ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

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L’Eroica di Gaiole: perché ho proposto di candidarla a Patrimonio dell’Umanità

L’Eroica come il saper fare liutario di Cremona, l’arte dei pizzaioli napoletani, la vite ad alberello a Pantelleria. Come il Tango argentino, il Carnevale di Oruro in Bolivia, il Festival dei Cortili Aperti di Cordova. O come l’antichissima pratica italica della Transumanza, preservata su tratturi e strade bianche, candidata all’Unesco quest’anno. Dov’è il legame? Perché ho proposto di candidare l’Eroica di Gaiole in Chianti alla Lista del Patrimonio Immateriale Unesco che accoglie nel suo paniere canti, riti, arti e tradizioni fondamentali per la salvaguardia della diversità culturale? Espressione della creatività umana, l’entità candidabile al Patrimonio Immateriale dell’Umanità deve poter essere trasmessa di generazione in generazione e deve essere sostenuta, con misure di salvaguardia, da una comunità in stretta correlazione con…

Nasce il progetto Terra Eroica: la Toscana delimitata dai percorsi permanenti delle due Eroiche

Li ho studiati tante volte i percorsi dell’Eroica: quello a forma di grappolo d’uva dei 46 km, il tracciato dei 75 che si allunga, come formando un tagliere, verso Panzano; il profilo delle labbra che si sporgono in un bacio nei 135 km; la sagoma di un felino intento a scattare nella parte bassa dei 205 km. Ho anche, chilometro per chilometro, rilevato la percentuale di strade bianche per ogni tracciato. Ma non avrei immaginato che potessero un giorno tutti raccordarsi e, come nel pezzo degli U2, diventare Uno: diventare il confine valicabile di una Terra a vocazione cicloturistica, la Terra Eroica, culla e trampolino dell’inattacabile sistema di valori su cui poggia l’Eroica di Gaiole in Chianti (di cui ho scritto qui).…

Riccardo Guasco, l’illustratore di biciclette che non vuol essere come Montalbano

Viste le sue illustrazioni così destrutturate e spigolose, il mento puntuto, i colli alti e sottili, le schiene curve sui manubri dei suoi ciclisti, Riccardo Guasco me lo ero immaginato affine alle sue creature. Invece, al piano nobile del palazzo del Touring Club, a Milano, dove è stata presentata oggi la mostra Veni Vidi Bici! Riccardo Guasco e l’arte di illustrare la bicicletta, mi ritrovo al cospetto di un quarantaduenne simpatico, con il viso rotondo e la barba, la fronte alta e la montatura degli occhiali bianca, che mi dice, a sorpresa, di non voler fare la fine di Zingaretti con Montalbano: “non voglio essere identificato solo con ciclisti e biciclette!” Eppure, le biciclette hanno regalato a Riccardo chiara fama:…

L’Eroica: 10 buoni motivi per andarci e continuare a farlo

All’Eroica 2017 noi donne eravamo 850, un numero che per la prima volta ha superato il 10% dei ciclisti totali. Una ciclista è arrivata dalla Cina. Io più semplicemente da Casole d’Elsa. Nei 50 minuti di viaggio che mi separavano da Gaiole, mi sono chiesta: perché L’Eroica piace così tanto? Perché muove gente dai più remoti angoli del mondo (quest’anno da 58 paesi stranieri tra cui Azerbaigian, Vanuatu, Pakistan, Perù)? Così ho cominciato a stilare la mia personalissima lista di buoni motivi. L’Eroica piace perché… 1. L’Eroica è un rito, il rito ciclistico che segna l’entrata nell’autunno. Castagne, cachi e foglie oro-arancio come nelle Langhe, le Foreste Casentinesi e le Colline del Prosecco dove ho di recente pedalato. Ma anche grigio, pioggia e poca…

Il mito di Alfonsina Strada nel fotoprogetto di un’artista olandese

C’è voluta un’olandese, una fotoreporter 52enne che lavora a Rotterdam e vive sull’isola di Noord-Beveland, nello Zeeland, per raccontarci, in immagini, con un fotoprogetto che è diventato un libro e che vorrebbe trasformasi in una mostra, la dimenticata storia di Alfonsina Strada. Ciclista per passione, la Maratona delle Dolomiti e diverse granfondo alle spalle, fiduciosa che la bici possa “attraversare la vita delle persone quanto i luoghi”, Ilona Kamps si è trovata qualche anno fa sul colle del Ghisallo. Era il 2011, seguiva il Giro di Lombardia. La vecchia bicicletta di Alfonsina Strada l’aspettava nel piccolo Santuario della Madonna protettrice dei ciclisti, su quel colle sopra Bellagio, tra le coccarde e le altre bici della storia, collocata così alta sulla…

Piccola storia del colore della maglia rosa

Nessun colore è per sempre. E nessuna vibrazione cromatica è eternamente maschile o femminile. Vedi il rosa della Maglia del Giro d’Italia, tra i più iconici che ci siano. Per cominciare, non si sa bene quale colore sia: il suo codice, nell’anno del Centenario, è il Pantone 190 C. Ma solo in questa edizione. Strano a dirsi, il rosa della maglia simbolo del ciclismo italiano non è mai stato codificato e non è sempre uguale. Basta fare un salto al Museo del Ghisallo, conquistati quei 7 km di salita ardita da Bellagio, sul Lago di Como, per osservare, appese a stendini di legno, maglie color pesca, salmone, cipria, polvere, fenicottero, fucsia, bubble gum, rosa antico, macaron, corallo e rosa nudo.…

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