ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

10 trucchi per allenare la resilienza nel ciclismo e nella vita

“Siamo progettati per resistere allo stress e affrontare problemi e difficoltà”. La connessione perpetua, però, non ci aiuta. Pietro Trabucchi, valdostano classe 1963, psicologo dello sport, docente alla facoltà di Scienze Motorie di Verona, coach di ultramaratoneti, autore di Resisto dunque sono (Corbaccio), si è imbattuto nel concetto di resilienza anni fa, mentre studiava i fattori di longevità degli atleti professionisti. “La resistenza psicologica”, spiega, “è la capacità di non perdere la motivazione davanti agli ostacoli. Un fenomeno per niente straordinario. Nasciamo predisposti a coltivare questa abilità così come ad allenare la muscolatura. Lo sport estremo ne è il suo esempio macroscopico, il suo terreno d’elezione, ma la resilienza, prodotto dell’evoluzione umana, interviene in qualsiasi dinamica quotidiana”.

Il significato di resilienza

Secondo Trabucchi è con la caccia che abbiamo sviluppato la capacità di resilienza: “i lunghi inseguimenti dei nostri progenitori presupponevano forti adattamenti all’ambiente come lo sviluppo di capacità di concentrazione e la resistenza a tentazioni e distrazioni”, ingredienti primari della resilienza.

Altra sua componente è la dilazione della gratificazione ovvero la rinuncia al piacere immediato. “Negli atleti di endurance, ciclisti, runner, ultramaratoneti, questi adattamenti raggiungono livelli straordinari: devono imparare a rinunciare alla tentazione di fermarsi”. Un fatto che per noi ciclisti accade quando affrontiamo le grandi salite.

Fondamentale è poi allenare la capacità di distogliere l’attenzione dalla fatica sia nello sport sia nella vita quotidiana, anche dal disagio, dal dolore o da altra forma di frustrazione. “Le zone del cervello deputate a farlo”, nota Trabucchi, le stesse che governano i comportamenti motivati, devono essere attive, ovvero allenate”.

Maggiore la connessione, minore la resistenza

L’esposizione alla connessione perpetua, quel mix malefico di social, email, video, serie tv e telefono, indebolisce la capacità di autocontrollo ed erode il rapporto con la realtà. Un fatto che incide soprattutto sulla formazione di ragazzi e bambini. “Siamo soggetti a una distrazione permanente, a un continuo bombardamento di stimoli, alla relazione con fenomeni in larga parte virtuali che rende minima la possibilità di confronto e la distinzione tra fatti veri e virtuali. La base del senso di realtà e di identità si colloca nell’esperienza diretta: è l’insieme di sensazioni che provengono dal corpo, con il suo correlato di emozioni e sentimenti”.

spazio mentale, resilienza in piscina
Lo spazio è prima di tutto mentale

La mindfulness per il qui e ora

Focalizzarsi sul presente e sull’habitat esterno consente di sviluppare capacità di adattamento all’ambiente. Il consiglio di Trabucchi è di limitare l’uso della tecnologia e adottare pratiche di radicamento nel corpo: yoga con tutti i suoi ibridi di grande tendenza, Feldenkreis, bioenergetica, tecniche di rilassamento, meditazione, tecniche di respirazione, mindfulness. Non a caso il primo dei trend del fitness individuato per il 2020 da un panel di esperti dell’ISPO è il benessere o equilibrio mentale funzionale all’efficacia dello sforzo fisico.

Lo stesso vale per il multitasking: “il cervello umano si è evoluto per focalizzare l’attenzione, non per disperderla in una serie di compiti. I comportamenti all’insegna del multitasking peggiorano a breve e lungo termine l’efficienza cerebrale e corrodono la capacità di resilienza”.

Ci vuole allenamento mentale non solo muscolare

Le qualità psicologiche, come per i muscoli, se non stimolate quotidianamente, decadono. L’allenamento è il paradigma di tutte le attività umane: le eccellenze si acquisiscono con la pratica intenzionale. Il talento inteso come dono gratuito non basta. “Mai spiegare un successo sportivo in termini di esclusivo talento, perché su questo non si ha il controllo effettivo. Se il talento evapora, che si fa?”.

L’eccellenza necessita invece di esercizio. Vale nella musica come nella ricerca scientifica, nell’arte come negli scacchi, nel ciclismo come negli altri sport. Diverso dal semplice esercizio meccanico di ripetizione, a rischio di reiterazione degli errori, implica una partecipazione consapevole al compito, l’unica che permette e favorisce lo sviluppo della neuroplasticità cerebrale, il rimodellamento dei circuiti cerebrali.

“Le persone diventano estremamente resilienti a causa di eventi che li costringono a tirare fuori la motivazione come unica strada per sopravvivere a malattie, disabilità, rovesci di fortuna, oppure adottando uno stile di vita e una visione del mondo che predilige l’impegno come mezzo per raggiungere gli obiettivi”. Eccovi, infine, un piccolo decalogo per allenarsi, da mettere nei buoni propositi per l’anno che verrà.

10 trucchi per coltivare la resilienza

  1. Tenere a bada gli auto-sabotatori. Non bisogna cadere nella trappola cognitiva del pessimismo: la convinzione che gli eventi negativi abbiamo una durata illimitata. Dirsi “non dimagrirò mai” equivale a destinarsi a non perdere peso: i comportamenti si modellano sulle credenze, false o corrette che siano.
  2. Vedere il disagio come parte del gioco. In una dieta, ad esempio, l’aver fame.
  3. Imporsi di non coltivare pensieri distruttivi: ogni giorno, come si scegli un abito, si possono scegliere i propri pensieri.
  4. Interrogarsi su quale sia la radice di un’eventuale demotivazione: non abbiamo voglia di arrivare alla cima di una montagna perché non siamo in grado di farlo o perché non vogliamo sopportare la fatica?
  5. Aspettarsi di fare meno sforzo conduce a provare livelli di fatica molto più alti. Darsi un tempo per la realizzazione di un obiettivo consente al cervello di tarare l’impegno su quella distanza. Ecco perché i ciclisti studiano le salite sulla carta o sul web, ancor prima di salire in sella.
  6. Organizzarsi la vita come se la sfortuna non esistesse: è più conveniente credere di avere il controllo del proprio destino che cederlo del tutto al fato.
  7. Avere un buon senso di autoefficacia in settori specifici: se non si è bravi ad esempio, in cucina, non bisogna intaccare la propria autostima nell’insieme delle valutazioni che ci sostengono.
  8. Riconoscersi il merito. Raggiungere un obiettivo, quale esso sia, significa consentire al cervello di fornirci una scarica di dopamina che attiva tutto il patrimonio comportamentale della resilienza (concentrazione, perseveranza, volontà).
  9. Rendersi consapevoli delle proprie risorse, di ciò che si è messo sul tavolo della vita, di ciò che in diversi ambiti si è costruito.
  10. Ricordarsi che la nostra vocazione evolutiva non va nella direzione dello sprofondarsi nel divano di casa, né dell’adorazione dei social, ma della caccia persistente.

A ognuno la sua preda metaforica!

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