ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

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Cosa serve al cicloturismo? Piste ciclabili o strade secondarie a bassa percorrenza?

Ho letto un post su Facebook, qualche tempo fa, in cui l’autore, l’amico Simone Scalas, guida cicloturistica di grande esperienza, fondatore di Mediterras e Sardinia Grand Tour, si interrogava su: cosa serve al cicloturismo? Ripropongo qui alcune delle sue risposte per introdurre un tema a me caro quanto provocatorio: la relazione pericolose tra piste ciclabili e cicloturismo. Il post iniziava così: Servono le piste ciclabili per sviluppare il cicloturismo? “Anche. Le piste ciclabili servono prima di tutto alla mobilità urbana e nelle grandi aree metropolitane. Permettono ai cicloturisti di arrivare o partire direttamente dalla città. Le destinazioni con piste ciclabili largamente utilizzate anche per il cicloturismo, il Danubio, l’Elba, la Loira e gran parte dei Paesi Bassi, hanno la caratteristica principale…

In bici nel Parco delle Foreste Casentinesi: pedalando con i lupi

Gli eremiti studiosi della solitudine, nell’Appennino tosco-romagnolo oggi straordinario per un weekend in bicicletta, dovevano avere grandissima cura del bosco, per non perdere l’oggetto della loro ricerca: il “nascondimento”. Doveva esserci profonda sintonia tra ricerca spirituale, regola della comunità monastica e cura della foresta. In questi boschi di crinale, ora Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi dove gli ex voto di epoca etrusca venivano offerti al culto delle acque, l’ambiente cambia repentinamente, come se avesse la qualità dei sogni e delle favole. In bicicletta, basta un poggio o un’altura, per scorgere, a ovest, le faggete e abetine più antiche d’Italia; a est, sul versante romagnolo, dirupi e calanchi. La luce filtra a tratti tra i faggi oltre i 1400 metri prostrati come…

Gravel: come non avere paura delle strade bianche

Chi ha paura delle strade bianche? Quelle strade che, in bicicletta, celano insidie che l’asfalto ha quasi cancellato. Quelle dove le ruote, scrive Marco Pastonesi nel suo ultimo La leggenda delle strade bianche, Ediciclo 2017, “guizzano e svirgolano, slittano e scivolano, sfuggono e scappano”. Quei percorsi “di terra, ghiaia, ghiaino, sassi, sassetti, sassolini, sassacci, argilla e fango” dove le biciclette ritrovano il primigenio rapporto con il cavallo: s’imbizzarriscono e disarcionano dalla sella. Le strade del ciclismo nascono bianche “In Francia e Svizzera”, leggo dal bel libro di Pastonesi, “si comincia ad asfaltare nella prima metà dell’Ottocento; in Italia nella seconda”. Le prime a rivestirsi di bitume furono le vie ad interesse commerciale e tra i grandi valichi. Lo conferma La…

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