ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Scoprire il Sud Africa in bicicletta con il fascinoso Cape Town Cycle Tour

Tra i più grandi e longevi eventi ciclistici amatoriali del mondo, il Cape Town Cycle Tour nasce nel 1978 come una pedalata di protesta nella zona di Cape Argus, promossa da tre attivisti per sensibilizzare gli amministratori sul tema delle infrastrutture ciclabili.

Molta acqua è passata sotto i ponti da allora. Il Cycle Tour dura adesso una settimana, articolato su una sequenza di eventi diversi: una pedalata per bambini, una sfida in mtb, e una fiera della bicicletta. Il suo clou, l’8 marzo del 2020, è la granfondo di 109 km, con partenza alla francese, che si svolge per due terzi all’interno del Table Mountain National Park, a Cape Town, tra l’altopiano di Table Mountain e la Penisola del Capo, lo stesso parco dove, prima di Natale, un guardia parco ha fratturato l’omero al ciclista professionista della squadra Ntt Pro Cycling Nicholas Dlamini, “colpevole” di essere entrato nel parco, in bicicletta, senza pagare il biglietto.

Chi sogna di andare a pedalare in Sud Africa per il Cycle Tour nonostante l’accaduto, sappia che Girolibero Roadbike organizza un viaggio ad hoc con partenza il 1 marzo accompagnato dall’ex campione Andrea Ferrigato. Una settimana dopo, il 14 marzo, è la volta dell’Eroica South Africa che si svolge intorno alla cittadina di Montagu, a 220 km nordest di Cape Town, in una spettacolare zona di sterrati e vigneti.

mtb challenge del Cape Town Cycle Tour
Sul percorso della Mtb Challenge del Cape Town Cycle Tour

Il che mi ricorda del viaggio a Cape Town compiuto l’anno scorso di questi tempi, cominciato sulla spiaggia di Granger Bay. Un viaggio in cui ho scoperto che allo stadio di Greenpoint ci si ritrova per la Moonlight Ride, la pedalata al chiaro di Luna che conduce al cucuzzolo di Lion’s Head. Un’uscita in bicicletta, in notturna, che finisce sempre davanti a una birra o in uno dei chioschi che vendono i Gatsby, i panini con salsiccia, senape, cipolla e patatine che, inventato per caso, fu oggetto di un grandissimo successo, come il Grande Gatsby.

Cape Town: da scoprire prima o dopo il Cycle Tour

Dalla spiaggia di Granger Bay frequentata soprattutto dagli squali, da cui si contempla l’enorme scodella di Greenpoint, lo stadio dei trascorsi Mondiali di calcio (da cui Shakira cantava Waka Waka, this time for Africa), Cape Town continua, sotto la benevolenza del cielo australe, a disegnare la sua storia con il chiaroscuro. Prevalentemente bianca, compressa tra l’Oceano e l’altopiano di Table Montain, segnata da povertà, dislocazioni forzate e convivenza post-Aparthaid, Cape Town è la città che ancora vede 1 milione di neri affollarsi nelle township, le città ghetto. E dove solo il 60% della popolazione gode del privilegio di una toilette con scarico.

shakira waka waka
Shakira in Waka Waka

La mappa dei luoghi si è necessariamente ricreata. Se i neri e i coloured (meticci) di nuova generazione scelgono di vivere nei quartieri di Upper Woodstock e Observatory, i bianchi si spostano a Bokap, a Woodstock e a De Waterkant, le aree di antica povertà soggette a metamorfosi. Restano un must la prigione-museo di Robben Island, 5 miglia al largo, l’Alcatraz sudafricana dove Nelson Mandela trascorse 27 anni della sua vita. Un piccolo tributo a quel grande uomo va versato anche in città: si può passare dal Municipio con la facciata in stile Edwardian, in centro, dove nel febbraio del 1990 Mandela fece il suo primo discorso da uomo libero. Già qui ci si accorge del naturale eclettismo di Cape Town: facciate di sapore coloniale, verandine smerlate, con il tetto a campana o a gradoni di fattura olandese convivono non sempre armonicamente con il neoclassicismo vittoriano, le balaustre art déco e alcuni terribili edifici della seconda metà del 1900.

La nuova creatività dell’afro-design

L’epicentro della nuova creativtà è Woodstock, il quartiere di operai e marinai di navi da cargo dove, svuotate le vecchie fabbriche e ripulita la memoria dell’Apartheid, si sono da poco insediati, nei complessi di Woodstock Exchange, Sidestreet Studio e Old Buiscuit Factory, designer, illustratori e atelier di artisti, in compagnia di murales e nuovi caffè con torrefazione propria.

Vale la pena, nel quartiere, dare un’occhiata agli showroom di John Vogel che produce mobili artigianali in mogano ispirati a forme zoomorfe e di Adam Hoets che con il marchio Willowlamp fabbrica lampade con perline di metallo. Anche salire all’ultimo piano del silos del dismesso Biscuit Mill, al Pot Luck Club, dove lo chef Wesley Randles rivisita, con influenze asiatiche, il concetto capetonian di grigliata: che sia di antilope o agnello o pesce, il piatto arriva nel mezzo, da condividere.

A Bokap, dove, nel 1834 furono invitati a stabilirsi, tra casette che paiono di manzapane, gli ex schiavi di origine orientale, ecco l’Haas caffè con le travi di ferro sporcate di bianco, la resina per terra e gli oggetti da rigattiere in vendita su tavoli e ripiani. Il vicino Luvey ‘n Rose vende invece arte e antichità sudafricane all’insegna del métissage tra shabby e antico in un fabbricato vittoriano, gli artisti in residenza al piano di sopra.

Nel quartiere gay di De Waterkant, è Margie Murgatroyd di Africa Nova a raccogliere il nuovo artigianato afro e shack-chic (il gusto decorativo che nasce dalla dignità delle baracche): orci di cotto dello Zimbabwe, i cucchiaioni di legno Zulu e le bambole del Cameroun a guardia degli antenati della casa. Una ricerca che “valorizza l’upcycle, il dare nuova linfa a oggetti del passato, e che va verso il recupero dell’estetica africana, fin’ora rifiutata, su materiali però contemporanei. L’uso onesto delle risorse è il primo segno di quello che qui chiamano Africanismo e che noi chiameremmo Design.

altopiano di Table Mountain a Cape Town
Table Mountain vista dall’oceano

L’orto urbano per eccellenza

Decisamente attuale, il tema green interessa anche le township di Phillipi e di Khayelitsha dove, tra dune e baracche, crescono i primi orti coltivati dalla cooperativa al femminile Abalimi Bezekhaya. L’orto urbano per eccellenza è tuttavia ancora bianco, l’Oranjezicht City Garden, un granaio del 1709 in stile Dutch Cape annunciato dalla scritta “Give peas (piselli) a chance” dove si coltivano fiori e ortaggi autoctoni come l’erba medica buchu buona per il te e l’arrosto e il sabato mattina si svolge un frequentato mercatino bio.

Shopping a tema Africa

La crème della nuova moda africana è invece in scena al Merchants on Long dove, sotto le volte di un fabbricato vittoriano, si sceglie tra le borse di rafia e plastica della designer Guidemore dello Zimbabwe e le coloratissime stampe della nigeriana Lisa. C’è odore di spezie, colori saturi, coperchi di latta dipinta e lampade ottenute dal riciclo di tazzine da caffè e bottiglie nei fascinosi locali dell’Africa Café dove il menu recita polpette di batata del Malawi, masala di carne del Botwsana e gamberi del Mozambico. Veniteci.

Fuori città, verso il Capo

Le spiagge, quelle accessibili, battute dal dominante vento di sudest (“Il dottore”, perché spazza tutto), sfilano lungo Clifton e Camps Bay, più a est, sulla strada verso il Cape Point. Segnate da grandi massi di granito che ricordano le Seychelles, sono sempre presidiate dallo “shark watch”, l’avvistatore di squali che utilizza bandierine di vari colori in caso di allarme. Non sorprende trovare qui i cartelli con le norme di comportamento in caso di avvistamento di una balena che finisce spiaggiata: bisogna farle ombra, coprirne gli occhi con un piccolo panno umido e dondolarla gentilmente ogni 20 minuti fino a che arrivino i soccorsi.

È l’Africa che chiama a dispetto di ogni modernità, a un passo da una delle strade costiere più spettacolari del mondo. Nel porticciolo di Hout Bay, sulla baia omonima, ex villaggio di pescatori sulla strada verso il Capo di Buona Speranza, si tiene il venerdì un frequentatissimo mercatino. Parte da qui la spettacolare Chapman’s Peak Drive, 9 km e 140 curve affacciati all’Oceano Atlantico, spesso scelti volentieri come set di pubblicità di automobili.

Doppiato il faro di Kommetjie, sotto la Mystric Cliff, si apre, nella Penisola del Capo, un tratto di costa mozzafiato, l’entrata al Table Mountain National Park che comprende il Cape of Good Hope Nature Reserve, brulla e immensa, con grandi praterie di erica e piccole fattorie qua e là. Cape Point è poco più a sudest, con il suo faro del 1857, il primo del Sud Africa, appena dopo lo storico Capo di Buona Speranza. Uno dei luoghi più emozionanti della Terra.

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