica che sa di Tropico a Rørvik. La notte di San Giovanni, su una distesa di sabbia bianca, acqua gelida e scogli che paiono dorsi di balena, si accendono i falò. I graticci per l’essiccazione del merluzzo paiono sculture di una bellezza arcaica. Il norvegese Per Barclay li ha utilizzati per la serie fotografica Lofoten Different Lights che ha inaugurato la Kaviar Factory nel bel paesino di Henningsvaer, uno spazio per l’arte contemporanea ricavato in una fabbrica del “caviale” locale, ovvero la pasta di uova di merluzzo che si spalma sul pane ai bambini. Praticamente la Nutella del Nord.

Spiaggia di Leitebakken sull'isola di Vestvågøy, Lofoten
La spiaggia di Leitebakken sull’isola di Vestvågøy

Osservare il Sole di Mezzanotte

Il Sole di Mezzanotte che qui si racconta afrodisiaco si va ad osservare in luoghi come Eggum, sull’isola di Vestvågøy dove, superata una costellazione di spiaggette e isolotti, uno sterrato porta a un vecchio fortino, postazione radar della British Intelligence nel 1944, poi alla solitaria installazione dello svizzero Markus Raetz, la stilizzazione di una testa di granito con lo sguardo rivolto a nordovest, al sole che non tramonta. Magnifica nel suo isolamento, Testa è una delle installazioni site-specific collocate per Artscape Nordland in tutta la Norvegia settentrionale. Un progetto di qualche anno fa: il dialogo tra paesaggio, osservatore e opera d’arte, esposto al divenire di luce e stagioni.

spiaggia di Hovsund, Lofoten in bicicletta
La spiaggia di Hovsund, ph. Susy Mezzanotte

Bagno artico

L’ambiente diventa alpino nella zona di Utakleiv, sempre sull’isola Vestvågøy: capre al pascolo, spiazzi erbosi e grandi massi lisci srotolano da un anfiteatro di montagne. Qui, affacciate allo Steinsfjorden, sfilano le spiagge di Leitebakken e di Haupland (più volte votata la più bella della Norvegia): acqua verde smeraldo, pareti scoscese, tracce di onde che paiono segni di land art. Tuffarsi è un attimo. La notte replica il giorno alle Lofoten. Così tutto pare fattibile. Mi sono scaldata fino a bruciare in una sauna, per poi correre nell’acqua gelida. Solo un tuffo sonoro. Senza nemmeno un pensiero.

paesaggio delle Lofoten

Come sulle Alpi

Sulle spiagge artiche si arriva in bicicletta poi si passeggia. Si cammina anche in montagna, con una guida o una mappa, perché i sentieri non sono segnati. In termini di vento e temperatura è come essere a 2000 metri sulle Alpi. Ci troviamo invece tra i sorbi e le betulle del Nord. Tra muschi, licheni, foltissime felci.

Il villaggio icona

Nujfjord, più a sud, è il grande attrattore dell’isola di Moskenesøy. Il villaggio di pescatori si allunga su una baietta con le sue rorbu (case di pescatori). Quelle originali, da affittare barchetta a remi inlclusa, risalgono al 1850. La vasca di acqua calda montata sulle rocce, nel dèhors ripensato del ristorante Karolina, è un’installazione site specific degli studenti della Facoltà di Archiettura e Design di Oslo. Non c’è altro. Solo un emporio per comprare guanti di lana.

 Il villaggio di Nujfjord alle Lofoten con installazione site specific
Il villaggio di Nujfjord con un’installazione site specific sulle rocce, ph Susy Mezzanotte

Il primo telegrafo

Più a sud il paesaggio diventa drammatico. L’oceano penetra dappertutto in un ricamo continuo di terra e fiordi. La dorsale dei monti occlude la vista del Sole di Mezzanotte, ma non la sua luce. A Reine, altro paese must dell’arcipelago, si cena al Gammelbua, ex emporio di pescatori con un menu di zuppa di pesce, balena marinata e l’mmancabile baccalà. In bicciletta si puà proseguire fino al Museo del Telegrafo di Sørvågen aperto dal figlio dell’ultimo telegrafista: con gli spinotti del primo ‘900, le sonerie trillanti, il telegrafo con cui si stabilì, nel 1906, il primo contatto senza fili del Nord Europa. Poco lontano, in una scarpata di cespugli prima del villaggio di Hamnøy, la spagnola Cristina Iglesias ha scolpito in una fenditura nella nuda roccia una stilizzazione a rilievo chiamata Foglie di Alloro. Un motivo che si ripete come in una tessitura. Un paesaggio nel paesaggio, difficile da trovare. Il sito non è segnalato. E non vi dico come ci si arriva. Seguite il richiamo. Ogni cosa è davvero illuminata.

Informazioni utili per programmare un viaggio in bici:
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