ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Training camp sotto l’Etna per scoprire come si allena un professionista

Con un’escursione termica di 20° tra Milano e Catania, tra colate di lava e boschi in cui l’autunno stenta ad accennarsi, mi sono ritrovata sotto l’Etna, nel training camp della squadra maschile di ciclismo su strada Trek, il costruttore di biciclette che 4 anni fa, sponsor Segafredo, ha scelto di avere un suo team. Una condizione che permette ai corridori di fornire agli ingegneri Trek feedback immediati sulla guidabilità, la leggerezza, la performance e la reattività delle biciclette da corsa di nuova gamma. Per due giorni, al Picciolo Etna Golf, mi sono ritrovata circondata da una folla di uomini più o meno giovani vestiti dalle nuove maglie Santini, il brand fornitore appena subentrato a Sportful.

Ho conosciuto una grande macchina operativa fatta di 28 corridori della squadra pro e 50 persone di staff: un ritiro multilingue che riunisce, una sola volta l’anno, in dicembre, macchinari, attrezzi, videocamera e uomini normalmente dietro le quinte. L’occasione per scoprire, unica donna tra gli ospiti, che cos’è un training camp ciclistico al maschile, il momento in cui si testano le bici che usciranno sul mercato nel 2018, si definiscono le tabelle di allenamento e il programma delle gare, si producono le foto e i video che serviranno alla comunicazione.

Cos’è un training camp ciclistico?

Mi risponde Josu Larrazabal, head of performance, ovvero capo allenatore, spagnolo di Bilbao, classe 1981, di stanza a Madrid. “Quello che in inglese si chiama training camp, in italiano ritiro ciclistico, in spagnolo concentracion è il momento, di solito di una settimana, 10 giorni, in cui si ottimizza o mette a punto l’allenamento dei corridori”. Un raduno di atleti, cuoco dedicato e staff che rispetta un protocollo specifico, da cui prendere spunto e trucchi per il proprio allenamento.

Il clima è tutto

“La prima mossa è cercare un posto con un buon clima. Fino ad ora siamo andati in Spagna, sulla costa Mediterranea tra Valencia e Almeria. Questa è la prima volta che veniamo in Sicilia. Cerchiamo un buon clima e un albergo attrezzato, che colga le complesse esigenze di un training camp come questo. Il clima mite non è solo più piacevole: è la condizione necessaria per uscire ogni giorno in bicicletta senza ammalarsi. La continuità è importantissima. La preparazione al freddo, per la prima gara in Belgio, viene effettuata più in là nella stagione e richiede appena una settimana.

training camp casa sotto Etna
Strada secondaria rurale tra i vigneti sotto l’Etna nel versante nord

Mangia e bevi

La seconda condizione è che il territorio offra un mix di salite e pianura. Le pendici dell’Etna, già in leggera quota, soddisfano perfettamente questo requisito. In questa fase iniziale del training, non è importante affrontare grandi salite ad alta quota, ma allenarsi ad intensità medio-bassa su percorsi mangia e bevi, in saliscendi, con dislivelli che non superino i 500 metri”. Il versante settentrionale dell’Etna, con le sue spettacolari colate laviche eruttate tra il 1614 e il 1981, i terrazzamenti coltivati a vite, i noccioleti, le strade poco battute, sembrano ben sostituire la Spagna meta cult dei training camp ciclistici. “Questo terreno naturalmente ondulato consente una tipologia di allenamento detta, dallo svedese, fartlek: variabile in intensità, ma non strutturata. E’ il terreno stesso con la sua morfologia, non il tempo deciso dall’interval training, a determinare la minore o maggiore intensità”.

La tabella di allenamento

I corridori che arrivano al training camp, tra i 20 e i 38 anni, hanno già seguito una tabella di allenamento a casa. Durante il ritiro, tra visite mediche, sedute di osteopata e fisioterapista, test dei parametri in salita e sul lavoro in palestra effettuato dopo le uscite di 3-5 ore, la tabella deve essere messa a punto per i mesi successivi. Tra gli esercizi più consigliati, lo squat con pesi leggeri.

La giornata tipo

“La giornata tipo”, continua il capo allenatore, “prevede la colazione alle 8, il core trainig alle 8.30, l’uscita in bici alle 10; pranzo, pisolino, massaggio di recupero e seduta di flessibilità. Dopo cena ci troviamo per confrontarci su temi quali nutrizione, test, allenamento. In queste giornate recuperare e dormire è fondamentale. Ogni 2-3 giorni c’è un giorno di recupero in cui si può decidere di non pedalare affatto o di affrontare un breve coffee ride di un paio di ore, in cui si va letteralmente insieme a prendere un caffè. Nella tabella di allenamento le salite cominceranno solo a gennaio: di 5-10 minuti o 15-25 per gli scalatori”.Quindi, niente salite in dicembre, come ho anche scritto in questo articolo sull’uscire in bici in inverno.

Ci sono differenze nell’allenamento delle donne?

“Certamente. Le donne hanno una curva di potenza differente e hanno il ciclo mestruale, un tema da studiare da donna a donna, visto che accade ogni 28 giorni e le reazioni sono individuali. Ottimizzare l’allenamento significa ottenere i massimi effetti con i minori effetti negativi per l’organismo. Allenando le cicliste ho imparato che ogni donna è un mondo a sé”. Da trattare con delicatezza e attenzione…

Io pedalo da sola

Delicatezza che, in questa giornata di immersione al camp, è venuta in parte a mancare. Nel giro in bicicletta alle pendici settentrionali dell’Etna al seguito della squadra nel giorno di riposo, sulle scattanti  biciclette Trek, sono rimasta da sola indietro. Un fatto altamente prevedibile. Non ho quelle gambe, né quel fiato e faccio un altro mestiere. Da sola, dotata di con una camera d’aria di riserva, ma senza pompa, che fare? Decisa a non forare, mi sono fatta il mio giro. A mio ritmo, godendomelo, facendo qualche foto, memore di sopralluoghi passati, chiedendomi se il Giro d’Italia del 2018, nella sua terza tappa siciliana, nella sesta giornata, sarebbe passato in questo deserto lavico. La pedalata che ho po fatto in compagnia del vulcano ve la racconto in questo articolo sul giro dell’Etna.

La gentilezza di solo un uomo

A pranzo, alla fine dell’uscita in bici, mi ha fermato Alain Gallopin, un gentile signore francese che ho scoperto poi essere il direttore sportivo. Alain, “non Delon!” si è scusato per avermi lasciata indietro. È stato l’unico a essersene accorto. Mi sa che è abituato a tenere aperti mille occhi. Abbiamo pranzato insieme e chiacchierato. Alla fine basta un pizzico di gentilezza. Sì, noi donne in bicicletta apprezziamo i trucchi dell’allenamento, le corrette misure della bici, ma anche la gentilezza degli uomini. Caro Alain, che sia da mettere nella tabella dell’allenamento?

training camp trek-segafredo
Prima della partenza del tour in bici
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