ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Cinque Terre in bici da corsa, tra presepi di mare, tramonti e vigneti estremi

Si possono percorrere le Cinque Terre in bici da corsa? Fino agli anni Sessanta non era possibile. La Via dei Santuari, meglio conosciuta come Litoranea o Panoramica, che raccorda i luoghi di culto mariano sulla Levanto – Pignone, unico nastro d’asfalto che si possa percorrere in bici da corsa, venne costruita proprio negli anni ’60. Mentre il resto del mondo scopriva la minigonna e i Beatles, le Cinque Terre, territorio di poco più di dieci chilometri, in Liguria, che Eugenio Montale chiamò il “posto dove si pesca l’uva”, si muovevano piano, condannate dallo stesso fattore che ne ha decretato la fama mondiale: la verticalità. Così, mentre i paesini che paiono di marzapane giallo, rosa e rosso mattone, si sviluppavano in altezza, costretti tra gli stretti carugi, la montagna e il mare; mentre i vigneti crescevano felici sui terrazzamenti che tagliavano i costoni delle montagne sostenuti da 6.740 km di muretti a secco, le strade prima della Litoranea erano ridotte a poche irte mulattiere tra un podere e l’altro.

cinque terre in bici da corsa monterosso
Vista su Monterosso dalla Litoranea

Cinque Terre in bici da corsa

La bicicletta è l’ultima nuova arrivata in questa trama di terrazzamenti e muretti a secco diventata Parco Nazionale nel 1999, oltre che Area Marina Protetta, già Patrimonio Unesco dal 1997. Nemmeno ben voluta da tutti: è del 30 agosto l’ordinanza del sindaco di Vernazza Francesco Villa che vieta l’accesso in paese alle biciclette. Una misura che si commenta da sola in un territorio invaso da orde di turisti, che sta tentando di giocare la carta della sostenibilità e della gestione dei flussi.

Questo territorio di arenaria fragile e franoso è, per sua natura, di fatto, decisamente più vocato al trekking. In questo mondo antico di fazzoletti di vigna, pergole o filari legati dagli steli di ginestra, dove spunta qua e là il fico, l’erica arborea, il lentisco, l’euforbia e la quercia da sughero, sfilano 120 km di sentieri segnati. La fatidica Via dell’Amore tra Manarola a Riomaggiore è ancora chiusa; il sentiero basso Corniglia-Monterosso è aperto solo ai trekker, ma a pagamento (incluso nella card giornaliera del Parco di 16 euro che contempla l’uso illimitato, per 24 ore, del treno all’interno del Parco).

in mtm nelle Cinque Terre
Con la mia border collie sul sentiero n. 530 da Volastra

I sentieri per la mtb

L’Alta Via o sentiero n.1 Rosso da Portovenere a Levanto è aperta sia ai camminatori sia ai mountain biker esperti, con diramazioni che consentono di scendere verso i paesini-presepe. L’unico tratto di sentiero più largo, accessibile a mountain biker anche meno esperti, è il n.530: 8 km su un sterrato misto a sabbia e a sassi, da Volastra al Santuario di Montenero sopra Riomaggiore, che si potrebbe allungare fino alla zona del Telegrafo. I ciclisti sub sappiano che l’immersione alla Secca delle Aragoste al largo di Capo Montenero, nella zona di riserva A del Parco Marino, pare essere una delle più belle della Liguria.

In bicicletta sulla Litoranea

In bici da corsa, da strada o con una ebike da turismo, l’unica possibilità è la Litoranea che ha l’asfalto mediamente ben tenuto, parte della tappa a cronometro Sesti Levante – Riomaggiore del Giro d’Italia del 2009. Le bretelle di raccordo che conducono ai paesini, tra tornanti più o meno morbidi, tutti con guardrail e vista quasi ubriacante sul mare, hanno il fondo stradale peggio tenuto. La strada è generalmente stretta, ma poco battuta. In bici da corsa bisogna fare attenzione a cambiare rapidamente: le rampe in salita si presentano talvolta improvvise dopo una discesa.

Per il resto la pedalata è quasi sempre agevole. Ci sono tratti in notevole pendenza tra Manarola e Volastra, da Volastra a Case Pianca (sopra Corniglia) fino al 16%, e da Spezia a Riomaggiore. Bisogna anche tener presente che la risalita dai paesini è sempre molto impegnativa. Io ho percorso 29,19 km da Volastra a Monterosso, scendendo a prendere un caffè a Corniglia, con un dislivello complessivo di 930 metri.

luca capellini corniglia cinque terre
La mia guida Luca in vista di Corniglia

Treno + bici: che disastro!

Il rientro a Manarola, per provare l’intermodalità, è stato effettuato in treno. In e-bike, per la pesantezza del mezzo, non un’operazione agevole. C’erano solo rampe si scale e nessun accesso facilitato in entrambe le stazioni di Monterosso e Manarola. La carrozza che ospita le biciclette, in genere in testa al treno, aveva anch’essa tre gradini per accedere al vano delle biciclette che in teoria andavano messe “in piedi” sulla ruota posteriore e così bloccate. Il gancio tuttavia non era largo a sufficienza per avvolgere il telaio, quindi le abbiamo dovute addossarle alla parete.

L’anello di 58 km

L’unica possibilità di compiere un anello, nelle Cinque Terre in bici da corsa, partendo da Volastra (dove esiste l’unico punto di noleggio di biciclette del Parco che fa capo al giovane imprenditore Luca Capellini), è procedere sulla Panoramica o Via dei Santuari verso ovest fino al bivio di Monte Soviore, a 534 metri sul livello del mare, imboccare per Pignone, poi deviare per Riccò del Golfo e La Spezia.

Da qui si potrebbe risalire verso Biassa, la zona di Tramonti, Riomaggiore e nuovamente Volastra. Si tratta di un anello di 58 km, con 1.697 metri di dislivello che comporta l’attraversamento di 3 gallerie mediamente illuminate (meglio avere almeno la luce posteriore). Per chiunque faccia un pezzo dell’anello o si diverta a fare le Cinque Terre in bici da corsa, con o senza l’aiuto del treno, ecco una mia piccola guida ai paesini e alle attività post-bicicletta.

coppia in bici sulla litoranea in vista di Corniglia
Vista su Corniglia

I Paesi delle Cinque Terre

Monterosso

Il primo da ovest, prima tappa di chi arriva in treno da Genova, Monterosso è il più esteso dei presepi di mare, l’unico con una vera e propria spiaggia. Il posto dove l’annuale sagra del limone che premia l’agrume più grosso è indissolubilmente legato al nome di Eugenio Montale. In collina, a Fegina, nella parte nuova del paese, nella villa giallo-ocra in stile primo ‘900 descritta come la “casa delle due palme”, il poeta passò le estati della giovinezza, tra i limoni, le muraglie, la natura salina e riarsa, i pini selvatici e la gramigna. Immagini che, nella sua poetica, si trasformarono in simboli e versi, nutrite dal “sole che abbaglia”, la “voce del mare” e il “meriggiare pallido e assorto”. Ed è un gran peccato che la casa, non aperta alla visita, sia stata in passato frazionata e venduta. Le palme, altissime, sono ancora qui, così il tavolino di granito dove scriveva. Solo una targa sulla parete laterale annuncia “la casa delle mie estati lontane”. Questi luoghi sono inclusi, una volta al mese, nelle passeggiate naturalistico-culturali organizzate dal Parco.

Vernazza

Il paese-gioiello, quello con l’unico porto naturale, è stato il primo con Monterosso a essere scoperto, negli anni Sessanta da una certa élite intellettuale (Dario Fo, il regista Aldo Trionfo, gli attori di Comuna Baires), oggi migrata altrove. Il primo, da ordinanza del sindaco, anche a vietare l’accesso alle biciclette. Arrivandoci nel finesettimana, il paese appare fin troppo affollato, disseminato da negozietti senza storia e trattorie di acciughe salate take away. Verrebbe solo voglia di scappare. Ma se si guarda più in alto, si scoprono i suoi segni caratteristici.

La strada principale divide il borgo in due parti: Sciuiu o fiorito e Luvegu o ombroso, il primo con le facciate allineate, il secondo con i profili irregolari dati dagli ampliamenti apportati, al crescere della famiglia. Due carugi tagliano perpendicolari Sciuiu e Luvegu lasciando intravedere le case che, tempi addietro, quando si scoprì la pittura per coprire le originarie pareti in sasso, vennero dipinte di “giallo-vernazza”, un ocra intenso ora alternato ai rosa e ai rossi. Particolare è anche la Chiesa di santa Margherita di Antiochia, in nera pietra di Mesco, con l’entrata rivolta al centro del paese, laterale rispetto all’altare. Il punto di ritrovo del borgo è il bar sulla piazzetta della Marina dove i locali prendono da bere per poi consumare sul muretto della spiaggia.

Corniglia

La sua unicità sta nel non avere l’approdo al mare. Se un moletto c’è, viene usato dai pochi proprietari di barche in condizioni di emergenza. Il traghetto non ci arriva. Solo il treno o la stretta strada provinciale. Non per questo Corniglia si sente meno amato. È qui sopra che, in leggera quota, si apre una delle zone più spettacolari delle Cinque Terre, il costone di terrazzamenti che paiono dipinti da Giotto che raccorda il paese alla località di Case Pianca, uno degli scorci più fotografati. Ed è qui sotto, in direzione nordovest che si apre la spiaggia a vocazione naturista di Guvano, senz’altro tra i più bei punti per fare un bagno.

C’è una spiaggia anche sotto il muraglione dove scorre la ferrovia, accessibile con ben 380 scalini. Nel borgo, case ocra e rosa antico, un’immancabile chiesetta, negozietti infilati lungo il carugio principale e una terrazza belvedere, a picco sul mare, su una scarpata di ginestre, euforbia e fichi d’India che regala la vista incantata su Manarola.

tratto di costa cinque terre
Scorcio di mare dalla Litoranea delle Cinque Terre
Manarola

D’inverno lo caratterizza il suo curioso Presepe, 300 sagome illuminate, costruite con materiale di recupero messo insieme con creatività dal contadino ed ex ferroviere Mario Andreoli, una vera e propria installazione di land art collocata sui terrazzamenti cui affaccia il paese. Negli altri mesi, è il balcone belvedere della Marina il suo grande attrattore insieme alla passeggiata a picco sul mare che porta da Punta Bonfiglio, un buon punto panoramico per contemplare il tramonto, fino a Corniglia (e che può dare una buona idea di quello che doveva essere la Via dell’Amore attualmente chiusa), nella parte percorribile del Sentiero Azzurro. Poco dopo l’imbocco della passeggiata, una discesa a mare con un vecchio scivolo per barche regala un bel bagno. E la vista delle casette colorate abbarbicate sul piccolo promontorio di roccia, a 70 metri sul mare, vale la deviazione.

Riomaggiore

Più “cittadina” di aspetto, anche Riomaggiore è stato costruita lungo il corso di un torrente che sfociava al mare. Il suo corso principale, via Santuario, ha una numerazione apparentemente illogica, non in sequenza, ma con una cifra che rappresenta la distanza dall’inizio della strada. Anche qui negozietti e ristorantini senza storia che conducono alla Marina, un pittoresco slargo di esigue dimensioni, non una piazza, con le arcate delle rimesse per le barche che porta con uno scivolo a mare, dove riposano a secco scafi e kayak.

Nel comune di Riomaggiore, in località Groppo, si trova la Cantina Sociale cui conferiscono l’uva molti dei piccoli produttori della zona per la vinificazione del bianco Cinque Terre DOC e del passito Sciacchetrà. Qui ti raccontano che l’uva, con il sale marino e l’olio d’oliva, era barattata per fare scorta di cereali. E che i chicchi venivano faticosamente fatti scendere a mare dalle donne con le ceste sul capo. Per lavorare le vigne sui dirupi terrazzati delle Cinque Terre i contadini di oggi utilizzano piccoli trenini a cremagliera che corrono su ardite monorotaie. Servono per trasportare a monte le ceste della vendemmia.

Se capita, è divertente saltarci su, puntare i piedi a valle per reggere la pendenza, farsi portare giù per i crinali, tra i terrazzamenti abbandonati e quelli coltivati a vigna. Con i paesini che spuntano all’improvviso, alla vista, sotto una pergola, tra l’erica e gli arbusti della macchia.

terrazzamenti cinque terre
Vista spettacolare sui terrazzamenti delle Cinque Terre

Cinque Terre: cosa fare nel dopo-bici

Passeggiata a Punta Mesco

Un fazzoletto di 45 ettari entro i confini del Parco Nazionale viene, una decina di anni fa donato al FAI: un mondo antico fatto di vigne, orti marini e filari di ginestra. La Fondazione Zegna ne ha sostenuto per 3 anni il restauro. Podere Case Lovara, nelle vicinanze di Punta Mesco, a mezza costa, tra Levanto e Monterosso, è un progetto sperimentale di recupero di paesaggio rurale storico. Una bella divagazione per chi si muove in bicicletta.

Ci si arriva solo a piedi, in un’ora di cammino dall’albergo Giada del Mesco di Levanto, su una mulattiera sassosa, lungo il Sentiero Verde Azzurro, sulle carte segnato come SVA, già n.1 da Sestri Levante a Porto Venere. C’è l’allacciamento elettrico e il fotovoltaico nei due fabbricati del podere, ma è meglio portarsi una torcia; ci sono le cisterne di acqua piovana, ma è meglio andarci piano con le docce.

Un giorno ci si potrà dormire. Ci saranno una decina di posti letto per i trekker, oltre la possibilità di montare la tenda all’esterno. La casa rosa risale al 1957, meno interessante; quella bianco-sabbia ha fondamenta settecentesche, tetto in triplo strato di ardesia alla ligure, assi di castagno, un travone originale, gli intonaci a grassello di calce; con pochi arredi, semplici e di gusto. L’analisi dei pollini fossili ha consentito la mappatura delle vecchie colture, oggi ripristinate. Il bosco preme tutt’intorno. I muretti a secco sono stati rinforzati. Le api riportate in casette colorate, a picco sul mare, vicine ai corbezzoli.

Un’altra bella passeggiata
  • Il sentiero 4b che dallo spiazzo con parcheggio di Fossola, a sudest del Colle del Telegrafo, scende con ardite scale fino alla Punta di Monesteroli, nella zona di Tramonti, con il suo piccolo grappolo di case abbarbicate. Tra vigneti abbandonati, macchia, bosco e fichi e una spettacolare esposizione a ovest. Nelle giornate nitide si arriva a vedere l’arcipelago toscano, le Alpi Marittime e la Corsica. I più arditi possono proseguire, sempre nella abbandonata e remota zona di Tremonti, tra castagni e querce da sughero, fino a Porto Venere ed eventualmente tornare indietro con il traghetto.
volastra, cinque terre
Vista su Volastra dal sentiero n. 530
Dove contemplare il paesaggio

La contemplazione del paesaggio è al suo massimo quando si osservano i paesini dall’alto, ovvero dai sentieri in quota. Esistono poi scorci in cui i vigneti terrazzati sembrano dipinti. I punti più panoramici si trovano in località Posa, appena fuori Volastra, verso nord; in zona Campo sopra Manarola; a Serra sopra la Secca del Canneto, a est del Santuario di Montenero; e a Costa Corona a nordest di Monterosso. Uno dei punti migliori per la contemplazione del tramonto è il Santuario della Madonna di Montenero che si può raggiungere in mtb. Da qui la vista spazia da Punta Mesco all’isola del Tino.

Dove fare un bagno
  • Sulla spiaggia di Monterosso, l’accesso al mare più comodo.
  • Al largo dello Scoglio di Montanaio, a est, sotto la Punta di Monesteroli, che si raggiunge in un’ora di cammino dal Monte Telegrafo. L’acqua è fresca e trasparente.
  • Dalla spiaggia di Guvano, dagli anni ’70 arenile a vocazione naturista, a nord di Corniglia, che si raggiunge a piedi, in circa 20 minuti, dalla dismessa galleria ferroviaria.
  • In località Fossola (da non confondere con Fossola nell’interno, sotto il Monte della Madonna), tra Riomaggiore e Torre Guardiola, al limite della zona di riserva A dell’Area Marina Protetta, da raggiungere a piedi dalla Marina di Riomaggiore.
cappellini da ciclista museo ciclismo la spezia
La raccolta dei cappellini nel Museo del Ciclismo di La Spezia
Un nuovo “museo” del ciclismo

Nella vicina Spezia, i vecchi dormitori dei panificatori dell’Arsenale Militare, in via dei Piioppi 10, nel quartiere Pegazzano, ospitano, dal luglio del 2019, un piccolo Museo del Ciclismo. Voluto dall’ASD Loreli di cui è anima lo spezzino Giancarlo Zoppi, il museo raccoglie vecchie e nuove maglie, biciclette, affiche, giornali e libri a tema. Tra i cimeli, la copia della cessione, da parte di Francesco Ghiggini di Lerici, del 1951, per la somma di 500.000 lire, del brevetto per “cambio di velocità per biciclette” depositato nel 1937, a Tullio Campagnolo. A dimostrazione che c’erano stati tentativi, prima di Campagnolo, di far evolvere l’obsoleto sistema con cui fino ad allora si cambiava pignone. La raccolta è aperta dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.

cinque terre controsole
Sulla Panoramica delle Cinque Terre
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