ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, 3° premio Blog Adutei 2019, Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Avvicinamento lento a Macchu Picchu: in treno, trekking o mtb?

Cosa significa Macchu Picchu? Significa Vecchia Montagna: la cittadella Inca è accucciata tra due vette di cui una, la meno elevata, è ritenuta più antica. Ci si arriva, dal villaggio di Ollantaytambo, di fondazione Inca, un vivace agglomerato di pensioni e taverne da cui partono, ogni mezz’ora i treni per Machu Picchu, gli unici mezzi, oltre alle biciclette e alle proprie gambe, per raggiungere la spettacolare cittadella scomparsa sotto cumuli di detriti e vegetazione scoperta, nel 1911, dall’esploratore Hiram Bingham.

In bicicletta, gravel o mtb, l’amica Paola Gianotti conduce un tour di una settimana di cicloturismo in Perù organizzato da Patagonia Biking, dalll’11 al 17 aprile 2020, da Cuzco a Macchu Picchu, che segue parte del percorso di Manco Cápac, il primo re Inca che, dal nativo Lago Titicaca, si diresse a Cuzco per fondare il suo grande impero. L’itinerario prevede alcuni chilometri su un tratto di ferrovia abbandonata nelle vicinanze del fiume Urubamba fino all’ingresso del parco archeologico.

A piedi, sull’Inca Trail, ci vogliono 4 giorni di cammino e pernottamenti in tenda. In treno, durante un tragitto di un paio di ore su binari a scartamento ridotto installati nel primo 1900, l’avvicinamento è magico: si osservano, a ritmo lento, le pianure della Pampa de Anta, le terrazze coltivate a quinoa, le montagne, le gole e la foresta che comincia a diventare pluviale.

treno per Macchu Picchu, Perù, ph. Mariateresa Montaruli
Il treno per Macchu Picchu

Ci troviamo nella Valle del Rio Sagrado scavata dal fiume Urubamba sacro agli Incas, una terra speciale a pochi gradi sotto l’Equatore e a 2.900 metri di altezza, nelle Ande. Nella Valle sacra al popolo Quechua si concentrano un migliaio di siti archeologici di cui una quindicina aperti alla visita. Ci sono numerosi sentieri di trekking, non segnati, non soggetti a manutenzione, di tutte le difficoltà, ex tratturi contadini da percorrere anche a cavallo e in mountain bike.

E la cucina è contadina, di sussistenza, basata su tuberi, mais, verdure e patate di ogni colore nutrite dalla speciale energia di questa terra. I suoi piatti forti sono il paparejeno, una specie di purea di patate caldo da cui si fanno croquette ripiene di carne o di tonno e il chiriucho, il grande piatto freddo in cui compaiono purea di fave, insalata di fave fresche, il melone bianco e le tortilla di mais.

paesaggio andino in Perù, Valle del Rio Sagrado, ph Mariateresa Montaruli
Il paesaggio nella Valle del Rio Sagrado

Macchu Picchu, la Montagna Vecchia nella valle sacra

La valle sacra del popolo Quechua è una terra potente di cui bisogna sostenere l’altitudine, la rarefazione dell’ossigeno che rende i movimenti lenti, la testa ebbra, il corpo più morbido. Tra i più affascinanti mai visti al mondo, il paesaggio mescola montagne incise da profonde vallate, pareti di arenaria rossa spruzzate da ciuffi di vegetazione, pianori coltivati e villaggi in terra cruda dove un tempo si tesseva la lana di pecora e di alpaca per fabbricare mantelli che dovevano riparare dal sole e dal freddo. Erano le piante a detergere la lana e la coccinella, il mais nero, i semi, il limone e il sale a tingerla.

Dicevamo di Machu Picchu. Il treno che parte da Ollantaytambo finisce il suo viaggio nell’incongruo e superturistico villaggio di Aguas Calientes. In bus, si prosegue per circa 25 minuti fino a giungere in vista del parco archeologico di Machu Picchu, magnificamente accucciato tra due picchi di cui uno porta il nome di Vecchia Montagna.

La Montagna Vecchia, significato del nome Macchu Picchu, in Perù, ph Mariateresa Montaruli

A pochi passi dall’entrata del parco archeologico si trova il Sanctuary Lodge, l’unico albergo di lusso di Machu Picchu, ricavato dalla trasformazione di un vecchio alloggio per studiosi e archeologi. Con un grande andirivieni nella hall e nel punto di ristoro, il Lodge si acquieta nelle camere, una trentina, in stile rustico-chic, collegate a una corte con affaccio panoramico sulle montagne, tra giardini in cui fioriscono spontanee le orchidee. Nel suo bar si assaggia il Papa Sour, una versione creativa del pisco sour, con crema di patate al posto del bianco d’uovo.

Machu Picchu, la montagna fatta città, è un agglomerato di terrazzamenti di mais e patate, casette, templi e punti di osservazione astronomica costruiti in granito grigio-bianco con riflessi di quarzo e silicio. Letteralmente spezza il fiato, ma non per l’altitudine di “appena” 2.492 metri. Non violata dai conquistadores spagnoli che invano avevano cercato una favolosa città perduta fatta di oro e argento, fu ritrovata intatta dall’americano Hiram Bingham, studioso di Simon Bolivar, qui condotto da un ragazzino undicenne, Pablito Alvarez. La cittadella era stata costruita a metà del XV secolo, con un tempio del Sole e uno del Condor, lì dove il terreno era fertile e l’astronomia favorevole, circondata di sentieri di accesso su cui gli archeologi di oggi continuano a scavare.

Cuzco, costruita a forma di puma

Snodo fondamentale di un viaggio in Perù che include la Valle Sacra agli Inca è Cuzco, a un’ora e mezza di volo da Lima. È qui che l’altitudine ti dà il primo shock. L’aeroporto si trova a un’altitudine di 3.297 metri, Plaza de Armas, la piazza centrale della città, a 3.350 metri. Il fiato può essere corto e il cuore accelerato per effetto della rarefazione dell’ossigeno, ma non è detto. Bisogna bere molta acqua e mate (infuso) di foglie di coca e di menta andina per alleviare l’eventuale mal d’altitudine il cui unico vero rimedio è l’acclimatamento.

Cuzco, si racconta, fu costruita dal popolo Quechua a forma di puma, animale totemico Inca per eccellenza. Il suo cuore doveva essere Plaza de Armas. Adesso è un condensato armonico di palazzotti d’epoca coloniale con i tetti rossi, insediatisi su mura e fondamenta inca, con un fiorentissimo artigiano di lana, tessuti e legno, e un calendario di feste che pare non finire mai. Intorno, intrecciati ai monti dell’altopiano, alla selva preamazzonica e l’aria tersa, si snodano i più suggestivi sentieri di trekking del paese.

Un bel modo di familiarizzare con la cittadina è prendere dalla piazza principale il Tranvia, il tram storico, non più su rotaie, che inanella in poco più di un’ora siti, chiese e palazzi di valore monumentale. Si può anche dare un’occhiata al piccolo Museo de Plantas Sagradas y Magicas e al Museo del Pisco, nella realtà un piacevolissimo pisco bar dove il menu ti propone varianti per tutti i gusti come il pisco acholado che ben accompagna il cioccolato al cardamomo, il pisco punch (il cocktail più antico inventato pare a San Francisco!) fatto con il succo di ananas, e il Marticha con succo di mango e frutto della passione.

Interessante è anche il nuovo MAP, Museo di Arte Precolombiana di Plaza Nazarenas ricavato in un bel palazzotto storico, con una particolare sala delle Conchiglie che raccoglie ornamenti e pettorali di madreperla dell’800 d.C. Il quartiere alto di San Blas, tra viuzze acciottolate, inferriate, scalini, balconcini a sporto e case basse in adobe (mattoni di fango e paglia essiccati al sole), non lontano a piedi dalla Plaza de Armas, ha negozietti e piccole pensioni (hospedaje).

Per la notte, uno dei rifugi più affascinanti è Palacio Nazarenas, d’epoca coloniale, con fondamenta Inca: un insieme di chiostri di antica e nuova fondazione nato come convento poi utilizzato anche come scuola, ospedale, orfanotrofio. Tra i cortili anche canalizzazioni e resti di mura Quechua; qua e là antichi murales e le piastrelle maiolicate originali, oltre ai muri di adobe e colonne di granito. Pare che il restauro del palazzo abbia consentito di scoprire 8.000 manufatti Inca in fase di catalogazione. Così è di fatto tutta la Valle Sacra, un giacimento ancora infinito di tesori da scoprire.

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