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ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Piccola storia della bicicletta e del perché sono grata alla ruota

“Si può pedalare su biciclette con ruote quadrate?”. Il quesito, titolo del primo problema allo scritto di matematica della maturità scientifica del 2017, era su tutte le news. Non so cosa ne abbiano pensato i maturandi, ma per me, pur ammantata di equazioni e sistemi complessi, che si parli della bici è un bene. Le ruote quadrate esistono. È dimostrato al Momath Museum of Mathematics di Manhattan. Una sala del museo, “the coolest thing that ever happened to math”, esibisce una pedana il cui profilo soddisfa alcuni precisi requisiti di “curva catenaria”, una gobba meno appuntita della parabola, su cui di recente ci è salito anche Jeremy Irons con il suo cane.

Storia della bicicletta: la ruota più antica

Della bici con le ruote quadrate non so niente di più. Né so dirvi perché la teoria matematica dei controlli non spieghi perché si possa andare in bici senza mani o perché una bicicletta spinta in avanti a una velocità sufficientemente sostenuta rimanga in equilibrio per un tempo lungo. So invece che la prima ruota fu inventata circa 5000 mila anni fa in Mesopotamia. Il suo esemplare più antico e più grande, tutt’altro che integro, due tavole di legno di frassino tenute insieme da cunei di rovere, fu ritrovato nel 2002 da un team di archeologi nelle Paludi di Lubiana, in Slovenia. A questa ruota tutt’altro che quadrata dobbiamo noi ciclisti essere grati. Qui è iniziata la storia della bicicletta.

storia della bicicletta: l'evoluzione del velocipede

La Draisina, antenata della bici

La prima bicicletta, come vi ho già raccontato qui nell’articolo sul barone Karl von Drais, fece il suo esordio il 12 giugno 1817, esattamente 200 anni fa, su un percorso di appena 7 chilometri tra Mannheim, in Germania, e una stazione di posta di Neckarau. Era fatta da una robusta trave di legno che sosteneva la sella, un appoggio per le braccia, un manubrio collegato alla ruota anteriore anch’essa, come la posteriore di legno. Aveva anche un freno rudimentale dato da una corda che attivava una paletta bloccante la ruote posteriore. Dal nome del barone, prese in seguito, specie fuori dalla Germania, il nome di Draisina.

Il velocipede

Denis Johnson, un costruttore di carrozze londinese, ebbe l’idea di sostituire i componenti di legno in ferro: produsse esemplari in ferro forgiato, più leggeri e con lo sterzo migliorato. Acquistata per lo più da danarosi borghesi, la sua bicicletta fu chiamata Hobby horse o Dandy horse. Nel 1861, la rivoluzione della ruota fece un ulteriore passo avanti con l’introduzione dei pedali. In quell’anno, Pierre Michaux, fabbro con officina a Parigi, applica una coppia di pedali al mozzo della ruota anteriore della draisina, presentando il nuovo aggeggio, il velocipede, all’Exposition Universelle. Le ruote in legno cerchiate di ferro e il sistema frenante ereditato dalle carrozze suggerirono agli inglesi il nome boneshaker, scuoti ossa. Il velocipede era comunque pesante e lento. La soluzione arrivò sotto forma di una più grande ruota anteriore, alta fino a 2 metri, raggiungibile con ben 6 scalini; raggi e telaio più leggeri.

Il biciclo

L’evoluzione della bici si trasferisce a Coventry, in Inghilterra. Visto il rapporto diretto tra giro di pedali e giro della ruota, il desiderio di una maggiore velocità porta a ingigantire la ruota anteriore fino alla massima estensione della gamba del ciclista. Nelle ruote dei nuovi bicicli i raggi arrivarono a superare il metro.

storia della bicicletta: donna in biciLa donna sale in sella

Nel 1879, H.J. Lawson brevettò un biciclo con trasmissione a catena solidale con la pedaliera, mediante un ingranaggio posto sotto la sella, uno in corrispondenza del mozzo posteriore. Intorno al 1889 fece la sua comparsa il telaio chiuso a forma di trapezio, in uso ancora oggi, e la dimensione della ruota anteriore cominciò a ridursi. Migliorie che consentirono alle donne di montare facilmente in sella come si vede in questo video.

Nasce il pneumatico con la camera d’aria

Colui che fece qualcosa di più e di meglio non fu un ciclista, un meccanico o un tecnico, ma un veterinario. È del 1889 la produzione dei primi tubolari in gomma vulcanizzata riempiti d’aria. Fu lo scozzese John Boyd Dunlop, di professione veterinario, a confezionare la prima camera d’aria con gomma in foglia dello spessore di 1 mm, saldata alle due estremità da un’altra soluzione di gomma. Il copertone era costituito da due liste di grossa tela gommata, una sopra, una sotto, la prima più larga, in modo che avanzassero i due lembi laterali che avrebbero permesso il fissaggio, con la colla, al cerchio. La valvola della camera d’aria era a tubetto, poco dissimile da quelle attuali.

Il battesimo della camera d’aria applicata alle ruote di un triciclo avvenne il 28 febbraio del 1888. Intorno alle 10 di sera, Dunlop se ne andò a fare un giro in campagna. I pneumatici ressero magnificamente alla prova. L’indomani ordinò alla casa produttrice Edlin & Sinclair di Belfort un triciclo senza ruote, che fece da sé. Ormai trasferito a Belfast, il medico aveva l’intenzione di dare sollievo al figlio di 9 anni che, andando a scuola sulle strade acciottolate della città, sobbalzava non poco con le ruote piene. Il 7 dicembre dello stesso anno, ispirato dal rimbalzare dei palloni, lo scozzese otteneva il primo brevetto per “una camera di caucciù, o altra materia conveniente, per contenere aria sotto pressione o altro, da fissarsi alla ruota nel modo che sarà ritenuto più conveniente”. La valvola aveva la funzione di “impedire che l’aria sfuggisse”.

Dell’inventore si dice che avesse gli occhi vispi, l’attitudine cordiale, un carattere improntato alla tenacia e all’immaginazione, privo però di senso per gli affari. Ciò nonostante, per lanciare la sua invenzione, affidò il suo pneumatico da bicicletta a un corridore di nome Hume, iscritto alla corsa ciclistica, la Belfast Queen’s Sport del 18 maggio del 1889. Hume sbaragliò tutti quanti.

Storia della bicicletta: catalogo per pneumatici Pirelli
Un catalogo di pneumatici conservato alla Fondazione Pirelli a Milano

Michelin e Bosch

Nel 1892 furono i fratelli Michelin a introdurre pneumatici smontabili abbinando il copertone esterno a una camera d’aria separata. Due anni dopo, nella fabbrica di Milano, Pirelli lancia i suoi primi pneumatici. Saranno utilizzati, nel 1909, al primo Giro d’Italia, da decine di corridori. Gli altri componenti ancora presenti sulle nostre bici vennero sviluppati entro al fine del XIX secolo. Una somma d’invenzioni che ci permette di spostarci a una velocità tripla impiegando la metà dell’energia necessaria a parità di distanza. Nel 1923 l’azienda del visionario Robert Bosch introdusse la luce dinamo per biciclette, costituita da una dinamo e un proiettore: fino agli anni 1960 ne sono state prodotte 20 milioni.

I fili del cambio

Nel tempo, la bicicletta si è dotata dei cambi, un’innovazione degli anni 1930. Del 1984 è l’introduzione dei pedali a sgancio rapido mutuati dagli agganci degli sci, usati per primi al Tour de France. Il 1987 vede l’apparire delle prime leve dei freni con i fili incorporati. Ecco perché il regolamento dellEroica fissa quest’ultimo anno come lo spartiacque tra le bici moderne e quelle d’epoca.

La bici elettrica

Nel 2012, tre anni dopo la sua fondazione, la Bosch eBike Systems si è affermata come leader del mercato europeo per l’ebike. Il problema del peso della batteria è stato risolto nel 1991 con l’introduzione degli ioni di litio. Cosa c’entra alla fine la matematica? Pare che Einstein che di matematica e fisica se ne intendeva non poco abbia affermato che le idee migliori le avesse avute in bicicletta. Un motivo in più per essere grati alla ruota. Quadrata o rotonda che sia. Raccontata benissimo in questo bellissimo video.

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche l’articolo sulla Bicicletta elettrica da donna.

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