ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

La nuova pista ciclabile Bressanone Val di Funes

C’è una nuova pista ciclabile in Alto Adige. Inizia a Bressanone (559 metri) in direzione di Albes. Segue poi il sentiero n. 9 verso Kasserol (838 m), Guflfelder (898 m), per Tiso (962 m) via Miglanz (1083 m) fino a San Pietro (1154 m). Prosegue per Pizzago e Weissenbach per poi arrivare nel parcheggio St. Maddalena Ranui/Waldschenke a 1.350 metri di altitudine. Si tratta di 14,4 km, con 967 metri di dislivello, da percorrere al meglio con una bicicletta a pedalata assistita. In partenza o, tornati a casa, non dimenticate che Bressanone è una delle cittadine più interessanti di tutto l’Alto Adige. E anche una delle più amiche della bicicletta.

Il 13 giugno ha riaperto la Sky Line, il percorso più lungo, 6,6 km, del Bikepark di Bressanone, con 1.000 m di dislivello. Le restanti tre line del Brixen Bikepark disegnato dagli esperti di Gravity Logic apriranno a luglio. Tutti i tracciati sono raggiungibili con la cabinovia Plose. In collaborazione con la scuola di ciclismo Plose Bike, Bressanone propone un vasto programma di tour guidati in bicicletta. Gli appassionati di enduro hanno la possibilità di fare un giro in bicicletta sul percorso della Hero, mentre le coppie con bambini possono aderire al Family Tour a Naz-Sciaves. Con la mtb a pedalata assistita si arriva in Val di Funes e sull’Alpe di Velturno.

Albes sulla ciclabile Bressanone Val di Funes
il paese di Albes, ph. Markus Ranalter

Bressanone, da scoprire prima o dopo l’uscita in bicicletta

La cittadina più antica della porzione meridionale del territorio che venne chiamato Tirolo, alla confluenza della Valle Isarco con la Val Pusteria, è vivace, frizzante, trasudante storia ad ogni angolo. Quieta solo di notte quando, fortemente atmosferica per l’illuminazione del Duomo e dei Portici, finalmente tace. Per quasi 800 anni, Bressanone fu dominata dai Principi-Vescovi. Nel 1500 e 1600 trasformarono la cittadella medioevale in una piccola capitale rinascimentale, ingentilita da elementi di gusto barocco, stile che resta dominante. L’esplorazione comincia da sud, dall’imponente Palazzo Vescovile costruito nel 1250 e ristrutturato in forme rinascimentali nel 1600. Una sezione del suo museo è dedicata ai presepi con figurine intagliate nel legno e dipinte, di manifattura tirolese. Si dice che, per collezione di presepi, sia il più ricco del mondo.

In via dei Portici Minori, le case sono di fondazione tardomedioevale, ricostruite dopo l’incendio del 1444, alte e strette per sfruttare il poco spazio a disposizione, con le botteghe mercantili sotto le arcate, le abitazioni ai piani superiori e nel retro i magazzini illuminati da cavedi coperti. Uno schema che si ripete anche nella più ariosa via dei Portici Maggiori.

Caratterizzato da due imponenti torri campanarie che stringono la facciata, il vicino Duomo è costituito da diversi edifici che hanno subito rimaneggiamenti. La chiesa originaria risale agli inizi del X secolo. Distrutta da incendi nel 1174 poi nel 1234, assunse l’aspetto attuale, con gli interni barocchi, nel corso del XVIII secolo. Era nel Duomo che sostavano le processioni di pellegrini provenienti dal Brennero. Per fare conoscere ai viandanti le sacre scritture, volte e pareti sotto i portici furono affrescati con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento. In una delle arcate è ritratto Eleazaro, soldato maccabeo colto nell’atto di trafiggere il ventre di un elefante carico di soldati nemici. Ignaro di come fosse realmente un elefante, il pittore ritrasse il pachiderma come una grande pecora con la proboscide a trombetta desunta dalla lettura della Bibbia.

C’è una tappa golosa nell’attiguo Vicolo del Duomo. Si tratta dello storico ristorante Oste Scuro dove, nel XVIII secolo si mesceva il vino dei Canonici del Duomo. Un fatto che, per espressa disposizione dei prelati, poteva solo avvenire fino al calare delle tenebre. È per questo e per il colore rosso scuro del vino, che l’osteria, frequentata di soppiatto anche in piena oscurità, porta il nome attuale. L’ambiente, estremamente accogliente, vanta due antiche stube. Il menu spazia tra zuppe, agnello, costine e duetto di cervo con crèpes di grano saraceno e contorno di cavolo rosso. D’estate si apparecchia sotto il pergolato esterno.

Eccoci quindi attraversare l’ariosa piazza Duomo, scenografico palcoscenico, in dicembre, del mercatino natalizio. Dietro la chiesa si trova un indirizzo prezioso, il piccolo ma interessante Museo della Farmacia, una raccolta di vecchi boccali, vasi in legno da erbe, vetri e maioliche da unguenti, allestita dalla farmacista Elizabeth Peer in una casa medioevale con stube e antica stufa di maiolica.

In pochi passi, da qui, si raggiunge l’Aquila D’oro, storico albergo di 28 camere, con affaccio sul fiume Isarco, il cui nucleo più antico risale al 1500. La sua parte migliore sono gli spazi comuni dove ancora, nelle volte e in qualche bel particolare come la stube della sala colazione, si respira la storia.

Si procede in via Mercato Vecchio per una sosta golosa alla Pasticceria Pupp che ha fama di essere tra le migliori dell’Alto Adige. Proseguendo in direzione nord, in via Rio Bianco, si trova l’Hotel Elephant, l’indirizzo storico per eccellenza di Bressanone. Si racconta che dall’antica stazione di posta, sia passato, alla fine di dicembre del 1551, proveniente da Genova e diretto a Vienna, l’arciduca Massimiliano d’Austria con un seguito del tutto particolare: un elefante indiano, dono di Giovanni III, re del Portogallo. L’elefante rimase in città fino al 2 gennaio 1552 suscitando grande stupore. L’oste di allora, tale Andra Posh, affidò qualche anno dopo al pittore brissinese Lenhard Mair il compito di immortalare l’evento in un affresco sulla facciata della casa ribattezzando la locanda la Casa dell’Elefante, come risulta da un registro del 1587. Tutto o quasi è cambiato da allora: la stazione di posta si è trasformata in un albergo, ma l’affresco, spettacolare, è rimasto. Tra i Locali Storici d’Italia, l’Elephant ha belle stube di pino cembro con finestre a sporto, stufa di maiolica e vetri policromi con il simbolo del pachiderma. Ci sono quadri e mobili d’epoca negli spazi comuni e una saletta con le volte a vela che conserva una raccolta di presepi del 1700.

 

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