ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

Caffè e bicicletta: una relazione d’amore?

La buona relazione tra caffè e bicicletta è presto spiegata: 1. La caffeina ha un effetto fisiologico positivo sulla pratica degli sport aerobici: aumenta i riflessi, aiuta la memorizzazione a breve termine e innalza la soglia di percezione della fatica e del dolore. 2. La pausa caffè è un momento di puro piacere a metà di un giro o di un allenamento in bicicletta. 3. I bike café diffusi in buona parte del mondo sono il luogo dove si annida e nutre la cultura della bici: non c’è ciclista che non li voglia frequentare.

Di caffè e bicicletta mi sono messa a chiacchierare con Andrej Godina, “caffesperto” – una voce che l’Accademia della Crusca sta considerando di inserire nel vocabolario della lingua italiana -, assaggiatore professionista di caffè espresso, consulente su tutta la filiera, dalla piantagione alla tazzina fumante, formatore presso la ONG tedesca Starkamcher, nonché autore, per Medicea Edizioni di Firenze, di Un caffè in Veneto, appena pubblicato. Triestino di nascita, di stanza a Mannheim dove, come scrivo qui è stata inventata la prima bicicletta della Storia, Andrej mi ha parlato dal Giant St. Paul’s di Londra, un bike cafè per “ciclisti appassionati”.

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Andrej Godina, “caffesperto”

Caffè e bicicletta: come si riconosce un buon caffè

Andrej, che cos’è un buon caffè? “E’ un caffè esente da difetti sensoriali e organolettici: non sa di muffa, terra, legno, medicinali, gomma. In termini tattili non deve rilasciare sensazioni di astringenza e amaro intenso. La crema, ciò che definisce l’espresso, deve essere compatta, spessa e persistente nel tempo: deve durare per almeno 2-3 minuti e non deve lasciar intravedere il liquido nero. Se ciò accade bisogna chiedere al barista di rifarlo. Al naso deve rilasciare profumi piacevoli: fiori, gelsomino, pesca, albicocca, prugna, ciliegia. O sentori ancora più ricercati come i frutti di bosco, il mango, l’ananas e la papaya. Odori che dipendono dall’altitudine della piantagione, dalla caratteristica della varietà botanica e dai processi di lavorazione del chicco”. Dallo stress cui è sottoposta la pianta, a seguito dei mesi di siccità, con le prime piogge nasce invece il fiore del caffè con il suo leggero profumo di gelsomino, di cui mi aveva parlato già il grande fotografo Sebastiao Salgado, come racconto qui.

Caffè in borraccia

Un caffè di alta qualità deve essere sufficientemente dolce – non dovrebbe richiedere l’aggiunta di zucchero -, leggermente acido, ma non aspro e poco amaro. Da degustare prima con gli occhi, poi con il naso e il palato. Da mettere, consiglia Andrej, anche nella borraccia: “in tal caso sceglierei il caffè a filtro che contiene più caffeina dell’espresso, dolcificato con il miele e abbinato, in bicicletta, a snack di frutta secca o barrette”.

Caffè non solo in bicicletta

Impegnato attualmente con la ONG Starkamcher a formare giovani disoccupati per lavori nel mondo del caffè, Andrej ha corso in bici, da amatore, per 10 anni. I suoi libri Un caffè in Toscana, del 2016, e l’ultimo Un caffè in Veneto, nonché il prossimo sul Piemonte, nascono dalla naturale combinazione delle sue due passioni e hanno un capitolo di itinerari in bici sulle tracce del caffè. Una parte dell’ultimo volume, la più curiosa, è dedicata all’abbinamento tra cibo e caffè. “Con un piatto vegano leggero o speziato, e con il pesca crudo, vedo bene un caffè a filtro africano, più acido. Con la selvaggina, un caffè ristretto e leggermente tannico, dal gusto forte”. Andrej mi dà l’occasione per fare il punto sui bike cafè che conosco. Grazie Andrej. La prossima volta vediamoci qui per un caffè. Anche se a me piace quello della moka…

Bike cafè o cycle caffè in Italia

Upcycle Milano Bike Café. Un vecchio garage con spazio di coworking, tavoloni unici, sdraio da spiaggia, ristorazione, buona birra, presentazioni di bici, documentari e libri. Anche vendita di maglie da ciclista con il brand Upcycle e organizzazione di pedalate.

Ciclosfuso, Milano. Una volta si andava in bicicletta in fiaschetteria dove il vino era sfuso. È partita da qui l’idea di recuperare un vecchio studio di architettura in zona Naviglio Grande con un negozio di bici, ciclofficina e caffetteria.

Bianchi Cafè & Cycles, Milano. L’estetica è scandinava e forse anche un po’ fredda. Ma le tazzine sono decorata con il motivo della bicicletta e il caffè si può macchiare con il latte latte color Celeste-Bianchi, così lo spritz. Al piano di sotto bici e abbigliamento Bianchi.

Ciclocucina, Torino. Cucina e piccola bottega del commercio equo, cartografie e serate a tema all’insegna di una fruizione del tempo lenta. A breve anche il tour bike crossing.

Pai Bikery, Torino. Birra e check up della bici. Con piccola cucina e workshop a tema.

Bikecafè Pinerolo. Nasce nel 2010 con la doppia anima di negozio per bici particolari – fat, gravel – e di caffè-ristorante. Ci si viene per parlare di viaggi davanti a una birra e un hamburger.

Velostazione Dynamo, Bologna. Hub della bici urbana in un grande sottoscala di fine 1800 diventato nel tempo deposito di legna, rifugio antiaereo e garage di auto. Funge adesso da velostazione, punto di noleggio, di vendita di bici e accessori, di partenza di tour in bici cittadini

Bikefan Cafè, Riccione. Vendita, riparazioni e noleggio di bici da strada, accompagnati da colazioni e spuntini.

Bicycle House, Napoli. Nella vecchia caserma dei Vigili Urbani della Galleria Principe, un hub cittadino da sui partono tour in bicicletta e servizi di bike messanger. Con ciclofficina, noleggio bici e angolo bar.

Salento Bike Cafè. Sulla litoranea Gallipoli – Santa Maria al Bagno, una vecchia colonia diventata punto di partenza di tour in bici nel Salento, con piccola caffeteria.

E ancora: il Bike Bar di Alessandria, il Bike Café Shop a Collecchio, il Brember Valley a Villa Almè – Bergamo, Movimento Centrale a Siracusa.

andrej godina ex ciclista esperto di caffè
Andrej Godina in bici nel bellunese
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