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Parco Nazionale del Gran Paradiso: in bici sul Nivolet, tra le nuvole

Del Parco Nazionale del Gran Paradiso è la più ambita salita ciclistica. Ma pur avendo natura di “oggetto del desiderio”, il Giro d’Italia non ci è mai passato. Il Tour de France, corteggiato più volte, nemmeno. D’estate, nelle domeniche di luglio e agosto, la salita al colle del Nivolet, nel versante piemontese del parco, è aperta a tutti, campioni e non, facilitata dalla chiusura al traffico motorizzato. L’iniziativa ha il bel nome di A Piedi tra le Nuvole. Dalle 9 alle 18, moto e macchine vengono fermate all’altezza della sbarra che costeggia il lago Serrù, appena dopo il Ristorante La Baracca. Gli ultimi 6 km della strada per il Nivolet, l’asfalto non mal tenuto considerato il fatto che qui c’è neve altissima fino a giugno, sono così consegnati al silenzio: a trekker e ciclisti. Chi arriva a 2612 metri, il fiato spesso corto per la pendenza e l’altitudine, si trova davanti uno spettacolo intenso e inatteso: un lungo altopiano, tra montagne apparentemente inviolate e praterie alpine, il Gran Paradiso, 4061 metri, in vista appena dopo il fatidico segnale Colle del Nivolet. Al di là del cartello è già Val d’Aosta. La strada continuerebbe sterrata verso la Valsavarenche, le montagne tagliate dalle mulattiere “reali” che i Savoia percorrevano a cavallo nelle battute di caccia, decimando camosci e stambecchi. Il vento decisamente qui pizzica la pelle.

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Il Parco Nazionale con la strada chiusa

Ma torniamo per un momento a valle. La controversa chiusura al traffico del Nivolet, in atto dal 2003 e attuata con finanziamenti regionali e provinciali, è indicata dal centro di ricerche Eurac di Bolzano come un esempio di buone pratiche dell’arco alpino, come lo è la chiusura dei passi dolomitici: questo è uno dei tasselli di una visione che, incentivando il cicloturismo e la mobilità dolce, vorrebbe ridurre l’inquinamento ambientale e acustico a favore di una diversa fruizione turistica. La curiosa limitazione di A Piedi tra le Nuvole ai soli ultimi chilometri della SP 50 è dovuta alla presenza del ristorante La Baracca, ottima tavola molto frequentata durante i fine settimana. Non si è voluto limitarne l’accessibilità. Nonostante le navette che, numerose, fanno la spola con il fondo valle.

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Il primo Parco Nazionale italiano

Con l’amica e collega Carmen Rolle, una domenica di luglio siamo andate a curiosare nel Parco del Gran Paradiso, il primo istituito in Italia, il 3 dicembre 1922, pochi giorni prima di quello d’Abruzzo: ex riserva di caccia dei Savoia donata allo Stato affinché, paradossalmente, dopo aver cacciato in ogni dove, si favorisse la tutela di camosci, marmotte e stambecchi. Giusto come riferimento, il primo Parco Nazionale del mondo, lo Yellowstone, era stato istituito nel 1872; il primo Parco Nazione d’Europa risale al 1909 ed è svedese.

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Lo chalet del tempo che fu

La base per l’ardita pedalata è stato lo Chalet del Lago di Ceresole Reale, una locanda di vecchia atmosfera, in stile unplugged, con pavimenti che scricchiolano e una sauna esterna, dentro una casetta di pietra, dove hanno ricoverato la bici. Un quadretto nella reception indicava il menu color seppia della passeggiate che si potevano fare un tempo, con il tempo di percorrenza. Il posto è piacevole e del tempo che fu. Farebbe piacere qualche sorriso in più. Se la polenta assomigliasse meno al semolino, meglio ancora.

la mia bici da corsa Nemo Cinelli sul NivoletColor Tiffany o carta da zucchero?

Avevo con me con la mia bici da corsa Nemo Cinelli color carta da zucchero o potrei anche dire color Tiffany per essere più chic: quasi il colore della pozza d’acqua formata, tra scenografiche rocce e “spiaggette”, dal fiume Orco che dà il nome alla valle alpina. Carmen ha recuperato una bici elettrica con un noleggiatore itinerante che conserva le bici in un furgone. Al Campeggio in fondo al lago di Ceresole, ho scoperto che non hanno una pompa per le bici da corsa. Ma tant’è. La situazione è rustica ed è anche il suo bello.

Colle del Nivolet in bici

Da Ceresole Reale, abbiamo davanti quasi 19 km con 1000 metri di dislivello. Il bosco di larici, pini cembri e abeti rossi ci accompagna per buona parte del percorso, da subito in salita, in parte lungo il corso dell’Orco. I tornanti, una successione dall’alto spettacolare, incalzano più o meno a metà strada. Saranno pericolosi in discesa, ho pensato, vista la quasi totale assenza di parapetti. Il tratto più impegnativo di salita, fino a 14% di pendenza dai 1750 ai 2330, è quello tra Chiapili Superiore e il lago del Serrù, blu-turchese, che prende acqua direttamente dai ghiacciai. Poi spiana un po’ in corrispondenza del lago Agnel, più plumbeo, creatosi con pioggia e neve sciolta.

Gli ultimi tornanti del Colle del Nivolet non sono i più duri ma…

Gli ultimi tornanti riprendono nuovamente tosti. Si capisce bene da quassù che la strada, un foulard che avvolge, in curve strette, un paesaggio ormai di rocce nude e praterie alpine, nasce come carrozzabile di servizio alle dighe, asfaltata solo negli anni Sessanta. Intorno a noi, adesso, scisto, arena calcarea, gneiss. All’arrivo, un balcone di belvedere. Poco oltre la sommità del colle, al distendersi dell’altopiano, s’intravedono i laghetti del Nivolet, il rifugio Chivasso e il Savoia, ex casino di caccia dei re. In aprile, scopro dalle guide, la neve è ancora così alta qui che va fresata: tagliata per ritrovare il magico nastro d’asfalto.

praterie alpine colle del Nivolet

Stambecchi e lupi

Mi raccontano anche dei lupi che si raccolgono in Valle Soana, una delle cinque del Parco Nazionale. Delle stelle alpine che costeggiano i laghetti, visibili anche pedalando. E degli stambecchi, d’estate adunati a 3000 metri nella zona di Pian di Borgnoz, arrivati dalle steppe asiatiche per dare il nome al segno zodiacale del Capricorno. Nel Medioevo, una cartilagine alla base del cuore dello stambecco era il più ambito dei talismani. Me lo raccontano qui, su una delle salite ciclistiche più ambite… Sono pronta per scendere adesso. Mi piacciono le discese ardite. Sono pronta per le Nuvole…

chiesetta del lago del Serrù

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