ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

La ciclovia italiana più premiata profuma di ambra e San Daniele

La Ciclovia Alpe Adria è la spina dorsale della ciclabilità del Friuli Venezia Giulia. Interamente individuata, ricavata nella parte iniziale e finale sul sedime della vecchia ferrovia che, dal 1875, da Vienna doveva raggiungere Venezia, la segnaletica in alcuni tratti da completare – ma comunque indicata come FVG1 da piccoli riquadri che bisogna allenare gli occhi a scovare -, la ciclovia è anche uno dei progetti più premiati. Riconosciuta come Pista ciclabile dell’anno alla fiera Fiets en Wandelbeurs di Amsterdam nel 2015, ha avuto il primo premio all’Italian Green Road Award di Cosmobike 2016 ideato da Ludovica Casellati di Viaggiinbici e sponsorizzato da Bosch.

Note tecniche
L’Alpe Adria, che parte da Salisburgo, nasce nel 2009 quando il Friuli Venezia Giulia si fa capofila di un progetto interregionale Italia-Austria. Come è buona norma nelle regioni del Nordest, è quasi tutta su asfalto. Collegando le Alpi Carniche e Giulie all’Alto Adriatico, ha un dislivello negativo di 1220 m da Tarvisio a Grado, positivo di 490 m. Di 410 km, scorre per 176 km in Italia, da coprire agilmente in 2 o 3 giorni con una bici da trekking, una gravel o, per i meno allenati in ebike.

La ciclovia è su sede propria, in asfalto, nel tratto iniziale montano, da Tarvisio a Moggio. Prosegue su vie ordinarie fino a Venzone dove, per evitare il traffico della statale si può imboccare anche una vecchia strada militare sterrata. Dopo Venzone, la ciclovia è segnata come FVG1 su strade secondarie, e si distacca dal vecchio tracciato ferroviario. A partire da Udine, segnalata come Alpe Adria, prosegue verso sud su strade sterrate e per lo più secondarie, per scendere fino a Palmanova e Strassoldo. Da qui, la ciclabile, in sede propria, costeggia la statale fino a Cervignano. Una passerella sul fiume Terzo conduce ad Aquileia. Dal fiume, la ciclabile su sede separata, parallela alla carrozzabile, riprende il tracciato della ferrovia dismessa Trieste-Venezia, costruita nel 1910 e utilizzata fino agli anni 1950. Si tratta più o meno dell’antica Via Julia Augusta romana, nell’ultima parte chiamata anche Via dell’Ambra, dal Baltico all’Adriatico, per il commercio della preziosa resina.

Gli alberghi bike-friendly sulla strada sono da cercare sul sito della Ciclovia. Per la provincia di Udine, anche sul sito Terra dei Patriarchi. Tra le guide, vi segnalo l’ottimo Mario Saccomano, email: saccobent@gmail.com

Il paesaggio
Il tratto italiano della Ciclovia esordisce tra le Alpi Carniche a nord e le Alpi Giulie a sudest, cinto dal maestoso paesaggio della Foresta di Tarvisio, la più estesa foresta demaniale d’Italia e una delle più integre: 23 mila ettari di pini, faggi, noccioli, faggi e abeti rossi al confine con Austria e Slovenia. Un regno di alpeggi incantati e boschi pressoché intatti dove l’imperatrice Maria Teresa d’Austria concesse il diritto di abbattere legna alle sole case con “il camino che fumava” e dove, fino a qualche anno fa, un vecchio contadino, abbracciando i tronchi di abete, riusciva a individuare il legno di risonanza ricercato nella fabbricazione dei violini.

Il Montasio, di 2753 m, ti saluta più o meno all’altezza di Malborghetto. Pontebba, per 400 anni il confine da Italia e Austria, ha due campanili, uno di fattura barocca, l’altro più goticheggiante, a segnare la vicinanza dei due mondi. La valle omonima che parte da qui ha nella wulfenia carinthiaca un unicum ritrovata solo qui, in Nepal e Albania.

La Val Canale prende qui il nome di Canale del Ferro perché vi transitava il ferro dalla Carinzia. Lungo il tragitto, fino alla confluenza con il Tagliamento, all’altezza di Carnia, ci accompagna il fiume Fella che ha uno straordinario colore celeste acquamarina, frutto dei sali di zinco presenti naturalmente nelle rocce. La sua vista più bella si ha dal ponte dopo Moggio Udinese, sulla strada militare che si prende per evitare la più trafficata carrozzabile principale.

Dopo la confluenza tra il Fella e il Tagliamento, si attraversa il borgo di Venzone ricostruito, pietra su pietra, dopo il terremoto. Bordano, poco più a sud, ma non sulla Ciclovia, ha una Casa-museo di farfalle. Si giunge quindi, dopo Osoppo, nel bellissimo Parco del Tagliamento, con fazzoletti di bosco e ampie praterie, dove fioriscono in primavera le orchidee selvagge.

Da Buia a Udine, è tutto un saliscendi di colline moreniche e un’alternanza di macchie boschive con campi di orzo. Il paesaggio diventa poi totalmente pianeggiante. A Palmanova, la città fortificata a nove punte, è facile sbagliarsi: la ciclabile entra in Piazza Grande da Porta Udine ed esce da Porta Aquileia, la segnaletica quasi nascosta.

Tra Palmanova e Aquileia s’incontra Strassoldo, uno dei borghi più affascinanti della Bassa Friulana, dove, grazie a mulini e sorgenti, presero forma i primi avanguardistici giardini all’inglese. Tra mura cinquecentesche, il Castello, ancora abitato e adibito a guest-house nella torre angolare e nei locali dove si spogliava il riso dalla pula, è promotore del Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli del FVG. Purtroppo, pare che l’accoglienza non sia delle più favorevoli ai ciclisti che qui devono portare le bici a mano.

Ecco Aquileia, la città fortificata più antica del Friuli Venezia Giulia, arricchitasi con il commercio dell’ambra e del refosco dal peduncolo rosso. Interessantissima, anche per chi non ama le vecchie pietre, la visita della Basilica che possiede uno straordinario pavimento musivo del del 4 sec. d.C. con motivi zoologici, zoomorfi, botanici e di vita quotidiana, il più esteso che si conosca.

Le spiagge rivolte a sud, sempre assolate, Grado accoglie con un piacevolissimo centro storico. Mollate le bici, si potrebbe prendere un taxiboat dal porticciolo dove attraccano i pescherecci e partire alla scoperta della valli da pesca, i canneti in prossimità delle foci, nella Laguna, con le acacie, le robinie e i rovi che popolano le isole più verdi insieme alle tamerici, alla salicornia e all’erica di mare con i suoi piccoli fiori violacei.

Buoni indirizzi sulla strada
Da Ilija al Golf Club, Tarvisio: la cucina di un uomo ispirato da tre confini.

Stazione di Chiusaforte, a Chiusaforte. Locanda, bar e futura guest-house aperta nel 2012 da Fabio Paolini, padrone di casa ed eccellente pasticcere. L’ultimo treno è passato da qui nel ’95. Aperta da aprire a novembre, con panche esterne e sdraio, saletta con foto d’epoca della ferrovia, la Stazione è un’ottima tappa di ristoro.

Hotel Carnia, Stazione Carnia Venzone. Un “grand motel” di zero fascino, ma con ristorante di cucina italiana eccellente.

Udine: per il tradizionale aperitivo, un bicchiere di friulano o prosecco accompagnato da grissini avvolti nel San Daniele, vi segnalo Ai Barnabiti, il bar storico Contarena, Pieri Mortadele, Al Cappello.

Caffetteria Torinese di piazza Grande, a Palmanova, uno dei Locali Storici del Friuli Venezia Giulia, un’eccellenza da frequentare a tutte le ore. Per il mix di yogurt naturale, frutta e brioche della prima colazione; per i formaggi francesi, le ostriche e il pesce crudo del pranzo; ma anche nelle ore felici quando il bar si “veste” di stracciatella di bufala e acciughe cantabriche spolverate di capperi essiccati. Per il Gambero Rosso, è stato Miglior Bar d’Italia nel 2011 e nel 2014

Pasticceria Mosaico ad Aquileia. Una tappa doc: produzione propria di praline, biscotti, mostaccioli con miele e alloro, una ricetta rivisitata dell’Antica Roma. Unica la cioccolata all’arancia o allo zenzero fredda, con ghiaccio. Il Melon’s Club, sempre ad Aquileia, è il bar con terrazza esterna dove si fermano volentieri i cicloturistici per l’ottima anguria.

Grado: si mangia bene all’Osteria alla fortuna, All’Androna, al Zero miglia.

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