ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Scarpette rosse per dire no alla violenza sulle donne

Oggi 25 novembre, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ho pedalato con le scarpette rosse. In bici, al femminile, contro il femminicidio. Con scarpe rosse come il sangue. Come l’amore malato. Rosse come le tantissime scarpe che l’artista Elina Chauvet raccolse nel 2012, in un’installazione partecipata, davanti al Consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare i femminicidi perpetrati nella città di Juarez. Quelle scarpe rappresentarono le vittime della violenza, ma anche le donne che non le potevano più indossare. Zapatos Rojos si servì di scarpe donate, dipinte di rosso, colorate nel giorno dell’installazione. Fu la risposta di un’artista. E sono diventate ormai il simbolo del NO alla violenza di ogni tipo.

Scarpette rosse contro la violenza sulle donne

Ho preso le uniche scarpe rosse che possiedo, comprate a Buenos Aires dalla famosa ballerina di tango Guillermina Quiroga, e le ho portate al parco sotto casa. Le ho messe tra murale, foglie secche e acciottolato. E le ho lasciate parlare, prima di indossarle in bici. Tenendo le estremità al caldo e all’asciutto, le scarpe proteggono ciò che ci tiene in piedi. I piedi, scrive la psicoanalista Clarissa Pinkola Estes commentando la favola Scarpette Rosse in Donne che ballano con i lupi, “rappresentano la mobilità e la libertà: avere delle scarpe è essere fermi nella proprie convenzioni, è avere i mezzi per agire di conseguenza.

Il murale della campagna #Closed4Women della street artist Ale Senso a Milano

Le scarpette rosse della favola

La verità psicologica di Scarpette Rosse è che l’esistenza piena di una donna può essere spiata, minacciata, rubata, se non trattiene o recupera la sua gioia fondamentale”. La perdita delle scarpe rosse che danzano rappresenta, nella fiaba, la perdita dell’esistenza prescelta e della vitalità appassionata. Nella realtà, la violenza degli uomini può significare la perdita del volto, di un arto, della mobilità, di un figlio in pancia. Della fiducia nell’esistenza. Della vita stessa.

scarpette rosse contro la violenza sulle donne scarpe da tango ph mariateresa montaruli

La Giornata contro la violenza sulle donne

L’istituzione da parte dell’ONU della Giornata contro la violenza sulle donne risale al dicembre del 1999: la data scelta fu quella dell’assassinio, avvenuto nella Repubblica Dominica del dittatore Trujillo, delle tre sorelle Mirabel accusate di essere rivoluzionarie. Furono torturate, strangolate e buttate in un burrone. Per l’ONU, la violenza sulle donne è uno dei meccanismi sociali adottati per mantenerle in posizione subordinata rispetto agli uomini. L’Organizzazione delle Nazioni Unite rivela che il 35% delle donne ha subito una qualche forma di violenza fisica e sessuale, ma solo 119 Paesi hanno adottato leggi sulla violenza domestica.

In Italia è l’Istat ad affermare che sono quasi 6,8 milioni le donne ad aver subito violenza fisica o sessuale: una su tre tra le donne tra i 16 e i 70 anni, per lo più tra mura domestiche. Nel mondo, ogni anno, 1,200 miliardi di donne subiscono violenza, spesso davanti agli occhi dei figli.

Murales a Milano

In occasione della Giornata Internazionale contro violenza sulle donne, la ONG ActionAid ha lanciato a Milano la campagna di sensibilizzazione #Closed4women. Alla presenza del sindaco Beppe Sala e delle attrici Amanda Sandrelli e Lunetta Savino, sulle saracinesche di alcuni negozi di via Spallanzani, in zona Porta Venezia, sono comparsi i murale della street artist Ale Senso che raffigurano visi di donne che hanno subito violenza o di attiviste.

Le amiche cicliste

Non ho indagato a fondo tra le mie amiche cicliste, ma so per certo che in tante hanno paura di pedalare da sole, al buio, di notte, in alcune zone della città. A me è successo di essere inseguita da un uomo con una bottiglia di birra in mano su una ciclabile in pieno centro di Milano. Un fatto che agli uomini generalmente non accade. Dopo 200 anni dall’invenzione della bicicletta, abbiamo ancora remore, timori e paure a pedalare da sole di sera. Ma la vera domanda forse è un’altra: a chi facciamo paura se siamo libere?

A chi fanno paura le donne libere?

A chi fanno paura le donne libere di decidere della propria vita, di andare e venire, di fare scelte consapevoli? In Arabia Saudita, tornando al tema di questo blog, andare in bici per le donne è legale solo dal 2013. Vestite in modo da non irritare la morale pubblica, secondo la modestia che l’Islam impone all’estetica, le donne di quel Paese possono andare in bicicletta solo in spazi circoscritti e ristretti come cortili o giardini: possono solo pedalare in cerchio, mai da sole e sempre accompagnate da un uomo.

In Iran, le donne in biciclette sono viste come una minaccia per la morale, anche se pedalano con pantaloni lunghi e stretti alla caviglia, con le maniche lunghe e con il velo. Dal 2016, anche alle iraniane è stato vietato di pedalare in pubblico. Nel maggio del 2019, il procuratore di stato ha ribadito il veto “sull’atto peccaminoso” del pedalare e l’intenzione di istituire un Ufficio per la promozione della virtù e della prevenzione del vizio. Un divieto male accettato. Il quotidiano iraniano dw.com ha raccontato, il 10 luglio 2019, dell’ambientalista ciclista Lida Kaveh. Rapita nei quartieri occidendali di Teheran, ha rivelato, dopo essere stata rilasciata, 10 giorni dopo, che era stata fatta scomparire per un supposto commercio di organi. Un fatto di una violenza inaudita.

A questo proposito leggi anche In bici diventiamo tutti uguali. Anche allo stadio. Ma non in Arabia Saudita.

Un segnale di speranza, da quell’angolo di mondo, è arrivato per voce di una giovane araba 25enne, di nome Baraah Luhaid che di recente ha creato Spokes Hub, la prima community virtuale di ciclisti e cicliste che ha come base un negozio di biciclette e bike centre, un piccolo snodo di smistamento di informazioni sulla bici e i viaggi in bici. Pare che la fanciulla stia anche disegnando una speciale tunica da donne, con i pantaloni, per andare in bicicletta senza offendere i pregiudizi della cultura dominante. L’Arabia resta un paese in cui le donne libere fanno paura. Ma non è il solo.

scarpette rosse giornata contro la violenza sulle donne, scarpe da tango in zona Ticinese a Milano, ph Mariateresa Montaruli

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