ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Fareste mai sesso dopo una lunga pedalata in bici?

Fare sesso dopo una pedalata in bici da corsa? Mai! La risposta è comune tra le amiche cicliste. Eppure è risaputo che andare in bici aumenta il desiderio sessuale: crea spazio mentale, favorisce il rilascio di endorfina e serotonina, i neurotrasmettitori del benessere. Qualcosa non torna.

sesso dopo la pedalataLe donne che vanno in bici, specie su sellini da corsa, lamentano spesso di soffrire di cistite che in realtà, nella maggior parte dei casi, cistite non è. Si tratta piuttosto di vulvodinia, “un’infiammazione delle fibre nervose del vestibolo della vagina”, spiega la dottoressa Stefania Piloni, ginecologa esperta di medicine naturali, sostenitrice di Viva, la prima associazione di donne che combattono per vincere la vestibulite vulvare. “L’infiammazione dei tessuti posti alla sua entrata provoca la contrazione di tutta la muscolatura perineale e alcune volte può sfociare provocare un’importante e dolorosa nevrite”, una condizione non favorevole ai rapporti sessuali né alla bicicletta.

Il responsabile della vulvodinia è il nervo pudendo “composto di tante diramazioni che giungono al territorio vaginale, clitorideo e perianale, solitamente preposto a scatenare sensazioni di piacere. Infiammato, irradia invece un forte fastidio, bruciore e dolore in tutta la zona pelvica”.

Sesso dopo una pedalata o rifiuto?

La causa principale è sconosciuta. Certo è che un abbigliamento troppo attillato, un eccessivo sfregamento con la sella della bici, l’uso di detergenti aggressivi e la cistite ricorrente non aiutano. “I suoi sintomi sono: dolore durante i rapporti, gonfiore e prurito vulvo-vaginale, rossore e conseguente formazione di “taglietti” sulle mucose”. Naturalmente anche dolore ad andare in bicicletta.

Di solito la vulvodinia non è riconosciuta. Viene interpretata come cistite e rifiuto dei rapporti sessuali per motivi “psicologici”: mancanza di accoglienza e di desiderio.

Gli sport sconsigliati, ahimè, sono la bicicletta e l’equitazione. Per il cavallo, nota la Piloni, “meglio la sella all’inglese”. Per la bici, visto il tema di questo blog, dobbiamo inventarci qualcosa.

In teoria, la vulvodinia si cura con stretching muscolare attivo, massaggi con oli o creme lenitive, sedute di terapia antalgica con sonda ostetrica – purtroppo effettuate in pochissimi ospedali o studi ginecologici – e antinfiammatori specifici. Talvolta migliora all’aumentare della frequenza dei rapporti sessuali, se non troppo dolorosi, mantenendo elastici i tessuti. In pratica, però, più si va in bici, più si è soggetti a recidive. Una cattiva notizie per le donne della bicicletta.

coppia in bicicletta in Val di Fiemme
Pedalata di coppia in Val di Fiemme

Attenzione a sella, depilazione e fondello

Quindi, sì, tanto vale fare comunque l’amore dopo una pedalata… Indossando pantaloncini con il giusto fondello. Evitando anche la depilazione alla brasiliana: per la bicicletta deleteria! Magari dopo aver “cavalcato” una sella dalle misure giuste, dove la pressione sulla vulva è minore, che abbia una fenditura nel mezzo o un foro di alleggerimento della pressione. Le ultime ricerche sulle misure della sella affermano che la distanza tra le ossa ischiatiche femminii che in bicicletta devono sostenere il peso della colonna vertebrale non è necessariamente maggiore che neglio uomini. Mediamente, la larghezza degli ischi, nella donna, supera di soli 2 centimentri quella degli uomini. Ma attenzione: a fianchi larghi non corrispondono necessariamente ischi larghi. Quindi, per individuare la giusta sella, evitare vulvodinia e mal di sella, è bene conoscere la misura delle proprie ossa ischiatiche e regolarsi di conseguenza. Rivolgetevi a un rivenditore che abbia lo “sgabello” adatto per misurarle.

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