ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Abbigliamento ciclistico femminile: se il rosa cipria, sexy e delicato, fosse il nuovo nero?

Ho scoperto una nuova linea di abbigliamento ciclistico femminile. Si chiama No Gods No Masters (niente dei e nemmeno padroni), come lo slogan anarchico e femminista di inizio ‘900. E’ stato disegnato da Milly De Mori, milanese cinquantunenne, art director, ciclista e appassionata di sportswear. Per la sua collezione, ha scelto colori che non ci fanno sentire troppo osservate o troppo nude: il bordeaux, il grigio grafite, il blue marine e il rosa cipria, un colore sexy e delicato solitamente usato per la lingerie. Anche Milly, come me e tante donne cicliste, crede che l’abbigliamento da bici al femminile non debba avere le solite luttuose sfumature di nero. Ricordo la mia meraviglia a Malaucène, uno dei paesini da cui parte la mitica strada del Mont Ventoux, in Provenza, all’imbattermi in un bike shop specializzato in abbigliamento femminile: maglie gialle, rosa, viola, con fiori e fasce. Praticamente un campo di tulipani!

abbigliamento ciclistico femminile No Gods No Masters
I pantaloncini bordeaux della linea No Gods No Masters

Abbigliamento ciclistico femminile e community

Sono quindi contenta che ci sia, nel mercato dello sportswear ciclistico, una novità al femminile. Milly ha scelto tessuti di alta gamma, “con fibre leggere che trasferiscono calore e traspirabilità, che si impacchettano in una piccola volumetria”. Ha scelto il fondello, un pantaloncino siliconato internamente, cuciture piatte, bretelle morbide che girano intorno al seno, tessuti tinti per maglia e pantaloncino, indemagliabili per le tasche.

Con il brand No Gods No Masters ha creato una piccola collezione acquistabile online con pantaloncino, cappellini invernali, maglia, giacca, pantalone, gilet antivento e manicotti. E ha creato un gruppo motivazionale di supporto, presente su Strava e su Instagram, con cui organizza, a Milano, Londra, Bristol, Amsterdam e nei dintorni di Marsiglia, un’uscita al mese: donne cicliste guidate da donne. Come accade per la grande community di donne cicliste Bella Velo a Londra.

La bici accoglie le donne tutte curve?

Sull’abbigliamento ciclistico femminile avevo trovato una ricerca svolta in Germania, lo SGI Study Women and Sports, pubblicata da EDM. Il segmento donna nel mercato dello sport in Europa è quello che mostra i maggiori segnali di crescita. Ulrike Luckmann, l’esperta in marketing di genere coautrice della ricerca, ha interrogato 3.200 donne sui temi dei comportamenti di acquisto, della propensione alla spesa, della fedeltà ai brand.

Abituato al segmento uomo, il mercato si rivolge soprattutto alla tipologia di donna “adrenalinica”, competitiva nella pratica sportiva e attenta alla tecnicità di un capo. I negozi che vendono abbigliamento sportivo sono, secondo lo studio, totalmente impreparati ad accogliere le esigenze di una donna tutta curve o che vuole, attraverso lo sport, perdere peso. La ricerca tedesca sostiene che queste donne di solito non trovano ciò che cercano: le taglie forti sono spesso nascoste in un angolino sul retro. Mi sono dunque meravigliata di trovare sul sito del brand di abbigliamento ciclistico femminile SheBeest fotografie che ritraevano una modella decisamente piena di curve. Che ben venga il politically correct!

A questo proposito leggi anche E’ vero che la bici ingrossa le gambe?

abbigliamento ciclistico femminile maglia personalizzata rapha da donna
Dal sito di Rapha, la funzione “custom” della maglia da bicicletta

Le donne non si divertono a comprare sportswear

Un altro comportamento osservato dalla Luckmann è che le donne comprano capi di abbigliamento sportivo solo se è necessario, quando il vecchio è diventato inutilizzabile. Un comportamento praticamente opposto al consueto: è risaputo che noi donne entriamo in un negozio anche se non abbiamo bisogno di niente. Per le donne fare shopping è un piacere di per sé. Ma non nei negozi di sport dove entriamo per comprare e portare a casa, non per curiosare e trascorrere una mezz’ora di lievità. La conclusione dello studio è che è più difficile che le donne abbiano un brand d’elezione o un negozio di sport preferito dove fare i propri acquisti.

I capi di abbigliamento ciclistico femminile mancano, generalmente, del fattore feel-good, di appeal visivo ed emotivo, oltre che di estremo comfort, di quel non so che di divertente. Per questo mi è piaciuta l’ultima trovata di Rapha: il poter disegnare la propria maglia in modo personalizzato scegliendo i colori di base, il motivo grafico, l’eventuale composizione a fasce (foto sopra). Da quest’anno il brand è sponsor tecnico della squadra femminile Canyon/Sram che ha la sua punta di diamante nella ventiquattrenne polacca Kasia Niewiadoma.

Maglia della collezione Zinnia Kit di Velocio
Maglia della collezione Zinnia Kit di Velocio

I brand che osano con i fiori

Se volete trovare appeal visivo andate su Pinterest e cercate bike girl o female cyclist. Pare che dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, specie in Sud America, l’abbigliamento ciclistico da donna sia super colorato e appariscente. Tempo fa, curiosando nel bike blog al femminile Pretty Damned Fast, ho scoperto il brand Velocio, disegnato nel Vermont e made in Italy. La collaborazione con il brand di moda Lela Rose aveva prodotto una linea di abbigliamento ciclistico di tono molto floreale, la Zinnia Kit, che mi piacque parecchio. Le maglie dell’attuale collezione sono più grafiche e meno botaniche. Con un’unica bella eccezione: la Dark Floral, bianca e nero, con petali fuori misura e di grande impatto (nella foto di copertina).

A proposito di fiori, la maglia nera con i fiori di ciliegio fucsia disegnata in California da Laura Buono per la sua linea da ciclista donna Hummingbird Athletic (anche questa made in Italy!) è andata sold out in brevissimo tempo. Disegnata da una donna, Nicole Adamson dal lontano Montana, esclusivamente per le donne in bicicletta è anche la collezione Femme Velo con maglie dal forte impatto grafico, anche con fiori stilizzati.

Laura Buono creatrice della linea ciclistica femminile Hummingbird
Laura Buono

E quelli che osano con il colore

Il tema colore, dalle nostre parti, è svolto egregiamente da Biciclista, un brand di cui vi ho parlato nell’articolo 90 grammi di femminilità: piccola storia della gonna in bicicletta. La sua collezione di maglie è multicolore, simpatica e ironica. E, dallo scorso anno, Biciclista produce anche mini abiti da donna da indossare in bici con uno slip intimo con il fondello.

VERUSCHKA mini abiti da bicicletta

C’è molto colore e uso della grafica anche nelle maglie del brand italiano Bike Inside che ha la caratteristica di coordinare jersey e calzettoni. Le maglie sono però unisex: indossate da una donna risultano piuttosto lunghe. Sempre a proposito di colore, a sdoganare il fucsia nell’abbigliamento ciclistico femminile ci ha pensato, per la Maratona delle Dolomiti di qualche anno fa, Castelli: il jersey femminile aveva una bellissima tonalità ma, almeno nella mia percezione, non aveva una buona vestibilità: molto corto sulla pancia e molto tirato all’altezza del petto, risultava tagliato per chi ha poco seno. Da Assos arriva poi la nuova linea Uma Gt di maglie concepite per chi sta in sella molte ore e su lunghe distanze: adatte alla bici da strada e da turismo e confezionate secondo il nuovo taglio regular Fit femminile. Antisudore, meno contenitiva dei capi da gara, pensata per non sfigurare durante la pausa caffè. 

assos nuova maglia da ciclista donna grandi distanze
La maglia Assos per le lunghe distanze

Nei brand italiani manca un pizzico di creatività

Il maglificio Santini, sponsor ufficiale dell’UCI Women’s WorldTour cominciato il 9 marzo con le Strade Bianche, in Toscana, vinta dall’olandese Annemiek van Vleuten, ha prodotto, in collaborazione con la campionessa del mondo 2015 Lizzie Deignan, una linea estiva da donna con maglie leggerissime, solo 100 grammi di peso, verde acqua, blu nautica, rosso-arancio e bordeaux  chiaro che non mi pare brilli di fantasia (a parte le dubbie piume di pavone sulle maniche). Lo stesso dicasi per il brand di alta gamma rh+: tessuti straordinari, ma motivi per lo più a fasce che sembrano lasciare poco spazio all’appeal visivo e alla creatività. Chi ama i gilet e gli smanicati può dare occhiata alla collezione Shebeest. Colori e motivi a me paiono discutibili. Ma qui diamo voce a tutti i gusti.

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