ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Gravel: come non avere paura delle strade bianche

Chi ha paura delle strade bianche? Quelle strade che in bicicletta celano insidie che l’asfalto ha quasi cancellato. Quelle dove le ruote, scrive Marco Pastonesi nel suo ultimo La leggenda delle strade bianche, Ediciclo 2017, “guizzano e svirgolano, slittano e scivolano, sfuggono e scappano”. Quei percorsi “di terra, ghiaia, ghiaino, sassi, sassetti, sassolini, sassacci, argilla e fango” dove le biciclette slittano, galleggiano e sculettano. Come è successo alla mia Nemo durante la Gravel di Primavera del 24 marzo organizzata da Turbolento tra i Navigli e il Parco del Ticino, nelle campagne a sudovest di Milano.

Le strade del ciclismo nascono bianche

“In Francia e Svizzera”, leggo dal bel libro di Pastonesi, “si comincia ad asfaltare nella prima metà dell’Ottocento; in Italia nella seconda”. Le prime a rivestirsi di bitume furono le vie ad interesse commerciale e tra i grandi valichi. Lo conferma La storia dell’asfalto di Gian Luca Lapini. All’inizio, non solo per le biciclette, c’erano i sentieri sterrati: in Puglia, i tratturi delimitati o meno da muretti a secco dove si “traevano” le pecore nelle due settimane di transumanza da e per l’Abruzzo; in Sardegna nei sentieri dei carbonai: dal Supramonte al mare, dalle foreste del Sulcis alla costa. I sentieri interpoderali separavano i possedimenti agricoli. C’erano mulattiere e carrarecce; sentieri per il contrabbando; antichi cammini di pellegrinaggio che raccordavano santuari e reliquari; strade forestali tagliate nel bosco o nella macchia; piste tagliafuoco, sterrati sugli argini dei fiumi e strade di accesso agli alpeggi. Percorsi di sabbia, argilla, roccia, schegge di calcare: la materia ceduta dalla natura, che uomini e animali naturalmente calpestavano.

Strade bianche
Strada bianca in provincia di Siena

La rete dei sentieri in Italia

Le strade nascono bianche come sa bene chi ha ideato L’Eroica e come ci ricorda il Tour de France la cui 10° tappa, nel 2018, è passata dal Plateau des Glières, l’altopiano calcareo nel Massiccio dei Bornes, nelle Alpi, su strade di pietrisco. Il CAI, Club Alpino Italiano, rivela che la nostra rete sentieristica è dotata di circa 60.000 chilometri di sentieri mappati, sui 100.000 chilometri totali, tra isole, Alpi e Appennino. “Un patrimonio plasmato dalla fatica”, fruito soprattutto da trekker, chiamato altrove anche greenway o via verde. In Italia, solo la provincia di Siena, in Toscana, con un protocollo d’intesa che prevedeva inizialmente la tutela del percorso permanente dell’Eroica, 205 chilometri di cui 113 su strade sterrate, ha avviato il progetto di censimento delle strade bianche e dei manufatti d’arredo quali fonti, croci, chiese e tabernacoli.

in bici su strada bianca in Maremma
Strada bianca in Maremma

La Sardegna, ricchissima di strade forestali spesso sbarrate, ha di recente pubblicato un bando di 20 milioni di euro per il miglioramento e la tutela delle strade vicinali rurali. In Lombardia, le strade bianche, piuttosto pietrose, scorrono spesso lungo navigli, canali o argini dei fiumi. Quelle del Parco del Ticino, attraversate oggi durante la Gravel Ride di Primavera, per la vicinanza al fiume, erano addirittura sabbiose. Il che non ci ha impedito di arrivare con il sorriso al baretto San Rossore di Lido di Motta, 37 km dalla partenza, come si vede nella foto qui sotto.

La bici gravel: ibrida per eccellenza

Sui percorsi misti o sulle strade bianche, la bicicletta più duttile è la gravel che, come ha detto Paolo Tagliacarne dell’associazione sportiva Turbolento, “ha ruote che non impallidiscono davanti allo sterrato”. Mutuato dall’inglese ghiaia, il termine indica le biciclette nate negli Stati Uniti, gravel grinder o gravel bike, dall’incrocio tra una bici da corsa e una bicicletta da ciclocross, pensata per le lunghe distanze delle bici da turismo.

La gravel è una bici ibrida per eccellenza: con ruote a 32-36 raggi, profilo medio-basso, copertoncini tassellati o stradali con sezioni che variano da 28 a 38 mm, geometrie più rilassate, le pieghe del manubrio leggermente allargate, l’angolo di sterzo più aperto e i freni a disco, pensata per galleggiare sui sassi, attaccare un portapacchi, la borraccia e le luci. In acciaio, alluminio o fibra di carbonio. Lanciata in chiave di marketing per rispondere alla domanda “voglio una bici che possa fare tutto”, è la bici più versatile che ci sia per viaggiare. La rete ciclabile italiana, non tutta d’ispirazione altoatesina o trentina, province in cui le ciclabili sono prevalentemente asfaltate, è decisamente mista. Lo sterrato è spesso in agguato e non bisogna averne paura.

cicliste amiche di Ladra di biciclette alla Gravel Ride di Primavera, Lido di Motta Visconti
Mariateresa e due amiche di gravel durante la Ride di Primavera di Turbolento

Se stai per acquistare una nuova bicicletta leggi gli articoli su “come scegliere” una city bike, un’ebike, una mtb e una bici da corsa.

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