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Riforma dello Sport: nasce la figura del “lavoratore sportivo” che non discrimina più le donne

Lo sport cessa di essere una delle ultime isole di discriminazione di genere. La riforma dello sport appena approvata al Senato e già controversa riconosce, dopo 20 anni di battaglie da parte di ASSIST, l’Associazione Nazionale Atlete, la nuova figura di “lavoratore sportivo”. Un fatto che supera l’applicazione della famigerata quanto obsoleta legge n. 91 del 23 marzo 1981, fatta ad hoc per il calcio, che delegava alle Federazioni il riconoscimento del professionismo nello sport. Come è noto, tutte le atlete donne, cicliste incluse, erano fino ad oggi semplicemente dilettanti: nessuna tutela previdenziale, nessuna licenza di maternità, nessuna garanzia di guadagni, a prescindere dal numero di coppe, titoli o medaglie vinte. Lo sport femminile, come in una commedia di Totò, era affidato all’arte di arrangiarsi con sponsor, contratti, assunzioni presso i Carabinieri e la Polizia.

La Riforma dello Sport a favore delle donne

Voluto dal sottosegretario al Consiglio dei Ministri Giancarlo Giogetti, il decreto legge suona come un  primo passo nella direzione dello sradicamento delle discriminazioni. In primis, la riforma vuole promuovere e accrescere la partecipazione e la rappresentanza delle donne nello sport, garantendo parità di genere nell’accesso alla pratica sportiva. In materia di professioni, sia nel settore dilettantistico sia in quello professionistico, sono previsti, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della riforma, decreti attuativi che disciplinino il rapporto di lavoro sportivo riconosciuto “specifico” e all’insegna delle pari opportunità.

Viene così individuata, superando lo scoglio del professionismo non riconosciuto alle donne, la figura del lavoratore dello sport che possa aver accesso a polizze assicurative e fondi di previdenza. L’articolo 8, comma E indica espressamente che le associazioni sportive debbano provvedere a tutelare gli/le atlete da molestie, violenze di genere e condizioni di discriminazione, come previsto dalla Carta Olimpica. Per le donne atlete, cicliste e non solo, si apre un nuovo capitolo “all’insegna della dignità”, ha commentato Luisa Rizzitelli, presidente di ASSIST. Un nuovo mondo.

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