ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Brussels: storia della maglia gialla alla vigilia della partenza del Tour de France

Cinquanta anni dopo lo sbarco sulla Luna e la prima vittoria al Tour di Eddy Merckx, nel mese in cui la maglia gialla compie 100 anni, il 106° Tour de France partirà il 6 luglio da Bruxelles. Ed è già festa. Nel nome del ciclismo, del colore della birra, della maglia e delle patatine fritte. Una gigantesca maglia gialla pende in piazza De Brouckère, davanti alla Maison du Tour, il centro informazioni sul Grand Départ. Un’installazione di biciclette gialle riciclate, incastrate ad arte a formare un arco sulla spianata di Mont des Arts, è stata montata dagli artisti Xavier Mineur, Kevin Alflants, Olivier Zanotti e Thibaut de Querini, a pochi passi dal sito della grande partenza, invito a entrare nel magico mondo della carovana gialla.

In bicicletta tra le installazioni d'arte a Brussels
In bicicletta tra le installazioni d’arte a Brussels

La grande partenza

Il Tour si metterà in bici dallo straordinario scenario della Grand-Place, dove, il 3 luglio, in presenza dell’ambasciatore Eddy Merckx, avverrà la presentazione delle 22 squadre. Nella vicina Place des Palais, il 6 luglio partirà la Brussels-Charleroi-Brussels, la 1° tappa di 192 km che comprende anche ila temutissima salita acciottolata di quasi 2 km del Mur de Grammont, da cui passò anche il Tour del ’69 vinto da Merckx. Da Place Royale parte invece la cronometro a squadre di 28 km, il 7 luglio.

giornali d'epoca: vittoria di Mercks e Sbarco sulla Luna
Le due prime pagine che annunciano lo sbarco sulla Luna e la vittoria di Merckx

La mostra fotografica al Bozar

Per Brussels è l’occasione per festeggiare il Cannibale Eddy Merckx, 74 anni, e per rilanciare il tema ciclabilità urbana anche in chiave di fruizione turistica. Al Tour de France del 1969, il primo vinto dal belga, è dedicata la mostra Il Tour de France 1969 di Eddy Merckx ospitata al Bozar, il Palazzo delle Belle Arti progettato in stile Art Nouveau da Victor Horta (ultimo paragrafo) nel 1928 diventato un centro multiculturale, con cineteca, auditorium per spettacoli di danza, opera e concerti, sede di un bar-lounge e di un ristorante stellato. La mostra raccoglie 67 fotografie in bianco e nero dell’artista concettuale Jef Geys sul Tour del ’69 e la sua gente: ciclisti e tifosi sullo stesso piano. L’accostamento di due ingiallite pagine di giornale del 21 e 22 luglio di quell’anno, ricorda che la prima vittoria di Merckx avvenne nello stesso giorno dello storico sbarco sulla Luna.

Mercks e la moglie Claudine in una foto d'epoca
Mercks e la moglie Claudine

Perché la maglia del Tour de France è gialla?

Alla storia della maglia gialla è dedicata la mostra temporanea 100 ans du Maillot Jaune allestita dall’ASO, Amaury Sport Organisation, all’Espace Wallonie di rue Marché aux Herbes. La gialla non esisteva ancora quando, il 20 novembre 1902, a un tavolino della brasserie Le Zimmer a Parigi, il cronista di ciclismo Géo Lefèvre, suggerì al suo direttore Henri Desgrange, l’idea di istituire una gara ciclistica tra le maggiori città di Francia per promuovere la diffusione di L’Auro-vélo, il giornale che già organizzava la Parigi Brest Parigi. L’idea parve buona. Il 1° luglio del 1903 un gruppetto di 59 ciclisti si radunò davanti al caffè Reveil-matin di Montgerou (60 km a nordovest di Parigi) per affrontare, a una media di 25,76 km all’ora, 2.428 km tra Lione, Marsiglia, Tolosa, Bordeaux e Nantes.

Sullo stesso tema leggi anche il mio articolo Storia del colore della maglia rosa.

In bici nel parco urbano del complesso Tour & Taxi a Brussels
In bici nel parco urbano del complesso Tour & Taxi

La prima volta di Merckx

La maglia gialla fece la sua comparsa solo nel 1919, dopo la I Guerra Mondiale. Pare si debba a un certo Alphonse Baugé, patron del consorzio La Sportive, la riflessione che, per distinguere il campione della classifica generale ad ogni tappa, bisognava uscire dalla monocromia grigio-celeste della lana vestita dai corridori. Le prime maglie gialle, il colore delle pagine di L’Auto, il giornale diretto da Desgrange (anche direttore dei primi 33 Tour), avrebbero dovuto arrivare il 14 luglio a Marsiglia. Invece arrivarono a Grénoble 5 giorni dopo.

Nel 1924 Ottavio Bottecchia è il primo italiano a meritare la maglia gialla. Il Cannibale, affamato di vittorie, la indossa per la prima volta nel 1969, tre anni dopo aver sposato Claudine Acou, la moglie che lo accompagna da sempre. Dopo quella prima scalata della Grand Boucle, riporterà il titolo altre 4 volte, nel ’70, ’71, ’72 e ’74.

Storia della maglia gialla: il velodromo d'Ixelles a Brussels
Il velodromo del progetto See U nel quartiere di Ixelles

La storia attesta anche che Mercks, figlio di un semplice droghiere, vestì la maglia gialla ben 111 volte. Nella sua vita da campione, ha trascorso ben 97 giorni, praticamente 3 mesi, vestito di giallo, il colore che evoca l’estate, i campi di girasole di cui è disseminata la campagna francese, ma anche, ineluttabilmente, la maglia prodotta quest’anno da Le Coq Sportif che dal 29 luglio verrà esposta nel Museo Nazionale dello Sport di Nizza (da cui partirà il Tour 2020). Per ogni tappa diversa nella stampa, la maglia gialla porterà sul davanti la stilizzazione dell’Atomium per la 2° tappa e il volto di Eddy Merckx nella 3°.

Monumento a Merks a Brussels
Il monumento a Merkx

La piazzetta di Eddy Merckx

Al campione belga, re del Tour con una “corona semplicemente fatta di cotone” (come si legge nel bel libretto The 2 most phenomenal stages of the Tour de France realizzato dalla Cancelleria del Primo Ministro), è dedicata una stele celebrativa installata il 28 marzo 2019, 100 giorni prima del Grand Départ, nella piccola Place des Bouvreuils, nel quartiere di Woluwe-Saint-Pierre dove è vissuto e dove i genitori gestivano la drogheria di famiglia. Un luogo piacevole e tranquillo, in una zona adesso residenziale, dove non si immagina che il piccolo Eddy, fiammingo di origine, abbia cominciato ad andare in bici facendo le prime consegne di zucchero e caffè. Porta il suo nome anche una fermata della linea 5 della metropolitana, nel quartiere di Anderlecht, da cui passa la prima tappa del Tour del France 2019 e che espone sul binario principale la bicicletta con cui, nel 1972, fece il Record dell’ora. Sulla stessa linea, anche la fermata dedicata a Jacques Brel.

In bici nel Bois de la Cambre a Brussels
Il Bois de la Cambre

Il Bosco della Cambre e la Foresta di Soignes

Bellissimo arrivare alla piazzetta attraversando il polmone verde del Bois de la Cambre, a sudest del centro città. Il bosco costituisce il gateway a una foresta di eccezionale valore paesaggistico, la Foret des Soignes, entrata, con la sua zona di riserva integrale Joseph Zwaenepoel, nel sito seriale Unesco Antiche Faggete Primordiali dei Carpazi e di altre regioni di Europa. Nella foresta purtroppo non sono riuscita a pedalare. Mi hanno detto che farlo è bellissimo: ci sono sentieri ciclabili alternati a una fitta rete di ippovie. Senz’altro da mettere in programma se si progetta un viaggio in bici in Belgio. Chi ama pedalare sulle greenway farà bene a recuperare una cartina del RAVeL, il Réseau Autonome des Vois Lentes, che illustra i 1400 km di vie verdi recuperate in seguito allo smantellamento di vecchie strade ferrate. La greenway che parte dal centro di Brussels, corrispondente a un tratto di EuroVélo 5, passa dal quartiere di Anderlecht per proseguire in direzione sudovest lungo il Canale di Charleroi.

velodromo temporaneo a Brussels nelle caserme d'Ixelles
Il velodromo del progetto See U

Il Velodromo della vecchia Caserma

Altra tappa da segnare su un carnet di viaggio, in una Brussels che si sta attrezzando con piste ciclabili (218 km pari a +13% rispetto al 2010) che affitta biciclette attraverso il sito ProVelo (anche organizzatore di tour tematici su Merckx) e che è già ricchissima di strade a senso unico eccetto bici, sono le vecchie Caserme Yeruset nel quartiere di Ixelles. Del 1909, abbandonate dalla polizia dopo la II Guerra Mondiale, sono diventate oggetto del progetto di recupero in chiave sociale See U (fino a dicembre 2020) che ha previsto la costruzione di un velodromo temporaneo (fino a settembre 2019), di un mercato dei fiori e di uno spazio espositivo per mostre fotografiche, accompagnati da musica, cinema, bocce e caffè. All’insegna dell’arte e di un nuovo concept di mobilità.

Mostra di fotografie nella Caserma d'Ixelles a Brussels
Mostra di fotografie nella Caserma d’Ixelles

Arrivarci in bicicletta, attraverso le strade disseminale di murale, fumetti e street art è d’obbligo. Così come è un vero piacere uscire dal centro città e avventurarsi nelle vecchie zone industriali rigenerate lungo il canale di Wilenbroek e di Charleroi. Decisamente fuori dagli stereotipi, dalla tradizionale palette di colori di Brussels e dai sentieri più battuti. Sentieri che, se seguono le tracce del celebre architetto Victor Horta, hanno ancora una straordinaria valenza.

In bici nella zone dei canali, a nordovest del centro di Brussels
In bici nella zone dei canali, a nordovest del centro

L’itinerario Art Nouveau

Di ritorno a Bruxelles dagli Stati Uniti, nel 1919, Victor Horta decideva di vendere la casa al 25 di rue Américaine. L’atelier era diventato troppo piccolo per l’architetto e la casa stessa cui lo studio era annesso era ai suoi occhi la rappresentazione di un linguaggio stilistico ormai tramontato. Eppure, di Art Nouveau, reazione allo scadimento di gusto imposto dai nuovi sviluppi industriali, si era nutrito a fondo Horta (1861-1947), come indica la bellezza della Maison Autrique, la casa progettata nel 1893 per l’amico Eugene Autrique.

Potrebbe partire da qui l’itinerario a tema, da percorrere a piedi o in bicicletta che attraversa tutta la città. Ecco il Palais des Beaux-Arts, adesso chiamato Bozar, in prossimità della Gare Centrale, spazio espositivo destinato anche all’ascolto di musica e alla fruizione di teatro e cultura. Nella casa museo di rue Américaine, a un passo da avenue Louise, il viale dello shopping elegante, Horta utilizzò ferro e vetro integrandoli con materiali più nobili quali pietra, marmo e legno, facendo sì che gli elementi di supporto fossero tutt’uno con quelli della decorazione e che giocasse protagonista la luce. “Il calore delle pietre è bastato alla mia felicità”, scriverà alla fine della sua esistenza. Con la pietra, Horta lavorò tanto a Bruxelles, disegnando il progetto per i grandi magazzini Wauquez, al 20 di rue de Sable, oggi sede del Centre Belge de la Bande Dessinée, colorato tempio che racconta la storia dei cartoons. Firmò poi le planimetrie per l’Hotel Solvay, in avenue Louise, la casa privata della famiglia Solvay, che doveva rispondere all’esigenza di “ricevere fastosamente, vivere armoniosamente”. Come la Maison Van Dayed in avenue Palmerston Laan e l’Hotel Tassel in rue P.E. Janson, l’edificio conferma il gusto per quel “façadisme” che a Bruxelles ha svuotato i volumi di molti edifici storici salvandone i soli esterni.

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