ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Pirenei in bicicletta: sulla grande salita del Col du Tourmalet, tra tango e nuvole

Venti km, una pendenza media del 7,4%, massima del 10,2, con un dislivello di 1.404 metri. Questo è il pedaggio da pagare per arrivare, da Luz Saint Saveur, negli Alti Pirenei, al Col du Tourmalet, il passo montano ciclistico più famoso del Sud della Francia: mitico quanto il Mont Ventoux, tappa fissa o quasi del Tour de France e di chiunque approcci i Pirenei in bicicletta. La prima corsa ciclistica sul Col du Tourmalet risale al 18 agosto 1902, un certo Concours de bicyclette de tourisme organizzato dal Touring Club de France. Il Tour de France ci passa per la prima volta nel 1910, nella tappa Bayonne – Luchon. All’arrivo, il vincitore Octave Lapize definisce, con un fil di fiato, “assassini” gli organizzatori che lo avevano inserito nel percorso. Scandito ad ogni chilometro da pannelli che segnalano i chilometri rimanenti all’arrivo e la pendenza media del chilometro successivo, il Tourmalet fa parte della Strada dei Passi Mitici del Tour de France negli Alti Pirenei: 120 km che snocciolano anche il Col d’Aubisque, del Soulor, d’Aspin, d’Azet-Louron e di Peyresourde, i passi che nel 2018, per la prima volta sono stati chiusi al traffico motorizzato per un’intera settimana, dalla fine del Tour de France. L’operazione chiusura, chiamata Pyrénées Cycl’n trip è sostenuta dall’agenzia di viaggio specializzata la Boutique des Pyrénées che si occupa si prenotare il pernottamento e spostare i bagagli.

Pirenei in bicicletta Col du Tourmalet dopo Barège
Verso il Col du Tourmalet dopo Barège

Pirenei in bicicletta

La salita al Tourmalet offre la stessa pendenza media sia che la sia affronti da est sia da ovest. Io l’ho intrapresa da ovest in bicicletta e da est in auto e ballando. Tra tango e stelle ecco la mia prima volta nei Pirenei in bicicletta.

1° giorno, la Riserva del Cielo Stellato

Una strada di campi di mais e paesini costruiti con i ciottoli di fiume, mi sta portando da Tarbes verso le nuvole, prima della Spagna, al di qua del Cammino di Santiago. Sono qua, per ritrovare un vecchio amore: il tango, da ricercare nelle milonghe del Festival di Tarbes, il più antico di Francia. A Beaudéan, di passaggio verso l’Osservatorio Astronomico del Pic du Midi, ci salutano i pupazzi di pezza, le Mounaques. A tutt’altezza e vestiti di tutto punto, sono coppie, vecchietti, bambini o ciclisti seduti su panchine e davanzali che ricordano la vecchia usanza di frapporre ostacoli tra l’amato e la casa dell’amata, prima del fidanzamento.

Pupazzo di pezza in bicicletta nei Pirenei
Pupazzo di pezza nei pressi del Lago di Peyolle

Il fiume Ardour scorre allegro lungo la strada con i suoi massi affioranti. Nel cielo nessuna promessa di un tramonto più ampio. A Ste Marie de Campan si lascia l’indicazione per il Col d’Aspin e i bei boschi del Lago di Payolle per virare a ovest verso il Tourmalet. La strada comincia a salire. Avevo 28 anni quando sono venuta per la prima volta a bagnarmi in questi ruscelli, in compagnia di un uomo, una chioma di immensa di capelli bruni e altrettante illusioni.

Da La Mongie si comincia a sentire l’altitudine e a intravedere i picchi, le vette puntute di cui sono fatti i Pirenei, granitici e meno soggetti all’erosione. La strada è stretta e l’asfalto ricucito nel mezzo. Con il traffico motorizzato non è facile per i ciclisti. Sarebbe meglio evitare luglio e agosto o venire alla fine del Tour de France quando i passi vengono chiusi a traffico come nelle Dolomiti.

Stasera, comunque, ho con me solo le scarpe da montagna e i sandali da tango. Immersa nel schiuma impalpabile delle nuvole, con due tronconi di cabinovia, sto per salire a 2.877 metri di altitudine e a 4° di temperatura. Dopo 3 anni dedicati alla bicicletta, riprendo stasera a ballare il tango: per sua natura così notturno, così intimo, così impegnativo per le gambe, entrato presto in contrasto con la solare e sociale pedalata sportiva.

Pontone panoramico nell'Osservatorio del Pic du Midi
Pontone panoramico nell’Osservatorio del Pic du Midi

L’Osservatorio del Pic du Midi

La milonga è organizzata sulla terrazza panoramica dell’Osservatorio del Pic du Midi. Un osservatorio nato meteorologico, 140 anni fa, il più antico di montagna nel mondo, dotato di cupole (una eccezionalmente equipaggiata per l’osservazione del Sole), di planetarium, di un piccolo museo, di un quartiere scientifico, di ristorante e camere che possono ospitare fino a 27 persone per la notte. Aperto al pubblico solo nel 2000, anno di costruzione dell’attuale telecabina, l’Osservatorio è stato meta fino al 1952 di trekker e scienziati che ci arrivavano a piedi o a dorso d’asino. Il Pic du Midi è anche Riserva Internazionale del Cielo Stellato: la sua localizzazione di avanposto rispetto al massiccio dei Pirenei fa sì che l’aria sia pura, stabile, priva di inquinamento, ideale per l’osservazione delle stelle.

Le nuvole del tango

Stelle che non ho visto. Ho ballato sulla terrazza di cemento, una pista per niente adatta, avvolta dalle nuvole, con luci rosse, a terra, che proiettavano effetti onirici. Quanto è bastato per accendermi, pur nel freddo dell’altitudine, un tepore interiore e invasivo: la nostalgia del tango.

tango sulla terrazza dell'Osservatorio del Pic du Midi
Tango sulla terrazza dell’Osservatorio del Pic du Midi

Che cos’è il tango (ciclisti astenersi dalla lettura)

Incontro ravvicinato, negoziazione dello spazio condiviso, rimedio omeopatico contro la fascinosa decadenza di Buenos Aires, il tango prende forma a fine 1800 sulle sponde del Rio del la Plata. Nasce alle periferie di Buenos Aires e Montevideo, evoluzione di quella camminata apparentemente stanca, al tempo goffa e arrogante, dei gauchos della Pampa ormai inurbati. A quel tempo, l’ondata di emigranti dal Vecchio Mondo produce un ibrido sociale che, in mancanza di una lingua unica, comunica sulle note del bandonéon, lo strumento portato dagli ungheresi, dai francesi e dai tedeschi che sostituisse l’organo nelle messe dei villaggi.

Miscela unica di musica, poesia cantable e ballo di coppia, il tango è una possibilità infinita. Con i suoi testi, aveva osservato cinicamente Borges, ci si potrebbe scrivere l’unica Divina Commedia argentina. La metafisica dello sradicamento, degli incontri fuori tempo e della perdita imminente trovano argine, nel ballo, in una geometria precisa, ma improvvisata di passi e sequenze: un disegno di passi avanti, indietro e laterali, “otto” e mezze lune, le figure tracciate dai piedi sul terreno, segnate da accelerazioni, decelerazioni e fermate all’interno del cilindro dell’abbraccio.

L’uomo propone e la donna, impercettibilmente in ritardo, risponde, in un gioco di resistenza e di fluido galleggiamento al suolo proprio al tango. Estranei, ci si accosta e ci si allaccia, seno a petto, fronte a tempia, pronti a camminare in linea retta nella direzione contraria a quella delle lancette dell’orologio. Prendersi e lasciarsi, risucchiarsi e respingersi, riconoscersi e voltare il capo. Nell’impossibilità, ancora una volta qui nelle nuvole, sotto un cielo che di suo è senza dubbio stellato, di diventare uno.

tornante in discesa dal Col du Tourmalet nei Pirenei
Scendendo dal Col du Tourmalet

2° giorno: il Col del Tourmalet in bicicletta (tanguero astenersi)

La bicicletta mi aspetta a Luz-Saint-Saveur da Ardiden Vélo. Il Col du Tourmalet è il più alto nel Parco Nazionale dei Pirenei, ma non il maggiore nella catena montuosa che ha sul versante francese paesaggi più verdi, meno desertici e dirupati che in quello spagnolo. Inigo Collins, con i genitori proprietario del negozio e servizio di noleggio Ardiden, mi segnala il Cycling Lodge di Saint Savin, poco lontano, come buona base di alloggio bike friendly per una prossima volta nei Pirenei in bicicletta. So che anche la vicina Lourdes, servita dall’Italia da voli Ryanair, persa buona parte dei suoi pellegrini, vorrebbe riconvertirsi in chiave bike friendly, vista la sua prossimità ai grandi passi dei Pirenei. Lo ha già fatto l’Hotel Alba aprendo il Bike & Py, un locale a più anime, tipo bike café, in cui si noleggiano bici, si organizzano tour, si compra una maglia o un cafè.

Il Col du Tourmalet è una bella salita di 19 km, da ovest una successione di tornanti non troppo stretti e lunghi rettilinei dove, in discesa, a lasciarsi andare, si prendono velocità notevoli. Intorno un paesaggio squisitamente di montagna: mucche in libertà, case di granito trasformate in locande come l’Auberge la Couquelle, impianti di risalita all’altezza di Barèges. Nel complesso niente da mozzare il fiato. Spezzano il fiato senz’altro gli ultimi tornanti e l’ultimo chilometro al 10% di pendenza, tra la nuda roccia, l’Osservatorio del Pic du Midi, a vista, oggi con lo sfondo del cielo sereno. All’apice, ecco la statua del ciclista Octave Lapize. Al ritorno, mi attendeva un semi bagno rinfrescante, nelle acque del Bastan, con la mia border Laya.

La Route du Tour de France

Prima o poi, anche il passo del Tourmalet sarà mappato come emblematico, nell’ambito del progetto Route du Tour de France lanciato dalla società organizzatrice, l’ASO che intende lasciare un segno permanente sulle sue grandi salite. Il Col d’Isoard è stato il primo a essere etichettato nel 2017. Quest’anno è toccato al Col du Portet, lo straordinario valico a 2.215 metri, i cui ultimi 7 km, da sempre sterrati, sono stati asfaltati in occasione del Tour di quest’anno. Perché non farlo anche per la grandi salite del Giro?
Informazioni sugli Alti Pirenei in bicicletta su Altamonta, www.pyrenees-cyclo.com: itinerari, noleggiatori, alloggi, meteo.

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