ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Milano in bicicletta sulle tracce di Leonardo, artista geniale

Dopo aver scritto un lungo e impegnativo articolo (su Io Donna in gennaio 2019) su Leonardo500, il palinsesto di iniziative in atto, nel 2019, per celebrare il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, ho inforcato la mia scassata bicicletta da città per tracciare un itinerario, che abbia un senso sequenziale e un qualche fondamento, sui luoghi del grande umanista vinciano nel centro storico di Milano.

Parto facilitata. Ho una cartina di base su cui tracciare, a priori, con un bell’evidenziatore, il mio itinerario che risulterà a forma di chiocciola che si avvita, partendo da sudovest, in senso orario. La mappa pieghevole I Luoghi di Leonardo da Vinci mi è stata fornita dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. Claudio Giorgione, curatore del dipartimento Leonardo Arte e Scienza, mi ha spiegato che i luoghi leonardiani a Milano e negli immediati dintorni sono di 4 tipologie:

I luoghi di Leonardo a Milano

  1. Luoghi che conservano le sue opere come il Refettorio di Santa Maria delle Grazie.
  2. Luoghi che furono oggetto di studi, disegni e osservazioni come i Navigli.
  3. Luoghi, come il Museo della Scienza e della Tecnologia, che custodiscono macchine disegnate intorno al 1950 partendo dai sui disegni.
  4. Luoghi rappresentativi del contesto storico, della Milano di inizio Cinquecento in cui Leonardo operò o che potrebbe aver frequentato come la Casa degli Atellani.

1° tappa Il Naviglio Grande

Cominciamo dal Naviglio Grande, da cui tutti noi ciclisti iniziamo. L’acqua che “non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento” e che “piglia ogni odore, colore e sapore e da sé non ha niente…” accompagna il respiro e la pedalata sulla pista ciclopedonale che arriva fino a Sesto Calende. Leonardo ne è affascinato. Appena trentenne, nel 1482, si era presenta alla corte di Ludovico il Moro come suonatore di liuto, con uno strumento da lui stesso forgiato. L’umanista, leggo nel Codice Urbinate 1270 della Vaticana, “era grande e proporzionato nella persona, di compiuta bellezza nel volto e di eccezionale forza fisica, affascinante nei modi, eloquente e affabile con tutti. Amava la bellezza anche nelle cose che lo circondavano”.

La Darsena di Milano
La Darsena da cui parte il Naviglio Grande, ph Vittorio Sciosia

Leonardo e l’acqua

Artista, filosofo e ingegnere dalla mente duttile e trasversale, Leonardo trova Milano racchiusa nella Cerchia dei Navigli, corrispondente all’antico fossato difensivo del 1157-1158, utilizzata per irrigare i campi e trasportare merci. Tra i Navigli, quello cui Leonardo dedica maggiore attenzione, è il Grande costruito nel 1177 da Tornavento e prolungato nel 1209 fino a Milano. Nel 1272 quando diventa navigabile, viene usato anche per trasportare il marmo di Candoglia fino al Laghetto di Santo Stefano per la Fabbrica del Duomo.

Il suo interesse per le opere idrauliche, le sponde, le chiuse, la quantità d’acqua erogata e per il moto perpetuo dell’acqua sono un aspetto del suo metodo di osservazione. Del Naviglio Grande che scorre sfruttando la leggerissima pendenza del terreno, privo di chiuse, Leonardo scriverà che è lungo 40 miglia e largo braccia 20. Osservando le conche, Leonardo disegna (o progetta?) alcune migliorie, come la descrizione dei gradoni e l’inserimento di un portale inferiore nelle porte ad angolo. Il tema aveva implicazioni meno poetiche di quanto si possa pensare: anche nella Milano rinascimentale, l’acqua di irrigazione veniva fatta pagare. Ed era necessario mettere a punto sistemi di misura delle once d’acqua molto precisi.

2° tappa Il Museo della Scienza e della Tecnologia

Da piazza XXIV Maggio, attraverso viale D’Annunzio e via Olona si arriva, con qualche intoppo, visti i lavori per la nuova linea metropolitana, al Museo della Scienza e della Tecnologia che ha sede nel bel Monastero Olivetano di San Vittore. I suoi chiostri rinascimentali vennero costruiti da partire dal 1508 sui resti di un edificio benedettino. La Galleria di Leonardo, inaugurata nel 1953 con i modelli delle macchine costruiti a partire dall’interpretazione dei suoi disegni, è attualmente chiusa. Oggetto di un totale restyling, riapre a fine 2019 con un nuovo allestimento e maggiori spazi. In dialogo con le macchine ci saranno anche opere pittoriche di autori leonardeschi fino ad oggi concessi in custodia al Museo dalla Pinacoteca di Brera e attualmente esposte nella mostra temporanea Leonardo Parade.

3° tappa La Casa degli Atellani

Negli anni milanesi, tra il 1482 e il 1515, Leonardo cambiò casa di frequente. Di certo abitò nella Corte Vecchia di Palazzo Reale. Pare che frequentasse spesso e volentieri, specie durante la lentissima realizzazione del Cenacolo, la Casa degli Atellani dove cresceva una vigna che fu donata al genio da Ludovico il Moro. Scoperta nel 1919 dall’architetto Portaluppi durante i lavori di restauro della Casa, bisogna aspettare il 2015, anno dell’Expo, con l’apertura al pubblico perché, dopo studi agronomici che ne hanno recuperato le radici, venga fatta rinascere.

4° tappa Il Cenacolo

Dopo aver compiuto minuziosi studi preparatori (alcuni di questi disegni, di proprietà della collezione privata Windsor, in Inghilterra, sono attualmente esposti nello stesso Refettorio, davanti all’Ultima Cena), Leonardo lavorò al Cenacolo per tre anni di seguito. Scrive Freud in Leonardo: “già di buon mattino saliva sull’impalcatura, non deponendo il pennello fino all’imbrunire e non pensando né a mangiare né a bere. Poi passavano giorni senza che mettesse mano al dipinto, indugiando talvolta ore e ore davanti a esso e contentandosi di esaminarlo entro di sé”.

Realizzata tra il 1494 e il 1498 nel refettorio dominicano della chiesa tardogotica di Santa Maria delle Grazie, l’Ultima Cena non è un affresco, ma un dipinto di grande impianto scenografico in cui Leonardo decide di raffigurare, a gruppi di tre, le reazioni psicologiche degli Apostoli all’annuncio dell’imminente tradimento.

Non riuscendo ad adattarsi alla tecnica dell’affresco che richiede un lavoro rapido mentre il fondo è ancora umido, l’artista geniale scelse colori a tempera e olio su un fondo di gesso e colla. L’effetto fu di insolita morbidezza e luminosità. Non penetrando all’interno dell’intonaco, il colore cominciò presto a staccarsi per effetto dell’umidità. L’ultimo restauro del 1999 ne ha rivelato i colori originali. Quello voluto da Fernanda Wittgens, prima direttrice donna della Pinacoteca di Brera, negli anni ’50, è stato di recente raccontato, nel Refettorio, davanti a pochi ospiti, in un monologo recitato dall’attrice Sonia Bergamasco.

5 tappa Il Castello Sforzesco

Da via Caradosso e via Boccaccio, attraversato piazzale Cadorna e un breve tratto di Foro Bonaparte (con ciclabile) si arriva al Castello. All’arrivo di Leonardo a Milano, il Castello era la sede della corte ducale. Leonardo ne osserva e disegna i torrioni. Costruisce macchine sceniche che avevano lo scopo di meravigliare gli ospiti. Tra il 1497 e il 1498 dipinge la Sala delle Asse, al pianterreno della Torre settentrionale, negli appartamenti ducali: 16 alberi di gelso, pianta cara a Ludovico il Moro, scandiscono le pareti per unirsi nel pergolato della volta. Attualmente in restauro, la Sala riapre al pubblico il 2 maggio 2019, per le celebrazioni Leonardo500. Esporrà il Monocromo, una composizione naturalistico-illusionistica che rappresenta radici di gelso tra grosse pietre squadrate, e frammenti di disegni preparatori svelati di recente, l’ultima grande scoperta attribuita a Leonardo.

All’interno della Biblioteca Trivulziana del Castello è anche conservato il poco figurativo Codice Trivulziano 2162: fogli sciolti fatti rilegare dall’allievo ed erede Francesco Melzi, accessibili in formato multimediale, in modalità touchscreen.

6 tappa Il Monumento a Leonardo

La pedonale via Dante e le viuzze di Brera (via Broletto, dei Bossi, via Filodrammatici) portano a Piazza della Scala al Monumento a Leonardo, realizzato dallo scultore Pietro Magni nel 1872. Il genio vinciano appare qui circondato dai 4 allievi: Cesare da Sesto, Marco d’Oggiono, Giovanni Antonio Boltraffio e Andrea Salaino.

7 tappa Palazzo Reale

Leonardo aveva la sua residenza e laboratorio in Corte Vecchia di Palazzo Reale da cui poteva seguire il cantiere della nuova cattedrale, il Duomo, per cui eseguì alcuni disegni e un modello del tiburio. Da Piazza della Scala, basta attraversare la Galleria Vittorio Emanuele II e piazza Duomo per raggiungere in bici il Palazzo, dal 5 marzo 2019 sede della mostra Il meraviglioso mondo della natura prima e dopo Leonardo e dal 7 ottobre 2019 di La cena di Leonardo per Francesco I: un capolavoro in seta e argento, che esporrà un grandioso arazzo di proprietà dei Musei Vaticani attualmente in restauro.

8 tappa La Pinacoteca Ambrosiana

Nel cuore del centro storico, in piazza Pio XI, raggiungibile da piazza Duomo attraverso via Orefici e via Cantù, la Pinacoteca Ambrosiana custodisce lo straordinario Codice Atlantico. Sfascicolato ed esposto a rotazione, è il fulcro delle 4 mostre tematiche in programma per l’Anno leonardiano. Le mostre proporranno nel complesso 46 tra i fogli più significativi illustranti gli studi ingegneristici e militari, i progetti architettonici, fino ai celebri studi per la macchina volante.

9° tappa Il Cavallo Monumentale

Non resta che chiudere il cerchio pedalando fino a piazzale dello Sport dove, all’ingresso dell’Ippodromo, fuori dal centro, si trova il Cavallo Monumentale, dell’artista cino-americana Nina Akamu, libera interpretazione del monumento equestre mai realizzato in onore di Francesco Sforza, commissionato a Leonardo da Ludovico il Moro nel 1494.

E per fare 10…

Vi segnalo che c’è un murale in via de Amicis con il suo volto barbuto. Ci sono i lavori per la nuova linea della metro in corso e questa è  una delle strade che portano al Museo della Scienza e della Tecnologia.

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