ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali, premio Giornalista Amica della Bicicletta Fiab 2018

La favola sulla bicicletta (vera) di un bambino di 10 anni

Ad appena 10 anni, Vittorio Imparato di Scauri (Latina) ha vinto il primo premio nella Narrativa Bambini al Bicicletterario 2018. Un premio che ho contribuito a consegnargli visto che, nella giuria, gli avevo dato il massimo dei voti. Prima di pubblicarlo su questo blog ho telefonato alla mamma Luciana Fusco, ex farmacista: “Vittorio si aspettava una bicicletta… Ha avuto in premio un casco, una pompa, i pedali, una sacca da bici e il libro su cui è stato pubblicato il suo racconto. La bicicletta che ha descritto esiste realmente nella cantina di mio padre, appesa al muro. Vittorio chiede sempre al nonno perché non la mette a terra”. Vittorio Imparato è un bambino “sensibile, che ascolta, educato e coinvolto affettivamente”. Così lo descrive Giovanna Astone, la maestra con 40 anni di scuola alle spalle che lo ha accompagnato fino alla V elementare. È stata lei a invitare la classe a partecipare al concorso. “Ho corretto il compito, ma le garantisco che l’impianto narrativo è tutto di Vittorio”. Una bellissima soddisfazione per tutti. Ecco il racconto che si sarebbe meritato una bicicletta. Qualcuno gliela vuole regalare?

La favola sulla bicicletta di Vittorio Imparato

Memorie di una bicicletta

Me ne stavo lì da diversi anni tutta sola, appesa a quel vecchio muro rovinato e pieno di ragnatele.
E’ difficile misurare il tempo quando si è al buio, in un luogo senza finestre dove, di tanto in tanto, qualcuno entra, guarda, rovista tra le vecchie cose e poi va via. Posso solo dire che ho visto nascere e morire molte generazioni, di topolini e almeno un paio di generazioni di gatti.
Mi trovavo lì da piu’ o meno venti anni… forse di più… Di tutto quel tempo non ho grande memoria. Un giorno ricordo, si e’ accesa una lampada ed e’ entrato un uomo con diverse scatole. Lo seguiva una donna giovane con i capelli raccolti e poco truccata.

L’uomo ha appoggiato tutte le scatole in un angolo, le ha posizionate una sopra l’altra cercando di sistemarle in modo ordinato, poi si e’ voltato verso di me e mi ha fissato per un po’.
Mi guardava: – C’e’ ancora la mia bicicletta quaggiu’! Ha esclamato con soddisfazione.
E mentre continuava a guardarmi, mi ha passato un panno sulla sella e sul manubrio e poi ha soffiato sulle dita: – Quanta polvere…
– E’ arrugginita , vecchia e ha un colore sbiadito, perché non la dai via? – ha chiesto la donna guardandomi con un certo disprezzo.
– Ma no perché? Non dà fastidio a nessuno – ha risposto Stefano. Poi hanno spento la luce e se ne sono
andati.

Io sono rimasta lì, di nuovo al buio sola soletta e con una certa tristezza, perché mi sono ricordata che Stefano era il ragazzo che tanti anni prima mi aveva acquistato e scelto fra tante biciclette anche migliori di me. La donna invece, era sua moglie.

Passarono altri anni. Nel silenzio della cantina facevano festa i topolini e i gatti affamati, erano sempre in agguato. Ma un giorno è ritornato Stefano e, se io avessi avuto occhi per vedere, si sarebbe subito accorto di come mi brillavano per la gioia immensa di rivederlo. Lo riconobbi dal tocco della sua mano quando mi toccò le ruote, i freni e la sella. Era seguito da due bambini, credo siano stati i suoi figli.
Mi ha sollevata e di nuovo le mie ruote hanno toccato terra. Il giorno dopo sono stata a farmi bella dal meccanico. Sembravo la nonna di tutte le biciclette esposte, è vero, ma le mie ruote giravano perfettamente e sembravo anche più giovane.

La domenica mattina tutta la famiglia è partita in bicicletta: io avevo le ruote più grandi di tutte e pensai che avrei dato filo da torcere, soprattutto ai più piccoli. Ma Stefano aveva le gambe tremolanti e pedalava piano. Si vedeva che non andava in bicicletta da tanto tempo. Io avevo fiducia in lui e senza che nessuno mi sentisse gli ho detto: forza Stefano che ce la fai! Ricordi come andavi forte una volta? E Stefano ha ripreso coraggio. Credevo di sognare e invece era tutto vero.

Ora sono di nuovo appesa al muro, con due ganci arrugginiti, gli stessi di prima. Stefano viene spesso in cantina, mi guarda, a volte mi toglie la polvere, mi unge le ruote con l’olio e tutti e due sappiamo bene che un giorno saremo di nuovo insieme a passeggiare per le strade della città.

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