ladra di biciclette

il bike blog di una giornalista a pedali

Il cicloturismo ignorato dalla strategia del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo

Il Piano Strategico per il Turismo 2017-2022 del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo cita una sola volta in 108 pagine la parola “cicloturismo”. Mi sono presa la briga di leggerlo tutto. La metodologia del piano sviscera i seguenti numeri: 28 tavoli di lavoro, 400 partecipanti ai tavoli, 200 rappresentanti di Istituzioni, 150 giornalisti e svariate sessioni del Comitato permanente. E il termine cicloturismo, nel risultato, citato una sola volta. Mi chiedo, e chiedo a tutti gli amici della Bicicletta: ma dove stiamo sbagliando? Perché non riusciamo, con tutto l’ardore che si sprigiona per il Giro d’Italia, i forum sulla Economia della Bici e le maglie rosa, a diventare un paese amico della bicicletta?

La risposta mi arriva per caso. Ho incontrato due australiani per strada, a Milano. Viaggiavano in bici, spedite da Melbourne. Mi hanno poi spedito una mail. Ero curiosa di sapere cosa pensassero del cicloturismo in Italia, il paese che raccoglie appena, potenzialmente, 3,2 miliardi di euro (dati Enit) contro i 12 della Germania sui 44 del fatturato europeo del turismo in bicicletta. E’ illuminante e fotografa un paese che che non è ancora amico del cicloturismo.

Il nostro viaggio in Italia è stato il quarto, in bicicletta, in Europa”, scrive Paul Jackson con la moglie Cheryl Apperley, l’uno 55enne, financial controller, lei 49enne, business analyst. “Ci piace pedalare nel Vecchio Continente. Abbiamo cominciato a viaggiare in bici 15 anni fa e girato a fondo l’ Australia, pedalato anche nell’Isola del Sud in Nuova Zelanda”.

“Gli italiani sono stati meravigliosi. Ogni qual volta abbiamo chiesto aiuto, hanno fatto del proprio meglio per venirci incontro. “Il viaggio è stato pianificato con il sito Italy Cycling Guide curato da un inglese. Non abbiamo trovato altri siti. Avrei pensato che qualcuno del posto dovrebbe saperne di più di un inglese…”.

La segnaletica sulle piste ciclabili è incongrua e spesso inesistente. In diversi casi i segnali erano così cattivi che abbiamo dovuto usare l’Open Street Maps del cellulare correndo il rischio di scaricare la batteria. Ci siamo persi più volte. Spesso abbiamo dovuto ricorrere alle strade principali. Un problema mai avuto negli altri paesi dove abbiamo viaggiato in bicicletta”.

“Gli uffici turistici, quando si riescono a trovare, hanno informazioni sulla singola provincia. Impossibile avere una cartina della provincia confinante. Le informazioni sui sentieri ciclabili, lì dove esistenti – sia le informazioni, sia le ciclabili – sembrano interrompersi al confine di provincia. Ci siamo trovati bene in Veneto anche se talvolta le cartine mancavano di precisione. Nelle altre zone le informazioni erano inconsistenti o assenti”.

“Io e mia moglie veniamo in Europa ogni anno per 4 settimane. In Francia, nel 2011, abbiamo incontrato gente meravigliosa e altrettanto disponibile, senza mai sperimentare i problemi qui descritti. Di conseguenza, siamo tornati in Francia l’anno scorso e siamo ben intenzionati a tornarci ancora per pedalare nelle zone che ancora non conosciamo. Abbiamo avuto esperienza meravigliose anche in Germania, Belgio e Austria, paesi che abbiamo voglia di esplorare più a fondo. Ciò che l’Italia dovrebbe ricordare è che, come noi, la gente ha un determinato numero di giorni e quantità di denaro da spendere nelle vacanze. Bisogna quindi scegliere dove andare. Torniamo in Francia dove le informazioni turistiche e sulla ciclabilità sono semplici e accessibili o ci mettiamo a fare fatica in una regione italiana?”.

“A Malpensa poi, quando siamo ripartiti, ho chiesto di poter acquistare un bike box, un cartone per imballare le biciclette, come si trovano in quasi tutti gli aeroporti in Australia e in Francia. Non ne abbiamo trovati. Meno male che avevamo le sacche pieghevoli che però non proteggono le bici da eventuali urti. Nel viaggio di andata dall’Australia a Milano avevamo usato imballaggi di cartone che abbiamo dovuto buttare via all’arrivo, visto che non c’era un deposito che li accettasse a prezzi ragionevoli”.

A leggere questa lettera, non siamo affatto un paese amico della Bicicletta. Piuttosto intento a difendere i localismi. A scorrere il Piano Strategico per il Turismo, pare che non lo si voglia nemmeno diventare. Ripeto agli amici, dove stiamo sbagliando?

Foto: tra i vigneti del Chianti, courtesy Vittorio Sciosia

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