ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

La Sardegna riapre le sue più belle spiagge

In Sardegna sono state aperte le spiagge. Saranno sicuramente applicate misure di distanziamento, sia sull’arenile, sia durante il bagno a mare, questo non ancora permesso. Vero tesoro dell’isola, eccezionalmente lunghe e profonde, con finissima sabbia bianca frutto dello sgretolamento di rocce calcaree o granitiche, le spiagge sono dunque aperte per passeggiate e attività all’aperto, raggiungibili anche a piedi e in bicicletta, meglio in mountain bike. Con un paesaggio di dune e macchia mediterranea spesso punteggiato da una torre di avvistamento, le spiagge sarde sono uniche in Italia per ampiezza, perfette per garantire la distanza purtroppo ancora necessaria nella fase di post emergenza Coronavirus. Ecco dove andare.

Le più belle spiagge della Sardegna: a piedi o in bici

Costa sudorientale: Porto Giunco, Cala Sinzias e Campulongu

La spiaggia di Porto Giunco, a Villasimius, è tra le più spettacolari del Mediterraneo. Con acqua color cristallo, sabbia fina e bianchissima, lo stagno di Notteri che la contiene da ovest e il promontorio di Capo Carbonara con una Torre Spagnola a sud. Al largo, l’Isola dei Cavoli con un faro utilizzato per ricerche botaniche dall’Università di Cagliari. L’assenza di ostacoli naturali, ad ovest, garantisce a questa spiaggia tramonti da deserto. Bella è anche la Marina di Santu Perdu detta anche Cala Sinzias, più a nord, in direzione Costa Rei – Cala Pira, che ha la stessa qualità di sabbia e fondali di Porto Giunco, ma è meno estesa e affollata.

Una spiaggia considerata “minore”, ma bellissima, specialmente al tramonto, in virtù della sua esposizione a ovest, è Campus detta anche Campulongu, appena fuori l’abitato di Villasimius. Meno scenica e profonda di Porto Giunco, è particolarmente lunga quindi godibilissima anche in piena estate, delimitata da una lingua di pineta. Alla ricerca di frescura, dopo il mare, si esplora l’entroterra: tra pianori di agrumi e fichi d’India, si alza il fitto bosco del Monte dei Sette Fratelli.

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Porto Giunco con lo stagno di Notteri alle spalle

Costa Orientale: Cala Goloritzé

Per arrivare a Goloritzè, una delle spiagge più spettacolari del Golfo di Orosei, si raggiunge Baunei e, dopo 2,5 km in direzione dell’altopiano del Golgo, si prende lo sterrato che porta a Punta Ginnircu che si percorre per 8,5 km in direzione dell’ovile Piras. Comincia così, procedendo a piedi, l’incontro ravvicinato con corbezzoli e lecci secolari, su un sentiero sassoso, ma alla portata di tutti che, da un’altezza di 300 metri, porta in un’ora circa al livello del mare, tra ginepri, lentisco e terebinto. Man mano che si avanza, ecco apparire le prime grotte e la grande guglia paradiso dei free-climber, Punta Caroddi, alta 140 metri. Ci si affaccia alla passerella di legno che facilita la discesa nell’ultimo tratto ed ecco apparire le pareti strapiombanti di Cala GolorItzé, i massi color borotalco srotolati dalla falesia, gli scogli che spezzano l’uniformità del blu-turchese. Uno spettacolo che rimane negli occhi anche quando, di ritorno all’ovile del pastore, si è accolti, sotto una capannuccia di ginepro, dalla ricotta appena fatta.

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Cala Goloritzé

Costa Settentrionale: Isola Rossa

Gallura autentica e minore affollamento sulla lingua di sabbia che sfila, a forma di arco allungato, davanti al grande scoglio dell’Isola Rossa, a est dell’omonimo abitato. Alcune mappe la chiamano Sa Marinedda, altre Baia Trinità. Ma con il nome di Isola Rossa non si sbaglia. La si può raggiungere da Castelsardo, in direzione di Santa Teresa di Gallura, dopo circa 26 km, deviando verso il paese. Ma attenzione: mondanità zero da queste parti. Parla il territorio, non il gossip.

Da qui vale la pena buttarsi nell’entroterra, verso quella Gallura interna rivestita di querce da sughero e disegnata da curiose, talvolta mostruose concrezioni di granito, con gli stazzi, le casette rurali con l’orto e la piccola vigna, equivalenti a piccole masserie, dispersi sugli aridi altopiani. Per un tuffo nella wilderness, anche in mtb, c’è il parco del Monte Limbara, un massiccio granitico che arriva a 1362 metri modellato in dentellate guglie rocciose, torri e spuntoni di una bellezza spettacolare. È qui che si viene alla ricerca di frescura, tra boschi di lecci e corbezzoli dove cresce la rara peonia o rosa del Limbara, tagliati dai sentieri dei carbonai. Seguendo il tracciato delle Riserva Forestale si arriva, a quasi 1000 metri di quota, ai caratteristici Li Conchi, anfratti scavati dalla natura nei blocchi di granito, usati dai pastori sulle strade della transumanza fino a cento anni fa. Sembra di essere caduti nel film Picnic ad Hanging Rock.

spiaggia dell'Isola Rossa
La spiaggia dell’Isola Rossa

Costa Occidentale: Sa Mesa Longa, Is Arenas, Piscinas e Torre dei Corsari

Sa Mesa Longa è conosciuta dai soli locali e non è facile da trovare. Quindi abbiate pazienza e seguitemi. Dalla SS 292 tra Santa Caterina di Pittinuri e Riola Sardo, s’imbocca per 11 km la deviazione che conduce a Putzu Idu. Si prosegue lungo l’istmo che costeggia lo stagno di Salina Manna fino al parcheggio di in località Mandriola. Da qui, tenendo il mare sulla sinistra, s’imbocca il sentiero costiero che, in leggera salita, raggiunge, nel promontorio di Capo Mannu, una distesa di finocchio selvatico, elicriso, fichi, rosmarino, con la viola ciocca che spunta dalla sabbia, le torri Sa Mora e Capo Mannu.
Sa Mesa Longa si apre alla vista in basso, spettacolare cala a forma di doppia mezza luna con un isolotto nel mezzo. La sua falesia è un libro aperto: racconta che il promontorio altro non è che una duna di sabbia portata dal vento, che si è fossilizzata nel tempo.

Poco più a nord, si allunga spettacolare la spiaggia di Is Arenas, nella penisola del Sinis. Profonda e lunga 5 km, è quel che resta del più vasto deserto di sabbia d’Europa: quasi 3.000 ettari, trasformati nel 1955 in pineta con l’intento di arginare la desertificazione. Nell’immediato entroterra, Monte Prama è il sito di ritrovamento dei Giganti del Sinis: 28, forse 30, guerrieri nuragici alti 2 metri, in pietra arenaria, sbriciolati in 2000 pezzi, risalenti al VII a.C. Scoperti nel 1974, le teste con le trecce alla maniera gaelica, sono adesso esposti al Museo Archeologico di Cagliari e in quello di Cabras. Difendevano il grande deserto che era Is Arenas di qualche secolo fa.

Una buona mezz’ora di strada bianca in parte asfaltata, tra lecci, uva selvatica e arbusti di ginepro. Ai margini dello sterrato qualche impronta leggera: il cervo è sempre stato qui: non era impossibile, fino a qualche tempo fa, vederlo avvicinarsi all’asciutto Riu Piscinas e ai resti della spettacolare Laverìa di minerali Naracauli dove, un bel po’ di anni fa, per la gioia di uomini e cervi, danzò la ballerina Alessandra Ferri. La macchia si abbassa in arbusti di lentisco, erica e mirto. E all’improvviso si trasforma in un deserto di sabbia, cinto da un cordone di dune dorate. Nella sabbia s’intravede il tracciato di un trenino a scartamento ridotto usato, nel secolo scorso, per il trasporto di minerali, ma anche per portare a mare, in ombrellino e gonnelloni, le mogli dei dirigenti della vicina miniera. Non ci sono costruzioni in questo tratto di costa tra Capo Pecora e Punta Fenu Struvu la cui spiaggia, Piscinas, arriva a spingersi fino a 100 metri verso l’interno. Poco più a nord, sempre lungo la Costa Verde, è bello arrivare a piedi fino alle Torre dei Corsari: altra spiaggia, alte dune, altro spettacolo.

Costa Sudoccidentale: Porto Pino e Chia

Da Sant’Anna Arresi, nel Sulcis-Iglesiente, nella cui piazzetta un nuraghe affianca, in modo felice e curioso, la chiesetta del paese, si segue il richiamo del mare e si arriva in pochi minuti di auto al villagetto di pescatori di Porto Pino. Ci sono poche barche nel porto canale, ma tanta luce sulle dune, chiamate anche Is Arenas Blancas, che proteggono una delle più belle spiagge del sud. Anche qui, per arrivare dove non c’è praticamente nessuno, bisogna scarpinare. Ma ne vale assolutamente la pena. La sabbia, bianchissima, è impalpabile e solo i pini di Aleppo insieme all’euforbia e al ginepro coccolone cingono questa baia dalle acque pallide esposta ai venti dell’ovest, lambita dalle lagune del Maestrale e del Brebeis.

dune di porto pino
Le dune di Porto Pino

Annunciata da una Torre in prossimità delle rovine della città fenicio-romana di Bithia venute alle luce, anni fa, durante una notte di tempesta. Sabbia impalpabile, mare celeste-cristallo, dune, macchia e stagni, questa infilata di spiagge bianche lunghe 3 km porta i nomi di Cala Campana, Su Giudeu e Cala Cipolla. Parte da qui una delle strade costiere più belle della Sardegna e d’Italia.

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Le spiagge di Chia
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