ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Daniela Isetti: perché mi candido alla presidenza della Federazione Ciclistica

Il ciclismo è una passione di famiglia: “mio padre era giudice di gara, mia madre direttore sportivo. Sono stati organizzatori di oltre 400 eventi di team giovanili, dilettantistici e femminili. Un settore in cui anche io ho gareggiato sia su strada sia su pista, tra i 13 e i 20 anni, senza grandi risultati. Quando ho smesso, ho cominciato a lavorare all’interno del mondo della Federazione Ciclistica: dall’ufficio stampa ai primi ruoli tecnici, poi in seno al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna (Isetti è nata e risiede a Salsomaggiore, ndr); quindi segretaria dell’Associazione dei team dilettantistici ACD, per arrivare al Consiglio Federale come rappresentante dei tecnici e contemporaneamente al Consiglio Nazionale Coni sempre in rappresentanza dei tecnici. Senza mai staccarmi dalle mie radici, la società in cui sono nata e cresciuta che ancora oggi fa attività giovanile fuoristrada e strada e organizza eventi per giovanissimi”.

Daniela Isetti: una vita nel ciclismo

Un curriculum che è ancora più articolato. Nel 2018, scrive la storica dello sport Antonella Stelitano nel suo Donne in bicicletta, Daniela Isetti “è stata nominata nella Women’s Commission dell’Uci, presieduta dall’australiana Tracey Gaudry che è anche la prima vicepresidente donna della storia della stessa Uci. La Commissione è stata voluta dal presidente Brian Cookson nel 2016, anno in cui è stato introdotto il World Tour, in sostituzione della Coppa del Mondo con l’idea di portare le squadre a un livello diverso, caratterizzato da contratti più seri, pagamenti sicuri, stipendio e premi più alti, un’organizzazione che si avvicini a quella degli uomini”.

La terza donna candidata alla presidenza della FCI

“Determinata, appassionata e tesa alla risoluzione dei problemi”, con 500.000 km nelle gambe per essere stata presente ai più svariati eventi ciclistici in tutta Italia, Daniela si racconta così alla scadenza del suo secondo mandato come vice presidente vicario della FCI, otto anni che si concludono con l’assemblea nazionale elettiva del 21 febbraio 2021, all’Hilton Rome Airport di Fiumicino, che la vede candidata alla presidenza, terza donna dopo Carla Giuliani e Norma Gimondi. Se eletta, sarebbe la seconda donna presidente di una federazione olimpica dopo Antonella Dallari eletta nel 2012 alla FISE, la Federazione Italiana Sport Equestri. “Sono stati otto anni di opportunità, utilissimi per acquisire la conoscenza dei meccanismi federali. Benché il fine ultimo della federazione sia olimpico, sono stata molto vicina ai settori giovanile, al centro studi, alla formazione e al turismo sportivo”. Alla Federazione Ciclistica che nel 2019 poteva contare su

  • 103.120 tesserati,
  • 3.087 società affiliate,
  • 440 professionisti (atleti e staff) in Italia e all’estero,
  • 4.238 gare organizzate

Il programma di candidatura

Daniela Isetti vorrebbe, con il suo programma di candidatura, impartire “un’immagine più moderna che non dimentichi però la nostra storia. Non stiamo sfruttando a pieno le possibilità di comunicazione nei confronti dei giovani rispetto a uno sport che è attrattivo e tecnologicamente molto avanzato” e che bisogna spogliare da vecchi stereotipi. I cardini del suo programma sono così riassunti:

  1. Semplificazione delle normative che regolano la vita della FCI, maggiore organizzazione gestionale, formazione continua.
  2. Rinnovata attenzione al territorio, ai progetti dedicati, alle società di base.
  3. Maggiore impulso al ciclismo giovanile e alla sua promozione, anche con borse di studio.
  4. Tutela degli atleti e delle atlete.
  5. Attenzione al ciclismo per tutti e a tutte le sue componenti (ciclismo amatoriale, cicloturismo, mobilità sostenibile): una card per tutti gli utilizzatori della bicicletta e promozione della mobilità dolce nelle scuole.
  6. Attenzione al ciclismo come stile, alla sua immagine e alla comunicazione globale. Valorizzazione dei settori pista e femminile e delle vittorie riportate.
  7. Maggiore attenzione alle problematiche di sicurezza negli allenamenti, in gara, nelle granfondo e nei cicloraduni, con particolare attenzione alle ciclostoriche.

In materia di cicliste donne

In materia di tutela dei diritti delle cicliste, un tema che riguarda le atlete di ogni sport, ricordiamo che nel dicembre del 2019 è stato approvato un emendamento alla legge di Stabilità che, introducendo la nuova figura di “lavoratore sportivo”, equiparava le donne agli uomini e assicurava un esonero dei contributi previdenziali e assistenziali per la durata di 3 anni, fino al 2022, fino a un massimo di 8.000 euro, per le società sportive che avrebbero firmato regolari contratti di lavoro sportivo con le atlete donne. Un’operazione, commenta Isetti, “legata alla possibilità delle squadre di avere budget che possano farsi carica di questi contratti”. Benché la FCI abbia optato per l’adozione del professionismo, “maschile o femminile che sia, la Federazione non può far nulla a questo proposito, né mi risultano squadre che abbiano utilizzato questo fondo”.

Come risorgere da un 2020 terribile

Reduce da un 2020 terribile, in cui la FCI “ha destinato 2 milioni di euro a sostegno del movimento ciclistico”, la candidata alla presidenza sottolinea comunque che “il ciclismo è stato il primo sport a ripartire, a metà luglio, grazie a un protocollo ben strutturato, e che abbiamo ospitato i Campionati Mondiali a Imola e quelli su pista a Fiorenzuola: un miracolo”. Per il 2021 prevede ulteriori agevolazioni al settore: incentivi per l’organizzazione di gare e manifestazioni, sgravi sulle tasse gara e sui costi del tesseramento. La creazione di un centro federale per il fuori strada è anche nei suoi progetti fondati su una griglia precisa: “il rispetto delle regole, del lavoro di squadra e degli avversari”. Tra gli intenti anche quello di valorizzare il sud e le isole come territori vocati all’attività ciclistica. “Sono serena, conclude Isetti, se fossi eletta, il giorno dopo inserisco la chiave e metto in moto”.

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