ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

In Val Venosta tra i meleti in fiore

La Ciclabile della Val Venosta, 86 km che fanno parte della lunga ciclovia Claudia Augusta, corre da Merano, in Alto Adige, fino al Lago di Resia, al confine con l’Austria. Sfila lungo l’Adige, ben asfaltata, in sede separata, partendo dai 323 metri di altitudine di Merano fino ai 1.525 di Resia. Spesso, per evitare il dislivello negativo, si prende il treno della Val Venosta fino al paesino di Malles, a 1099 metri di altitudine, e da lì si torna indietro in discesa verso Merano o si prosegue fino al lago di confine da cui emerge lo scenografico campanile di Curon o quel che ne resta dopo la costruzione della diga del 1950 e il conseguente allagamento del paese. Ricordatevi di pagare il supplemento bici, in Alto Adige non proprio a buon mercato. Ne vale assolutamente la pena. Specie in aprile, quando la ciclabile scorre nel morbido abbraccio dei meleti in fiore. Di cui vi racconto qui.

ciclabile della Val Venosta

Sulle tracce dei fiori di melo in Val Venosta

“Raccontami dei fiori di ghiaccio. Di questa mela dalla polpa rossa che pare uscita dalle pagine di Biancaneve. Di quel succo aspro, il Weirouge color melograno, che si beve solo qui. E dimmi se è vero che quella nuvola di fiori di melo bianco-rosati che a metà aprile, per due settimane, stravolge il fondo della Val Venosta, induce davvero alla tentazione”. Nell’angolo del ristorante Kuppelrein, a Castelbello, dove, con pazienza, asciuga uno a uno i grandi calici da vino rosso, la sommelier e padrona di casa Sonya Egger ascolta le mie domande, mi porge un succo di mela e sorride. “Torna ad aprile”, mi dice, “quando i petali di melo odorano di rosa canina, talco e vaniglia. O stappa una bottiglia di moscato rosa. Odorane il bouquet e capirai cosa significa essere circondati, in primavera, da 15 milioni di meli in fiore”.

pista ciclabile Val Venosta con meli in fiore

Dai tavoli alla ciclabile

Dalla tavola del Kuppelrein dove la mela è a suo agio tutto l’anno, sia nelle insalate con la trota sia nelle torte con la salsa alla vaniglia, bastano pochi metri per raggiungere la ciclabile dell’Adige, tra Merano e Malles. E ritrovarsi così in uno scenario unico, quanto evanescente. Che pare neve a primavera o un parco di sculture di ghiaccio quando, allo scendere delle temperature sotto lo zero, si spruzza acqua sui boccioli per non farli morire, protetti dal loro stesso involucro di gelo.

fiori di melo ghiacciati
I fiori di melo avvolti nell’antibrina

Dall’Asia alle Alpi

Quanta strada deve aver fatto, dall’Asia, il frutto che si è così ben accomodato tra i 500 e i 1000 metri, nel microclima della valle alpina più secca che ci sia: 300 giorni di sole l’anno, precipitazioni minime, montagne elevate (a nord il gruppo del Tessa o Monte Sole, a sud l’Ortles o Monte Tramontana) che la proteggono da venti e perturbazioni. Cresce felice la mela, croccante e compatta, nei 5200 ettari della valle.

Gli scorci più belli

Quando il meleto è in fiore, bianco il cuore e rosa intenso all’esterno, gli scorci più belli sono quelli dalla pista ciclabile: tra Laces e Castelbello; nel tratto da Lasa a Silandro; dalla sconosciuta frazione di Alliz con il vicino castello di Coldrano; anche tra Malles e Spondigna passando per Glorenza, Castel Coira e i fazzoletti di terra che hanno sullo sfondo le montagne dell’Ortles.

Meleti in fiore in Val venosta

Le Vie d’acqua

Per osservare la piantagione in fiore, si potrebbe anche imboccare il sentiero delle rogge che da Silandro va verso Vezzano. Scavati nell’argilla già dal 1200, rinforzati da tronchi di larice, i Waalweg o le Vie d’aqua canalizzavano, con un ingegnoso sistema di chiuse e guardiani, l’acqua da nevai, laghetti e ghiacciai d’alta quota fino agli orti del fondovalle. Ne restano una cinquantina di cui alcune decine utilizzate come sentieri escursionistici, il lento scorrere dell’acqua che fa da sottofondo al trekking.

Treno + bici

Per un safari nel meleto si può prendere il trenino che da Merano arriva fino a Malles sulla ferrovia pensata per i convogli a vapore dell’inizio del ‘900, parte di un progetto di raccordo dell’Inghilterra alle terre d’Oriente. E tornare poi in bicicletta. Oppure fare un giro in “carrozza”, in realtà un carro contadino usato per il trasporto della legna.

fiori di melo Val Venosta

Mele nei menu

A Lasa è di casa l’agricoltore Gunther Tappeiner che produce distillati di mela con la genziana e la rosa canina raccolte in una valletta segreta sul Monte Sole. Un abbinamento che ha la sua ragione d’essere: non appartiene forse il melo alla grande famiglia botanica delle Rosacee? Ci sono mele anche nel menu dei dolci del Krone, locanda d’epoca che ha conservato la cantina in grotta e la boiserie color crema, sempre a Lasa. L’eccezionale succo di mela rossa Weirouge, una varietà conosciuta nel solo Alto Adige, buona da essiccare e da spremere, ma non da mangiare cruda, è la specialità del maso Kandlwaalhof di Lasa. Nel piccolo meleto fuori dall’uscio, cresce felice la rosa insieme ai filari di Weirouge, accomunati dalla stessa origine.

I cosmetici

Ma è a Coldrano che la mela, insieme ad altri frutti ed erbe selvatiche trova le sue più insolite trasformazioni. Nel piccolo emporio Krauterschlossl si raccolgono calendula, timo, rosmarino e la preziosa stella alpina. La mela o il suo succo, con proprietà per lo più rassodanti, è uno degli ingredienti di creme e lozioni. Nascono qui anche i cosmetici a base di polvere di marmo di Lasa, il miele alle mele e il profumo Manaslu creato per Reinhold Messner.

La prima bicicletta

Per un gelato alla mela si va, infine, nella pasticceria Riedl di Glorenza. Nel Medioevo, la più piccola città delle Alpi fu snodo del commercio del sale e, dal 1499, è racchiusa entro una cinta fortificata, con strade porticate e case pendenti. Una locanda del 1730, il Gruner Baum, oggi un micro boutique hotel nella piazzetta centrale, conserva la prima bicicletta usata intorno al 1850 in città. Per uno sguardo sui meleti chiedete al patron di condurvi sul terrazzino ricavato nella mansarda all’ultimo piano.

La vista più bella

La vista più eccezionale, tuttavia, è quella dal remoto Castel Juval, quasi una fortezza tibetana all’imbocco della Val Senales. Messner lo acquistò nell’estate del 1983 salvandolo dall’abbandono. Occupandosi dei vigneti, delle conserve e delle corde da arrampicata collocate in cantina. Quando non è in casa, si può entrare. Ci sono bandierine sacre tibetane, statue di Shiva e imperscrutabili Buddha in meditazione, i pezzi collezionati tra un ottomila e l’altro. Memorie d’Asia che guardano ai fiori di melo provenienti dai boschi del Caucaso. Il viaggio dall’Oriente è stato lungo. Ma qui, tra le Alpi del Sole, sembrano tutti, sia i meli sia i Buddha, incredibilmente a casa.

Lago di Resia con campanile di Curon
Il Lago di Resia
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