ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

L’Etna in bicicletta: muretti di lava e sbuffi bianchi sotto il vulcano

Fichi d’India nei costoni di roccia, aranceti nelle valli, vigneti a terrazza, casette di basalto e colate di lava. Ho fatto un piccolo giro cicloturistico: l’Etna in bicicletta da corsa Trek, prestatami in occasione del training camp di dicembre della squadra Trek-Segafredo, di cui racconto in questo articolo. Quasi 20° gradi di temperatura, con maglietta e calzoncini corti, mentre Milano segnava +1°. Un tuffo nella dolcezza di questa terra, nella fascinosa decadenza, purtroppo anche nella immondizia abbandonata sulla lava, sul ciglio delle strade.

L'Etna in bicicletta casello ferroviario a Da Linguaglossa in direzione ovest, la N.120 scorre a mezza costa, tra i 600 e i 700 metri di altitudine. Il fiume Alcantara con le sue famose Gole scorre poco più a Nord, la catena dei Nebrodi ancora più a settentrione. Scorci di agrumeti, ginestre, finocchietto selvatico e ulivi sparsi, la sagoma del grande vulcano innevato e sbuffante ben in vista. Scorrono, pedalando, i piccoli abitati di Rovitello, Solicchiata, Passopisciaro prima di Randazzo, tra contrade che ben raccontano, nei nomi, la storia lavica di questa terra: contrada Malaterra, Zucco Nero, Valle Fonda. Le casudde in pietra lavica con i coppi d’argilla sono protette da cancellate fiorite o muretti a secco color antracite, come il vulcano. Convivono con case più grandi padronali, con scalinate e archi, l’intonaco pastello segnato dallo scorrere del tempo.

L’Etna in bicicletta: impossibile non guardarlo

Quale sia la dolcezza del paesaggio, è il grande vulcano perennemente attivo, le bocche terminali che emettono fumi bianchi e grigi, con la sua mole di 3.300 metri, a dare il tono alla pedalata. Lo si sente vicino, possente e presente. Ad ogni chilometro guadagnato lo si osserva da una differente prospettiva. Conviene pedalare a giusto ritmo e scoprirne mano a mano nuove facce: questo è il tema e il motivo del fascino di questo itinerario in bicicletta.

Verso il deserto di lava

Conviene anche abbandonare la più trafficata N.120 a favore della provinciale che scorre parallela, da Linguaglossa in direzione del Lago di Gurrida, a bassissima percorrenza di traffico, a 800-900 metri di altitudine. Pedalando da Linguaglossa verso Randazzo, un tragitto di circa 20 km, si può tagliare verso sud al bivio che indica Etna 1000 tra Montalaguardia e Randazzo. All’improvviso ci si ritrova, in salita su una strada spettacolare che taglia un mare di zolle di lava. Un deserto appena spruzzato di macchie boschive che cedono ai colori dell’autunno adesso, in pieno dicembre. Si tratta della colata lavica del 1981 sovrapposta e spintasi più a nord di quella del 1614-24 che già aveva invaso il versante.

L'Etna in bicicletta lava
Fosso Arena in Contrada Bocca d’Orzo vicino Randazzo

Vino, pistacchi e pasta di mandorle

Nelle campagne di Randazzo, zona di noccioleti, ci si potrebbe fermare da Statella, una tappa di turismo rurale ricavata nella casa padronale dei baroni Fisaoli che ha una buona tavola rustica (ottimi la ricottina appena fatta, i cannoli e l’insalata di arance), un insolito parco di abeti bianchi e camere semplici nella vecchia masseria con gli angolari in pietra lavica. In paese ci sono varie pasticcerie di dolcetti di pasta di mandorla e una chiesa del XIII secolo in pietra lavica. Sfilano poi, tra Randazzo e Bronte, in questa circumnavigazione pedemontana dell’Etna, piccole piantagioni di alberi di pistacchio che paiono glicini con i rami poeticamente contorti, alveari e i mandorleti che annunciano, sul versante sudorientale, intorno a Brancavilla, i vigneti migliori. Un assaggio, al Crystal Bar di Bronte, della sua famosa torta al pistacchio e ci si rimette in bici. Attraversato il paese di Adrano con il colonnato basaltico della chiesa e il suo Bastione, ora museo civico sede di mostre, la zona, ormai molto abitata, perde di fascino.

Da qui passa il Giro d’Italia 2018

Da Nicolosi, uno dei paesini a sud, si potrebbe salire sull’Etna in direzione del rifugio Sapienza; da qui prendere la funivia per accedere alla zona craterica, ma ci vuole una jeep, buone scarpe con la suola di gomma e abbigliamento per il freddo (siamo a 2000 metri). Arriverà qui la sesta tappa del Giro d’Italia 2018: 163 km in partenza da Caltanisetta fino all’Osservatorio Astrofisico, 3 km prima del Rifugio Sapienza. Adesso conviene mollare le bici e affidarsi a guide organizzate. Su Instagram ho trovato i due ragazzi di Etna3340: fanno foto a dire poco meravigliose. Ditemi se anche la guida su per i crateri è pari.

Un buon indirizzo per dormire sotto il vulcano

A Zafferana Etnea, sul versante dell’Etna che guarda a Oriente, il catanese Guido Coffa, ingegnere meccanico con studi negli Stati Uniti, ha cercato un posto dove rimettere radici. Arrivò a Monaci delle Terre Nere, dimora secentesca con palmento, all’alba di un giorno di qualche anno fa (“c’era una luce arancione…”). Ci mise poco a innamorarsi e a decidere di cambiare vita. La terra intorno alla casa padronale è stata restituita alla vigna, al frutteto e all’agrumeto. Un fazzoletto è diventato orto della memoria, con le specie autoctone dimenticate, come la pesca tabacchiera e la ciliegia Mastrantoni. La  grande casa di lava è stata trasformata in guesthouse di campagna, con otto camere classico-contemporanee. Monaci delle Terre Nere ha la piscina e l’Etna che veglia sul giardino che pare tropicale.

E uno per degustare il Nerello Mascalese

Sulle pendici Nord dell’Etna, tra Randazzo e Passopisciaro, la costa d’oro vinicola del grande vulcano, si va a trovare il vignaiolo Marc de Grazia, tosco-americano che da Firenze, una decina di anni fa, fu tra i primi a scommettere sulle uve autoctone del Nerello.

L'Etna in bicicletta casa rosa rurale
Casa rurale con lo sfondo dell’Etna

NB: questo articolo non ha la pretesa di soddisfare il fabbisogno informativo di chi sta programmando un giro in bicicletta intorno all’Etna. Nasce come corollario dell’articolo sul training camp di Trek-Segafredo di cui segnalo il link sopra e vuole essere un semplice stuzzichino per invogliare a pedalare in questo angolo di Sicilia. Resta infatti da esplorare tutto il versante orientale tra il vulcano e il mare.

stampa questo articolo

Navigate