ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Ebike Taurus, la prima bicicletta elettrica che è anche bella

Nascono sotto il segno del Sagittario e non del Toro le prime ebike italiane che, oltre alla funzione, esprimono cura per la bellezza e per il design. Sono decisamente belle le biciclette che ho visto circolare in via Brisa, in pieno centro di Milano, nella giornata di presentazione e di test, il 12 dicembre. Al compimento dei 110 anni di vita dello storico brand, l’operazione nasce in concerto con Zehus, la start up costola del Politecnico di Milano che ha sviluppato la tecnologia per rendere elettrica la ruota, posizionando il motore e batteria nel mozzo. Le nuove ebike in acciaio di Taurus, da donna con il telaio a rondine e con il manubrio artigianale, prive di cambio, hanno un uso esclusivamente urbano. Sono quindi concepite per un target cittadino, chic e smart che non ha paura dei furti e che non deve affrontare troppi dislivelli.

Sulla bontà della posizione del motore nel mozzo leggi anche Bici elettrica da donna: come scegliere.

Ebike Taurus: la bici elettrica made in Italy

Il sistema ZeHus prevede che il motore, la batteria e l’elettronica siano contenuti, a scomparsa, nel mozzo posteriore, gestiti dall’apposita app Bitride. Significa, in parole povere, che bisogna sempre avere con sé lo smartphone funzionante e carico per poterlo avviare. Il sensore di pedalata, una volta deciso il livello di assistenza sullo smartphone, si attiva solo pedalando all’indietro. Significa che non si può partire in salita, né si può sostare troppo tempo ai semafori. Per contro, il fatto che il motore si ricarichi pedalando all’indietro, quando si ha abbrivio o in discesa, consente virtualmente un’autonomia infinita, grazie alla tecnologia Kinetic Energy Recovery System.

ebike taurus da uomo
L’ebike Taurus da uomo

Un’app regola il livello di assistenza

Le biciclette sono in visione nello showroom di Palazzo Gorani, in via Brisa, fino al 21 dicembre. Bisogna provarle per valutarle. Bisognerebbe usarle. E adottare anche un cambio comportamentale. Fino ad oggi, se si escludono le bici elettriche presentate qualche anno fa da Piaggio, le ebike sono normalmente dotate di un computerino collocato sul manubrio da cui si visualizzano dati, autonomia residua e livello di assistenza, quest’ultimo scelto in base al dislivello che ci si trova, istante dopo istante, ad affrontare. Personalmente, mi lascia perplessa il fatto di non poter variare il livello di assistenza se non tirando fuori lo smartphone dalla borsa. Collocare il telefono sul manubrio con gli appositi supporti non è mai stata una preferenza, tra scossoni e pavé, E ho anche qualche perplessità sulla rete di assistenza post vendita. Nel caso di problemi a chi ci si rivolge? Chi sa maneggiare questa tecnologia integrata? Che le biciclette siano belle è indubbio. Pesano 20 chili. Ignoro quale sia il dislivello, in città ad esempio come Roma, che possano superare.

Insieme alle biciclette è stato presentato un gilet ad alta visibilità, molto corto in vita (che non dà grazia al busto ma accentua le larghe circonferenze) sviluppato da CLARA Swiss Tech, pluripremiata start up nel mondo così in fermento della wearable technology. Il gilet incorpora sul davanti e sullo spalle luci ad alta luminosità che sono attivate da un piccolo device da attaccare al manubrio, che fungono da indicatori di direzione e servono a rendersi più visibili di notte. Non dimentichiamo che secondo il Codice della Strada, questi indicatori di direzione non sollevano il ciclista dall’obbligo di indicare la propria direzione con le braccia. Al contrario delle biciclette, iai miei occhi, i gilet non sono nemmeno belli.

Leggi anche Come scegliere la bici da donna: la city bike.

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