ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Carnia in bici da strada tra locande, sapori e la grande salita dello Zoncolan

L’anice per i sonni tranquilli, i fiori di iperico e la grande salita dello Zoncolan contro la malinconia. Se state partendo in bicicletta per la Carnia, in Friuli Venezia Giulia, sappiate che questa terra controcorrente, incorniciata da vette che superano appena i 2000 metri, è famosa per la sua tradizione di erbe officinali, per il prosciutto di Sauris, le meridiane della Val Pesarina e per la cattivissima salita dello Zoncolan immortalata da più di un Giro d’Italia (probabile fine tappa anche nel 2020). Nel 2007, per la tappa del Giro, alcune maxifotografie di grandi campioni sono state collocate sul percorso. Al km 2,5 ce n’è una di Felice Gimondi, il corridore morto il 16 agosto 2019, a 76 anni, per un infarto in mare, a Giandini Naxos. Alla salita dello Zoncolan si può arrivare dal versante meno conosciuto, partendo da Arta Terme, attraversando Noiaris, Priola e Sutrio. Oppure da Ovaro, dal bivio sulla SS 355, svoltando da Liariis, con pendenze che diventano subito da brivido.

Carnia in bici da strada: itinerario e tappe

Per cicloturisti e cicloviaggiatori il percorso potrebbe partire da Tolmezzo, il capoluogo della Carnia. La prima buona sosta è il Museo Carnico delle Arti Popolari, uno delle più eccezionali raccolte etnografiche d’Europa ospitata nel settecentesco Palazzo Campeis. Risultato del certosino lavoro di ricerca del geologo Michele Gortani, il museo ricostruisce i vecchi ambienti di una volta il cui cuore era senz’altro il fogolar. Sono qui esposti dalmines (zoccoli), maschere di legno, scarpetz (ciabatte con la suola di stoffa, rivestite di velluto ricamato) e le cassettine intagliate usate dai cramars, i mercati ambulanti di droghe e stoffe, per il trasporto di pepe, cannella e chiodi di garofano. I golosi sappiano che a Tolmezzo si può già fare scorta di prodotti tipici: il succo di mela di Sutrio, i cianalots di Pesariis (biscotti con tuorlo d’uovo e farina di mais), la birra di Sauris e il formaggio salato di Enemonzo. Anche il frico pronto, un tortino di patate e formaggio, in passato uno dei capisaldi della cucina povera della regione.

Il bike hotel Pendenze Pericolose

Lasciata Tolmezzo, in circa 10 chilometri, sull’antica via Julia Augusta si arriva ad Arta Terme, dove uno stabilimento termale in parte rinnovato accoglie i cicloviaggiatori in cerca di fango e acqua calda. Da qui, una strada stretta e tortuosa conduce alla piccola distilleria artigianale Casato dei Capitani il cui fiore all’occhiello è lo sliwovitz, il distillato di prugne. Ad Arta Terme si trova uno dei più particolari bike hotel di tutta Italia, un albergo progettato per i ciclisti che accoglie esclusivamente ciclisti, il Pendenze Pericolose.

Riguadagnando il paese di Arta, fuori dai sentieri battuti, s’imbocca la strada a mezza costa che porta a Piano d’Arta poi al Maneggio Randis. Qui si può senz’altro mollare il manubrio e apprezzare questo vecchio insediamento rurale in posizione soleggiata tra faggi e abeti. Rami, campanacci e panche di legno recuperato: l’ambiente è decisamente rustico. Così come il menu che propone frittate alle erbe di montagna (melissa, menta, maggiorana), polenta e frico, carne di animali allevati in azienda. L’anima del posto è naturalmente il maneggio da cui partono passeggiate facili e trek d’alta montagna, fino in Austria, con tappe nelle malghe d’altura.

Le antiche tradizioni erboriste

Tornati in sella, ci si dirige verso Cercivento, paese che più di altri, in Carnia, ha sposato la causa del recupero delle antiche tradizioni erboriste. Arnica, achillea, genziana e belladonna facevano parte, nel 1600, del corredo medicinale di ogni raccoglitore di erbe. Iperico, melissa e camomilla sono stati anni fa ripiantati vicino al municipio.

Chi vuole improvvisarsi cercatore di erbe non ha che da imboccare la strada panoramica che sale dal paese fino ai 1500 metri di Pian delle Streghe. Agli amanti degli antichi mestieri è invece suggerita la passeggiata sulla Via dei Mulini, lungo la roggia o canale d’acqua di Plan da Farie dove si trova, piccolo museo della memoria, la Farie di Checo, l’opificio da fabbro ferraio le cui prime tracce risalgono al 1426.

Qui nasce l’albergo diffuso

Proseguendo verso ovest, sulla statale, 465 si arriva a Maranzanis, incantata frazione di Comeglians dove, nel 1979, è nato uno dei primi alberghi diffusi d’Italia. L’idea, replicata poi in diverse regioni con risultati non sempre felici, fu di recuperare in chiave turistica le case abbandonate con il terremoto del 1976. Dopo un restauro conservativo che ha interessato le facciate, le arcate e gli scorci di travertino, gli stavoli (fienili) di Maranzanis sono state trasformati in case per gli ospiti: alloggi sparsi, “diffusi” nel borgo, a una distanza massima di 600 metri da una piccola reception dove si consuma la prima colazione. Peccato che gli interni non sempre siano di carattere. Con la sua atmosfera d’altri tempi e la possibilità di avvistare marmotte, caprioli e cervi, il borgo comunque resta di grande fascino.

In vista delle Dolomiti Pesarine

Parte poco lontano dalla vicina Comeglians, dall’abitato di Tualis, la Panoramica della Vette, strettissima strada asfaltata che sale, prima tra i boschi poi tra le praterie d’alta quota, fino ai 2000 metri sotto il Monte Crostis. Una volta quassù, lo sguardo spazia amplissimo sulle Dolomiti Pesarine e sulla valle Degano. Dalla parte opposta, a sud di Comeglians, si trova Ovaro da cui parte la salita per lo Zoncolan, l’ultima di Pantani.

Una valle incantata

Da Comeglians, continuando sulla statale 465 verso Pesariis, si scopre, tesoro ben celato, una delle valli più incantevoli e remote delle Alpi. Un panorama che ben si coglie prendendo lo sterrato, se la bicicletta e le gambe lo consentono, che da Osais si inerpica a 1000 metri fino al pianoro degli Stavoli di Orias: una manciata di vecchi fienili con i tetti particolarmente spioventi, affacciati in modo spettacolare su un costone boschivo.

orologio solare carnia val pesarina
Un orologio solare della Val Pesarina

La culla degli orologi

Lunga appena 20 chilometri, la Val Pesarina si snoda per lo più dimenticata tra le omonime Dolomiti, legata alla fama di quei Solari che, nel 1725, ebbero l’ardire di avviare in questi boschi una storica fabbrica di orologi. Una produzione nata qui e non altrove perché a monte dell’abitato c’era un salto nel corso d’acqua che alimentava la rotazione delle pale. Alcuni vecchi esemplari di orologi sono raccolti, a Pesariis, nel fienile che accoglie la Mostra dell’Orologeria Pesarina, una collezione che comprende pendoli, orologi da campanile, prototipi e foto d’epoca uniti ai più moderni orologi a lettura diretta (a scatto di cifre) inventati per le stazioni e gli aeroporti.

Altro eccezionale museo della memoria è la dirimpettaia Casa Bruseschi, residenza, dal XVII secolo, di una delle più importanti famiglie della valle. Con i libri ancora aperti sui tavoli, le pentole di rame sul fogolar, le credenze e le cassapanche nuziali, resta una delle più autentiche case-museo mai viste.

A Pesariis, paese con case del 1500-1700 dove, ripristinato il vecchio acciottolato, è stato creato un sentiero tematico di meridiane e orologi, si trova l’indirizzo prezioso di Casa Sot La Napa. Poche camere e un ristorante ricavati in un fabbricato del 1700, la locanda ha una sala con affreschi d’influenza veneta, arcate di travertino, volte a vela e pavimenti in pietra. Nella cantina-bar, si offrono sciroppi di fiori di sambuco, grappa al ginepro e miele di tarassaco fatti in casa. L’insieme è di grande armonia, spartano ma d’atmosfera come ci si aspetta in una valle quasi sospesa nel tempo.

Il bel borgo di Sauris

Dalla Val Pesarina, attraversata la Forcella di Lavardet, nel Cadore, si rientra in Friuli per la Sella di Razzo. Una strada di montagna di forte impatto paesaggistico conduce a Sauris, il più bel borgo montano della Carnia: un nucleo armonico di case in pietra e fienili in legno divisi nella frazione di Sauris di Sopra e Sauris di Sotto. Nella porzione a monte si trova l’albergo diffuso Borgo San Lorenzo. Lo compongono dei vecchi stavoli, ricovero di animali e attrezzi, da cui sono stati ricavati alloggi con angolo cottura e interni in stile chalet, con tanto di caminetto per l’inverno.

stavoli (fienili) albergo diffuso Sauris
Gli stavoli (fienili) dell’albergo diffuso di Sauris

Nella frazione più bassa si trova anche il Prosciuttificio di Sauris il cui emporio vende, oltre al famoso affettato leggermente affumicato, speck e polenta. Scialli, coperte, biancheria da bagno che richiamano i motivi tradizionali si trovano nel vicino negozio Tessitura di Sauris. Per mangiare bene e dormire sonni d’oro ci si sposta a Lateis, poco più a valle, dove si trova, in una casa del 1720, la locanda Pa Krhaizar. Ristorante con camere dal décor rustico-chic, con fogolar con cappa “a cipolla” e pavimenti originali, il Pa Krhaizar ha un menu con cervo alla griglia, zuppa di cavolo nero, peintlan (spaghetti) con radicchio selvatico e speck, gnocchi di pane e cannella. Le camere, in legno di pino, hanno cassettoni e vecchie testiere. La Carnia è davvero un’altra montagna, fascinosa e d’antan.

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