ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Le isole del ciclismo: 10 motivi per andare in bicicletta a Lanzarote

La dolcezza degli Alisei che soffiano da nordest non basta a mitigare la sua durezza. La presenza di camini detti “arabi”, con il tettuccio a turbante, sui piatti tetti bianchi, e quella dei muretti di pietra lavica che proteggono la vite dai venti non le impartiscono un fascino esclusivamente rurale. Così come 7 giorni di pioggia l’anno non spezzano, al cambiare della luna, il ritmo lento di un’eterna primavera. Ditemi quale ciclista o cicloturista non desidera pedalare immerso in un’eterna primavera, chi non vorrebbe allenarsi in bici a Lanzarote.

Estrema, lunare e austera, come era diventata la scrittura del portoghese José Saramago negli anni tra il ’93 e il 2010 in cui ha vissuto nella casa di Tias, Lanzarote, nell’arcipelago della Canarie, è scenografica come pochi altri posti al mondo: disegnata da ceneri e canaloni di lava e dal profilo di 236 vulcani, è conficcata nell’oceano a 125 km dalla costa africana e spruzzata di una polvere di licheni bianchi formatasi dopo le ultime eruzioni nel XVIII secolo. In bicicletta il paesaggio ti avvolge senza filtri e sconvolge con il suo fascino.

Questo è il motivo per cui tanti training camp, bike academy o semplicemente viaggi in bicicletta sono organizzati a Lanzarote, una delle isole del ciclismo più gettonate per l’inverno. I tour organizzati o individuali percorrono strade asfaltate e a bassa percorrenza di traffico coprendo in una settimana tutta l’isola. Ecco, allenamento in bici permettendo, i luoghi da non perdere.

viaggiare in bicicletta a Lanzarote, strada asfaltata

10 motivi per viaggiare in bici a Lanzarote

1. La casa dello scrittore José Saramago

Nella cucina della casa di José Saramago, la tavola è sempre apparecchiata con le tovagliette all’americana perché un caffè, come desiderava lo scrittore, non lo si nega a nessuno. Dalle finestre si intravede tra le palme, i carrubi, i melograni, la Sierra de los Ajaces, all’estremità meridionale dell’isola dove nel 1400 sbarcarono i primi conquistatori guasconi. All’interno della casa-museo, tra i quadri e i 15 mila volumi della biblioteca, ci sono gli orologi fermi alle 4 del pomeriggio, l’ora in cui Saramago, Nobel per la letteratura nel ’98, aveva incontrato a Siviglia Pilar del Rio, futuro amore, traduttrice e moglie che ancora torna qui e “vive” la casa.

2. La casa-rifugio dell’architetto César Manrique

A Lanzarote, sotto un sole che è già africano, era nato e vissuto anche l’eclettico architetto César Manrique, artefice, negli anni Settanta, della riqualificazione dell’isola: un progetto creativo all’insegna dell’integrazione delle nuove architetture con i fichi d’India, l’aloe e il magma che aveva ridisegnando la morfologia dell’isola. Era il 1966. L’isola rivestita per tre quarti di lava era abitata da cammelli che trasportavano gli acini di malvasia e dai contadini che raccoglievano coccinelle per ottenere il rosso carminio. Nella Pantelleria dell’Atlantico, Manrique fece della propria casa-studio il manifesto del binomio arte-natura che avrebbe poi trasferito altrove.

A Tahiche, a nord del capoluogo Arrecife, inserita in una geometria di viti e muretti a secco, l’abitazione-rifugio, oggi aperta alla visita, trovò le sue fondamenta in un fiume di lava da cui erano scoppiate cinque bolle vulcaniche. Le sculture di ferro rompono le onde sonore del vento, le curve del terreno delimitano i volumi, le palme e i fichi d’India convivono con le vecchie cassapanche. All’interno ci sono i quadri afro dell’amica tedesca Gretel Brand, la collezione di disegni e le fotografie in bianco e nero che ritraggono l’andirivieni dei cammelli nei campi. A dire che questa è quasi Africa.

3. Il Giardino di cactus

Alla stessa ricerca è improntato il Giardino di cactus di Guatiza, più a nordest. Una serie di spettacolari terrazzamenti basaltici ricavati intorno a un mulino fanno da habitat a 9700 piante e 1420 specie: uno spartito di rami, spine e foglie che onora l’euforbia canariensis come l’opuntia messicana. Nelle vicine piantagioni di fichi d’India avviene la raccolta, in autunno, della coccinella che colora il bitter Campari. O almeno, così raccontano.

4. La vista sull’isola di Graciosa

Più a nord, sulla costa orientale, nella zona vinicola del Malpais de la Corona, aprono le grotte sprofondate di Jameos del Agua che Manrique, nel 1976, trasformò in lounge bar con auditorium e pista da ballo. Identico destino per il Mirador del Rio, un belvedere a 400 metri di altezza con vista sulla remota isola di Graciosa (4 vulcani, pochi fuoristrada, bici in affitto e 400 abitanti) dove l’architetto disegnò un bar con vetrate panoramiche tutt’uno con la roccia.

5. Il Parco Nazionale di Timanfaya

Questi luoghi vanno inseriti senz’altro in un carnet di viaggio. Come il Parque Nacional de Timanfaya, la surreale terra rovesciata a nord del paesino di Yaiza, plasmata dalle eruzioni vulcaniche tra il 1730 e il 1824 che generarono gli attuali “mar de lavas” e “ruta de los vulcanos”, una meraviglia paesaggistica ocra-nero-rosso mattone da attraversare, mollando momentaneamente le biciclette, con il bus del parco o a piedi, accompagnati da un ranger sulla Ruta de Termesana (2,5h) o lungo la più pericolosa Ruta del Litoral (5h) le cui rocce taglienti sono talvolta bagnate da onde anomale. Questa è la terra in cui fu girato 2001 Odissea nello spazio.

6. In bicicletta tra le cantine

La vista inquietante della lava nerissima si discioglie nell’assaggio di una malvasia che sa di sole, di Alisei e di vulcani in una delle cantine nella zona di La Geria, al centro dell’isola, meta sicura di almeno una giornata di pedalate. Questo è un paesaggio incantato: le vigne non toccate dalla filossera sono piantate in “scodelle” di ceneri solidificate, protette dai venti da muretti in pietra lavica, le radici che si sviluppano come ombrelli, in orizzontale. La bodega El Grifo, a Masdache, ha un museo del vino i cui soffitti furono costruiti con le travi recuperate da navi naufragate.

La cantina Stratus, eccellente nel design delle bottiglie (fuori misura per l’altezza, con il collo che rievoca il profilo dei vulcani e la cera lacca che sigilla il tappo di sughero) e modernissima negli impianti, ha un ristorante ricavato sotto le volte di una vecchia cisterna e una bottega con le specialità locali (marmellata di fico e di fico d’India, formaggi di capra, pesto di coriandolo o di peperoncino piccante, un liquore di moscato che vale l’assaggio). Questa è la cantina dove, in giugno, in terrazza, si tengono i concerti della bella manifestazione musicale Sonidos Liquidos. La vicina cantina Rubicon conserva, nella parte antica, una trave arrivata nel 1600 dall’Avana. La sua cisterna fu costruita con pietre basaltiche tenute insieme da calce mescolata al latte di capra usata.

7. Il mercatino della domenica

La domenica, programma di bicicletta permettendo, si fa un salto al paesino di Teguise, più a nord, l’antico capoluogo che ha conservato le architetture del tempo che fu e che, nel fine settimana, si trasforma in teatro di un affollatissimo mercato delle pulci.

8. In mtb

A Lanzarote è stata mappata la Mountain Bike Route: sei tappe che attraversano l’isola per tutta la sua lunghezza, che totalizzano 206 km e con un dislivello di oltre 3.000 metri.

9. Il più bel tramonto

Al tramonto è consuetudine a Lanzarote ritrovarsi nel villaggio di pescatori di El Golfo, sulla costa occidentale, per un bicchiere di malvasia davanti all’oceano che si frange robusto sulle rocce. L’after hour si trascorre a Playa Blanca, a sud, nella nuova Marina Rubicon, con vista sulle barche a vela, facendosi cullare da uno degli svariati cocktail al gin dei tanti lounge bar.

playa del papagayo lanzarote
La Playa del Papagayo

10. La più bella alba

All’alba non c’è niente di meglio che la remota Punta Papagayo, nell’estremo sudest, raggiungibile con uno sterrato di circa 600 metri che termina in tre mezze lune di sabbia magicamente sposate all’oceano. Questo deserto lunare affacciato alla disabitata Isla de Lobos riporta al fascino prepotente della natura vulcanica. Quel sentire primitivo che a Lanzarote ha assoggettato l’arte. L’arte che l’architetto Manrique volle senza alcun dubbio al servizio delle colate di lava. Non perdetela quest’alba. Vi rimarrà negli occhi. Come Lanzarote tutta.

Dimenticavo, a Lanzarote c’è anche una pista ciclabile di 20 km che collega Puerto del Carmen a Costa Teguise. Scorre lungo la costa, a tu per tu con l’oceano. Quando si è stanchi dei vulcani…

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