Dolomiti: 10 cose che ho scoperto dopo la prima Maratona dles Dolomites

Nelle Dolomiti, in bici da corsa, ho pedalato parecchio quest’estate. Gli appuntamenti erano con il Dolomites Bike Day, il Sellaronda Bike Day quest’anno bagnato dalla pioggia, e con la temutissima Maratona delle Dolomiti o dles Dolomites.

La mia prima volta in tutti i casi. Il mio battesimo nel silenzio della chiusura dei passi alpini di cui ho anche scritto qui dopo aver intervistato, con grande emozione, un vecchio cartografo di Bressanone.

Dolomiti da sapere
Dolomiti, dieci cose da sapere (Ladradibiciclette.it)

Ecco le 10 cose che ho scoperto mentre la mia border collie Laya mi aspettava, speranzosa di una passeggiata tra le amiche mucche, in camera.

1. Maratona delle Dolomiti: il respiro è il rumore più forte

Ci sono i suonatori di campanacci su un rettilineo verso il Passo Sella, i frustatori, i suonatori dei corni delle Alpi e le mucche acquattate, nelle praterie alpine che accompagnano le discese del Sellaronda, il percorso classico della Maratona dles Dolomites, 55 km tra La Villa, Corvara, Passo di Campolongo, Arabba, Passo Pordoi, Passo Sella, Passo Gardena, Colfosco, Corvara.

Eppure, nell’auspicabile assenza di tuoni e fulmini, come di fatto è accaduto domenica 2 luglio, il rumore più udibile era il mio stesso espiro. Ho cercato di dargli un ritmo costante. Come in una milonga lenta.

2. Alzare lo sguardo sui tornanti del Pordoi ti ammazza dolcemente

montagne dolomiti
Le montagne delle Dolomiti (Ladradibicicletta.it)

Alle 6.30 della mattina, con una previsione di 4-5° e cielo coperto, le gambe sono fredde, i riflessi ancora intorpiditi. Verso il Passo Campolongo dove gli esagitati ti superano da tutti i lati per uscire dalla mischia dei quasi 10mila in partenza, i muscoli non rispondono. E si fatica. Sul Pordoi, 2.241 metri di altitudine da raggiungere da Arabba in 33 tornanti, con una pendenza che raggiunge il 10%, ho alzato gli occhi e ho visto sfilare davanti a me una giostra di maglie colorate. Una ghirlanda.

Un serpentone avvinghiato all’asfalto: la fila di ciclisti sempre più piccoli con l’aumentare della distanza, che parevano come manovrati da un invisibile burattinaio. Una visione affascinante che ti fa dire: dovrei arrivare anche io fin lassù? Meglio far finta di ignorare le grandi salite, guardare a terra e tirare avanti.

3. Nella musica del silenzio c’è una nota stonata

Verso il Sella, a 2.230 metri, dopo il vento freddo del Pordoi, in discesa, mi hanno tenuto compagnia i boschi di abeti, fittissimi sul versante trentino. Un incanto che ti avvicina ai gruppi dolomitici del Gruppo del Sella e del Sasso Lungo. Dei valichi del Sellaronda, questo è il più intenso, con la maggiore pendenza, ma è lungo la metà del Pordoi: una notizia che mi consola.

Il Sella è di una bellezza che incanta, ma che svela, a una buona occhiata, una nota stonata. In discesa verso la Val Gardena, peraltro in bicicletta godibilissima, dietro il secondo tornante, a qualche centinaio di metri dal valico geografico, si alza il Passo Sella Resort che ha appena 4 anni di vita, costruito dalla demolizione di un vecchio rifugio del 1904 passato 20 anni dopo al CAI di Bolzano. Solo un negozietto, al valico, ha mantenuto la vecchia insegna Passo Sella. Aveva senso a questa altitudine abbattere un rifugio di memorie per costruire un resort del genere?

4. Il Passo Sella non è Patrimonio dell’Umanità

Come il Sassolungo, le montagne del Gruppo del Sella non fanno parte del bene seriale iscritto nella lista del Patrimonio Unesco. “I siti naturali iscritti alla World Heritage List dell’Unesco”, ci dice da Cortina il direttore della Fondazione Dolomiti Unesco Marcella Morandini, “sono solo 200 in tutto il mondo: luoghi che devono avere un eccezionale valore universale, unico e irripetibile”.

L’arcipelago fossile delle Dolomiti sottoposto al filtro Unesco doveva, per entrare nella magica lista, soddisfare alcuni criteri:

  • essere di grande importanza estetico-paesaggistica
  • raccontare in modo emblematico una storia geologica unica e particolare
  • dimostrarsi già dotato di condizioni di tutela e strumenti normativi di gestione

Il Gruppo del Sella e il Sassolungo non soddisfacevano la terza di queste condizioni: pur Dolomiti a tutti gli effetti, non rientrano nelle 9 “isole” dolomitiche sottoposte a tutela. In teoria, il Giro dei passi dolomitici che si compie anche, in senso antiorario, la domenica prima della Maratona, durante l’amatissimo Sellaronda Bike Day, interessa i passi a prevalente fruizione turistica: quelli che fungono da balconi naturali per osservare i massicci dolomitici.

5. Il Sella è il primo passo a chiudersi al traffico quest’estate

Pedalando sul versante trentino del passo, durante la Maratona delle Dolomiti, i cartelli erano già visibili. Ebbene sì: il Tavolo interprovinciale per i passi dolomitici ha deciso per la chiusura ad auto e moto, tutti i mercoledì di luglio e agosto, negli orari dalle 9 alle 16. Un’apertura alla mobilità più gentile per tutti coloro che arrivano dalla Val di Fassa, Val Gardena e Alta Badia: trekker, bici, ebike. Una modalità diversa per vivere il passo. La nascita di un altro prodotto turistico. Un progetto pilota scaturito da un approfondito studio dell’EURAC, il centro di ricerche di Bolzano, sull’impatto del traffico sui passi dolomitici.

Il progetto porta il nome di Dolomites Vives. In queste giornate gli accessi stradali a Passo Sella saranno chiusi all’altezza del bivio per il Passo Pordoi sul versante della Val di Fassa e di Plan de Gralba sul versante della Val Gardena.La mattina si potrà camminare in compagnia delle guide alpine, dei geologi del Muse di Trento e degli esperti della Fondazione Dolomiti Unesco. Alla “lettura” del paesaggio geologico seguiranno eventi del gusto con chef stellati, incontri con leggende dello sport come i ciclisti Maurizio Fondries e Francesco Moser, opere liriche in lingua ladina, una tappa del festival d’alta quota I Suoni delle Dolomiti e del Jazzfestival Alto Adige. Con Reinhold Messner che inaugura il ciclo il 5 luglio. Certo è che almeno qui si poteva evitare il solito raduno di chef stellati.

6. A Colfosco, una deliziosa signora conserva arte e memoria dei luoghi

Il Gardena è morbido al confronto del Sella e del Pordoi, 2.119 metri da raggiungere con una parte anche in falsopiano. I tornanti mi riacchiappano in discesa. Dal fondo valle si comincia a sentire il rumore delle moto che aspettano la riapertura della strada. Cambia tutto alla perdita del silenzio durante la Maratona delle Dolomiti. Anche le traiettorie delle curve. La velocità in discesa è una forma di ebbrezza. Deve andare a braccetto con la sicurezza però. A Colfosco, paesucolo prima del finish di Corvara, una vecchia ed esile signora, Renata Kostner, mi racconterà più tardi, davanti a una fetta di strudel, dei suoi arditi viaggi intorno al mondo, anche in tenda, e dei pezzi d’arte che con minuzia ha cercato.

“C’erano solo piccole strade sterrate che tagliavano il passo fino alla Val Gardena”: niente a che vedere con questi meravigliosi tornanti costruiti dopo la II Guerra Mondiale. Era stato suo nonno, Josef Kostner, a seguito di una spedizione nel Caucaso e nel Turkestan nel 1902 ad acquistare qui a Colfosco nel 1912 la locanda Alla Cappella, un antico maso diventato ormai art hotel. Cercate Renata, se ci passate ancora.

7. La bicicletta è amore

La 31esima Maratona era dedicata al tema dell’Amore. “Ci può essere tema più alto?”, si chiedeva Michil Costa, presidente del comitato organizzatore della Maratona delle Dolomiti e impeccabile oste-filosofo dell’Hotel La Perla di Corvara, il vero bike hub dell’Alta Badia. “L’amore è cibo e nutrimento. E’ desiderio di scoperta, desiderio di bellezza, desiderio di eternità”. Tra questi giganti di rocce che per Dino Buzzati incarnavano il massimo simbolo della suprema quiete, noi donne ci siamo vestite di mille strati.

Le previsioni promettevano 4° alla partenza alle 6.30 del mattino. Il cielo è stato poi un po’ più clemente. Devo ammettere, che dopo l’afa degli ultimi mesi nella Pianura Padana, io quel freddo l’ho desiderato. La mia border collie pure.

8. Non a tutti i ciclisti piace la raccolta differenziata…

Salviamo i passi dal fragore, dall’inquinamento acustico e non solo. Restituiamo queste montagne, patrimonio unico, alla natura e al silenzio. E mi raccomando, sottolineava Michil Costa, alla colazione di presentazione nell’osteria L’Murin, non buttiamo borracce e plastica lungo la strada. Nonostante l’imput di non gettare al vento la plastica che avvolge le barrette e le minacce di squalifica, ho trovato molte tracce lungo la strada.

Si trattava soprattutto di un certo prodotto energetico a base di carboidrati e vitamine da aprire – quindi anche da gettare facilmente – con una sola mano. Cara Enervit, vista la mala educazione di alcuni, forse è il caso che questi gel one hand non li mettiate più nel pacco gara…

9. Per i ciclisti il passo è la meta

Anna Scuttari, ricercatrice dell’EURAC di Bolzano, co-autrice dello studio Passi Dolomitici: analisi del traffico e dei sui impatti e proposta di misura di gestione, sta preparando un’interessante tesi di dottorato su Mobility Space and Journey Experience. L’ho sentita al telefono prima di partire per la Maratona delle Dolomiti, dopo aver partecipato, partita da Selva di Val Gardena, al Sellaronda bike day. Con l’aiuto di una go-pro e di un software che legge le emozioni facciali, Anna ha analizzato le quattro categorie di rabbia, felicità, tristezza e sorpresa di ciclisti e motociclisti di passaggio sul Sella. Comune ai due gruppi era il sentimento di felicità nelle discese. In salita le cose cambiano.

“Per i motociclisti il passo dolomitico è solo un luogo di passaggio. Per il ciclista che ha fatto molta fatica in salita, il passo è una meta: diventa fonte di soddisfazione e momento di sosta. L’esperienza della salita ciclistica è sociale. I motociclisti sono invece rabbiosi nell’interazione con gli altri veicoli”. Anche poco propensi a rinunciare alla moto a favore di mezzi più sostenibili. Dal rapporto EURAC emerge anche che nel caso dei motociclisi il rumore ambientale dipende dal modo in cui le moto vengono utilizzate. A 2 mila metri si sente ancora.

10. Le donne in bicicletta partite alla Maratona sono state 962

Nel complesso, i passi del Sellaronda ricevono, nel mese di agosto, oltre 230mila veicoli in transito. Nel corso del semestre estivo, concentrati tra giugno e settembre, si concentrano, secondo lo studio EURAC, 820mila transiti pari al 73% del totale.

Il passo Gardena che collega la Val Gardena all’Alta Badia risulta essere il più trafficato. Domenica 2 luglio, per la Maratona delle Dolomiti eravamo in meno di 10mila, metà stranieri, l’altra metà italiani. Iscritte in 1049, noi donne siamo partite in 962. A noi donne cicliste piace così: al posto delle emissioni acustiche, freddo in discesa e salite di sudore.

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