ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

Grandi salite in bicicletta: libri, siti, curiosità e un certo Mont Ventoux

Le salite stanno alla bicicletta come i “munros” stanno al trekking delle Highlands: si programmano con cura, si spuntano una ad una dalla lista del ciclista, si mettono in saccoccia, si fissano nei neuroni della memoria e su Instagram. Proprio come si fa in Scozia con le 282 montagne che superano i 914 metri (3000 piedi) catalogate nel 1891 da Sir High Munro, primo presidente dello Scottish Mountaneering Club da cui viene il termine munro-bagging. I ciclisti invece quante salite ambirebbero a mettere nel sacco ogni anno? L’uscita del libro Epic Cycle Tours del giornalista sportivo Enrico Aiello che snocciola, con dati e descrizioni, le più grandi salite ciclistiche d’Italia, di Francia e del Belgio, mi porta raccogliere qualche curiosità sulle grandi salite.

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Lo Stelvio in Cycling Climbs

Le salite di Melbourne

Il mio primo impatto con le salite ciclistiche è avvenuto in una libreria di Melbourne. Nella lontana Australia, dopo aver fatto un giro in bicicletta con un’adorabile guida locale, mi sono imbattuta nel bel libro Cycling Climbs, 20 Art Prints, disegni di Nigel Peake, testi di Claire Beaumont. Si trattava di una collezione di stampe artistiche che raffiguravano con tratto astratto le salite più iconiche del ciclismo mondiale: il Mont Ventoux, il Passo dello Stelvio, Alto del Letras in Colombia, Alto de l’Angliru nelle Asturie, Mount Evans in Colorado, il Col du Galibier nella Savoia francese, Mount San Antonio in California e così via. Disegni che dovevano ispirare e motivare. L’autrice dei testi, marketing manager di Condor Cycles a Londra, ex racer di ciclocross, ci tiene a specificare che:

  • 0% indica una strada piatta
  • 1-3% una leggera salita non impegnativa: un po’ come pedalare controvento
  • 4-6% una pendenza gestibile che può però affaticare se protratta nel tempo
  • 7-9% la faccenda comincia a farsi dura per i ciclisti più esperti e molto impegnativa per i principianti
  • 10-15% pendenza “dolorosa” (painful) specialmente se protratta per più chilometri
  • 16% pendenza molto, ma molto impegnativa: dolorosissima!

La vertigine della salita

Di salite ha scritto ampiamente Riccardo Barlaam, amico e collega del Sole24Ore, nel suo La vertigine della salita (Ediciclo, 2016) da cui estrapolo liberamente le seguenti frasi. “Le salite sono quanto di più effimero e inutile ci possa essere. Non è razionale faticare in salita. Ma è nobile farlo. Guardi avanti e ti si apre la sagoma della montagna. E’ un attimo. Raramente ti sei sentito così vivo come ora. Il cuore batte forte. Le gambe continuano a girare. Ti sembra di vibrare tutto per l’emozione. Sei più vicino alle nuvole ora. Non vorresti essere altrove”.

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Tornanti del Col del Nivolet nel Parco del Gran Paradiso

Il passo è la meta

Gli itinerari verticali che hanno fatto la storia del ciclismo, i luoghi dove si affronta la gravità, il freddo, il caldo estremo, il dolore, il pericolo, l’imprevisto, sono stati oggetto di una recente ricerca di Anna Scuttari dell’EURAC di Bolzano, anche autrice di una tesi di dottorato sul Mobility Space and Journey Experience. Come ho scoperto parlandole prima di partecipare alla Maratona delle Dolomiti 2017, Anna ha condotto la sua ricerca con riprese video che catturavano le espressioni facciali di ciclisti e motociclisti sui passi dolomitici, analizzate poi con un software deputato a leggere le emozioni. Nel confronto delle due categorie emergeva bene chiaramente che, se il motociclista percepiva il passo, quindi la salita per arrivare al passo, come il semplice passaggio di un più ampio itinerario, per il ciclista il passo era la meta: aver vinto la gravità della salita e aver conquistato il passo era fonte di felicità e soddisfazione. Per il ciclista, inoltre, l’ascesa è un fatto sociale che accomuna, aggrega, crea senso di appartenenza a una comunità di faticatori felici e volontari.

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Davanti al Passo Valparola

Le grandi salite sul web

Le salite, come scrive ancora Barlaam, “cominciano già nella mente”: le studi, le immagini, le temi, le osservi nei grafici altimetrici e su Google Earth. Uno dei siti più usati per questo tipo di ricerca è Salite, che, solo per l’Italia ne mappa 5676. Anche Cycling Cols è molto usato.

Le Grandi Salite del Trentino

Gli unici ad essersi accorti che le grandi salite sono un patrimonio da mappare e comunicare anche ai fini turistici sono stati i trentini come scrivo qui. In collaborazione con l’Accademia della Montagna, la provincia di Trento ha studiato e dotato di segnalazione 23 Grandi Salite: percorsi per lo più di 10-15 km che sono stati scenario di note imprese ciclistiche. Così che ben informati su lunghezza, pendenza e dislivello, ci si può, con una bici elettrica o da strada, confrontare con le salite del mito. Delle grandi salite trentine, io ho fatto solo il Pordoi: 12 km, 789 metri di dislivello, pendenza media 6,5%, pendenza massima 7,6%. Non ricordo quanti tornanti. Abbastanza per uccidermi lentamente.

La lava dell’Etna sulla Heatmap di Strava

I grandi giri, si dice, si vincono in montagna dove l’aria rarefatta e le forti pendenze stroncano il vigore dei corridori. Rampe, tornanti, sfide brutali. Nel Giro di quest’anno il primo arrivo in salita è sull’Etna, il grande vulcano di cui ho scritto qui, che appare gettonatissimo anche nella Global Heatmap di Strava, la visualizzazione dei percorsi in bicicletta registrati sulla community fino a settembre 2017 (un dataset di 1 miliardo di attività registrate, 13 trilioni di pixel, 27 miliardi di km, il 5% delle terre del globo coperto, un tempo totale di pedalate di 200 anni). A voi scoprire le altre grandi salite del Giro sul sito ufficiale. Il Tour de France 2018 non è da meno: sono previste ben 25 salite di cui una con pavé, due su strade bianche!. Alpi, Massiccio Centrale, Pirenei, con l’apice dell’Alpe d’Huez, dopo 175 km e 5000 metri di dislivello. I sadici delle salite conoscono poi bene Muretti Madness, la “classica delle gambe morte” che si svolge a Firenze a fine ottobre.

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Il Mont Ventoux

Il gigante cattivo della Provenza

Di tutte le salite, quella che mi strega di più è il Ventoux. Il monte più celebre della Provenza si staglia dal nulla, sferzato dal maestrale sul versante nord, meno “cattivo” sul versante sud, nudo e spoglio come si immagina la Luna, iceberg in un mare di vigneti. Non c’è posto al mondo dove si respiri più “bicicletta”: Bédoin e Malaucène, i paesini da cui parte e termina la fatidica strada che raggiunge, alla sommità, il solitario Osservatorio, in realtà una stazione radar militare, sono pieni di negozietti di bici, di abbigliamento, stazioni di ciclofficina e noleggio, caffè dove appaiono più caschi che tazzine. A Malaucène si trova l’unico negozio di abbigliamento ciclistico esclusivamente femminile che conosca: un trionfo di maglie coloratissime e di pantaloncini rosa (perché no?). Ostile e sinistro, il Mont Ventoux può essere veramente cattivo: 21,5 km da Bédoin, 1.552 di dislivello, pendenza media 7,2%, massima 12%. Boschi misti ti accompagnano nella salita fino a 1400 metri, poi il paesaggio cede alle leggi della brutale deforestazione del XIV secolo, diventando pietroso e abbagliante, senza più un albero. D’estate la temperatura del versante assolato esposto a sud può raggiungere i 40°, d’inverno sul versante nord i meno 30°. Pare che qui il Mistral abbia raggiunto i 330 km orari di velocità. Detto questo, non so perché il Ventoux mi sta simpatico. E mi sta aspettando.

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