ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Cosa serve al cicloturismo? Piste ciclabili o strade secondarie a bassa percorrenza?

Ho letto un post su Facebook in cui l’amico Simone Scalas, guida cicloturistica e fondatore di Mediterras, si interrogava su: cosa serve al cicloturismoRipropongo alcune delle sue risposte per introdurre un tema a me caro quanto provocatorio: la relazione pericolose tra piste ciclabili e cicloturismo. Il post iniziava così:

Servono le piste ciclabili per sviluppare il cicloturismo?

“Anche. Le piste ciclabili servono prima di tutto alla mobilità urbana e nelle grandi aree metropolitane. Permettono ai cicloturisti di arrivare o partire direttamente dalla città. Le destinazioni con piste ciclabili largamente utilizzate anche per il cicloturismo, il Danubio, l’Elba, la Loira e gran parte dei Paesi Bassi, hanno la caratteristica principale di essere pianeggianti. Di conseguenza, attraggono un segmento specifico del cicloturismo: cicloviaggiatori in bici da trekking o da turismo che cercano percorsi facili, con distanze giornaliere non troppo lunghe”.

cicloturismo ciclabile della Loira
Un tratto delle ciclabile della Loira con installazioni artistiche

È questo il modello cui far riferimento?

I fondi per la progettazione e realizzazione di piste ciclabili, resi disponibili dalla Legge di Stabilità e i suoi emendamenti, sembrano indicare che sì, questo è il modello cui ci si vuole ispirare. Eppure la morfologia del nostro territorio, costituito per due terzi da colline e montagne, sembrerebbe suggerire anche dell’altro. “Chi fa cicloturismo in bici da strada” continua Simone, “cerca territori con rilievi: la Costa Brava, la Toscana, la Provenza, le Dolomiti, le Canarie, le Baleari, perfette per chi vuole pedalare tanto”.

In queste destinazioni si usano le piste ciclabili?

“Tendenzialmente no. I ciclisti con le bici da corsa preferiscono strade con un buon fondo e bei panorami, a bassa densità di traffico”.

cosa serve al cicloturismo?
Fonte: Manuale della ciclabilità, progetto Interbike Italia-Slovenia

Perché queste destinazioni hanno successo, pur non avendo piste ciclabili?

“Hanno facilità di accesso e buoni collegamenti; pulizia nelle strade (in alcune regioni d’Italia, non c’è tour dove non mi chiedano il perché di così tanta immondizia nelle strade. Immaginate di invitare qualcuno a casa vostra: la prima cosa che fate è pulire la casa); hanno cura del paesaggio e dei paesi: in una parola, salvaguardano l’identità e la bellezza; fanno comunicazione e promozione in modo continuativo, non legate a episodi sporadici come il passaggio del Giro d’Italia”.

Il cicloturismo è un motore economico

Il cicloturismo nelle sue molteplici forme è una delle espressioni più innovative dei cambiamenti in atto nell’industria del turismo sempre più orientata verso tematismi, esperienze green, brevi e autentiche. In Italia, dopo lo sci, il ciclismo è il segmento più forte del turismo sportivo nazionale e internazionale. Nel nostro Paese il turismo sportivo vale 42 milioni di presenze per 5 miliardi di euro di impatto economico (Unioncamere 2014). La componente trekking-escursionismo-ciclismo in questo ambito vale il 33%.

cosa serve al cicloturismo? Marche in bici
Strada secondaria nelle Marche, con l’amico Mauro Fumagalli di Marche Bike Life

In Italia il cicloturismo vale solo 2 miliardi

La Commissione Europea stima che il cicloturismo praticato sulla rete dei percorsi Eurovélo genera una ricaduta economica di 47 miliardi di euro l’anno. Combinando i parametri chilometri percorsi in bicicletta per persona in un anno, numero di biciclette per ogni 1000 abitanti, biciclette utilizzate quotidianamente come mezzo di locomozione principale, percentuale di utilizzo della bicicletta rispetto a tutti i tipi di trasporto, l’Italia risulta 17° nell’analisi European Cycle Route Network 2012. Nel nostro Paese, 26 milioni di biciclette hanno a disposizione 3.200 km di ciclabili; in Danimarca, 6 milioni di bici circolano su 3.700 km di ciclabili. Il tasso di ciclabilità è stimato intorno al 3,8%. Il valore del cicloturismo è di soli 2 miliardi di euro rispetto agli 11 della Germania e ai 7 della Francia. Eppure siamo il primo paese produttore di biciclette in Europa, con una quota di mercato del 18% (fonte: Le vie del ciclista sono infinite, di Luca Bonechi, Verso gli Stati Generali della Mobilità Nuova, Pesaro, settembre 2017).

Eppure, restiamo oggetto di desiderio

Oggetto di desiderio di moltissimi cicloturisti stranieri, il nostro territorio è penalizzato da:

  • penuria di ciclovie ben segnalate e di cui siano disponibili mappe, informazioni online e negli uffici turistici;
  • dalla scarsa propensione a progettare ciclabili o ciclovie in chiave interregionale o nazionale;
  • dal “vuoto” che si crea, al confine di un territorio comunale, provinciale o regionale, quando piste ciclabili, ciclovie e informazioni relative si interrompono improvvisamente;
  • assenza di un sito internet esaustivo e ben fatto sull’Italia in bicicletta.

Il cicloturista secondo l’Enit

I cicloturisti, leggo nel rapporto Enit sul Mercato del Cicloturismo in Europa, un’analisi di benchmarking realizzata con il coinvolgimento delle sedi europee, “cercano solitamente standard e livelli di comfort medio-alti e optano per alberghi da 3 stelle in su: la classica struttura alberghiera (20,5%), l’agriturismo (19,5%), il b&b (18,5%), l’appartamento (14%), il campeggio (8,5%) e il camper (11%).

I punti di forza di una vacanza cicloturistica in Italia:

  • clima favorevole
  • bellezza e varietà dei paesaggi
  • ampia offerta culturale
  • enogastronomia
  • ospitalità
cicloturismo: caratteristiche di ciclovia
Fonte: Manuale della ciclabilità, progetto Interbike Italia Slovenia

I punti di debolezza:

Cosa serve dunque al cicloturismo?

Forse uno spostamento di focus dalle ciclabili alle strade a bassa percorrenza di traffico? Quelle Strade chiamate Zitte già anni fa da Paolo Tagliacarne, fondatore di Italian Velo Tours? Per la definizione di strade senza o con poco traffico motorizzato vedi anche il mio articolo sulle Parole utili a chi viaggia in bici sfuggite al Piano della Mobilità Ciclistica. Anche l’analisi condotta dall’Enit, come si vede nei Punti di debolezza, prende in considerazione le sole piste ciclabili. Un errore di valutazione macroscopico.

Il punto dolente dell’intermodalità

Per sviluppare il cicloturismo “serve affrontare in modo corretto il tema dell’intermodalità” commenta Giulietta Pagliaccio, presidente Fiab, “bisognerebbe essere in grado di spostarsi bici al seguito con i mezzi di trasporto per poter giungere dove si desidera pedalare”. Buone pratiche, in questa direzione, si osservano prevalentemente in Trentino e Alto Adige dove la formula treno + bici, come nella stazioncina di Mostizzolo sulla ciclabile della Val di Sole, nella foto di copertina, è comune e diffusa. Da notare anche che gli aeroporti italiani non dispongono di un servizio di vendita di bike box, gli scatoloni per imballare le bici per il trasporto in aereo, né di depositi bagaglio dove questi scatoloni possano essere lasciati, all’arrivo, a prezzi ragionevoli.

Accesso facile alle città

Per sviluppare il cicloturismo serve anche, aggiunge Giulietta, “pensare all’accessibilità in bici delle città. Bisognerebbe poter pedalare in sicurezza, arrivare a un parcheggio protetto, in un albergo che sappia accogliere i cicloturisti. Il cicloturismo è un’opportunità economica da cogliere anche per le città minori. Se è difficile entrare in una città, si passa oltre”.

La riscoperta delle strade secondarie

Un barlume di luce giunge dal progetto Parco della Mobilità Dolce di cui mi parla da Siena il suo autore, Luca Bonechi, da 4 anni presidente di A.R.I, Audax Randonneur Italia, che raccoglie le 107 società che, da Merano a Siracusa, organizzano randonnée, gli eventi ciclistici non competitivi di 100-1600 km. “Preso atto che alle infrastrutture ciclabili si  stiano destinando risorse notevoli per una rete che vedrà la luce tra 20-40 anni, da randonneur e grandi conoscitori di strade, ci siamo chiesti in che modo potevamo dare un contributo al cicloturismo. In questi anni abbiamo tracciato circa 40.000 km di strade secondarie a traffico promiscuo in tutta Italia, il più possibili sicure e godibili”.

Il progetto Riciclovie

Nasce da qui l’idea di catalogare queste strade a bassa percorrenza all’interno di un progetto chiamato Riciclovie: “una rete di salvataggio e di cura delle strade a basso traffico da destinare al cicloturismo”. Una specie di catasto nazionale basato da una griglia precisa di valutazione cui attingere per proporre percorsi pedalabili da tutti: su strada al 95%, su strade bianche in piccola percentuale.

cicloturismo: strada secondaria Chianti
Cislista del tour operator InGamba nel Chianti, su strada a bassissima percorrenza

La Toscana fa da pilota

La zona pilota, per Riciclovie, è la Toscana del Chianti, delle Crete Senesi, della Val d’Orcia e della Val di Chiana in cui i comuni hanno finanziato uno studio di fattibilità. In primavera, Bonechi prevede di avere accesso, con i Gal, a bandi Leader. Il progetto ha messo a punto una griglia di parametri che valuterebbero le strade e un prototipo di segnaletica ispirata a quella svizzera. L’individuazione del migliore itinerario di percorrenza da parte del cicloturista avverrà attraverso app, sito dedicato e cartine su cui verranno anche segnalati i servizi al cicloturista. Tra i parametri:

  1. il grado di percorribilità,
  2. le caratteristiche fisiche (stato e tipologia della strada, fondo, larghezza carreggiata),
  3. le caratteristiche tecniche (stato di manutenzione)
  4. l’entità del traffico,
  5. la godibilità paesaggistica,
  6. la rilevanza storico-culturale,
  7. la presenza di servizi rivolti ai cicloturisti.

Il progetto a me è piaciuto tantissimo. Prevedo paradossalmente che, almeno nella mia testa, la relazione pericolosa tra piste ciclabili e cicloturismo diventi sempre più insidiosa. Dangereuse come nel libro e film. Piena di spauracchi come in questa foto.

cicloturismo: spaventapasseri in val di sole
Percorso ciclabile in Val di Sole, Trentino
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